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Dichiarazioni, indiscrezioni, annunci, ma ancora nessun fatto concreto nelle trattative fra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto scatenato da Trump e Netanyahu il 28 febbraio.
I segnali che arrivano da Washington e da Teheran sono contraddittori. Durante il fine settimana, Donald Trump aveva lasciato intendere che le parti fossero vicine a un accordo. Poi però ha schiacciato il pedale del freno dichiarando di aver dato istruzioni ai negoziatori di “non affrettare” la conclusione di un accordo. Poi ha parlato Marco Rubio, il Segretario di Stato impegnato in una visita ufficiale in India. Rubio ha ipotizzato la possibilità di un accordo in tempi rapidi, magari già nella giornata di oggi, lunedì 25 maggio. Lunedì invece è arrivata da Teheran una dichiarazione di Esmail Baghaei, portavoce del ministero degli esteri. “È corretto affermare che siamo giunti a una conclusione su gran parte delle questioni in discussione”, ha dichiarato Baghaei, “ma dire che ciò significhi che la firma di un accordo sia imminente... nessuno può affermarlo”.
Secondo indiscrezioni, il memorandum d'intesa prevede una proroga di 60 giorni del cessate il fuoco, la riapertura dello Stretto di Hormuz e un piano per ulteriori negoziati sul programma nucleare iraniano.
Le trattative sono comunque in corso. I principali negoziatori iraniani sono giunti lunedì a Doha, in Qatar, per ulteriori colloqui. Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano, guida la delegazione, che comprenderebbe anche Abbas Araghchi, ministro degli Esteri.
Nonostante l’incertezza, lunedì i prezzi del petrolio hanno registrato un calo: il greggio Brent ha perso circa il 4%, attestandosi a 96 dollari al barile, sulla scia delle speranze che Stati Uniti e Iran siano vicini a un accordo di pace.
Intanto Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato di aver comunicato sabato ai leader di Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Pakistan, Turchia, Egitto e Giordania che “dovrebbe essere obbligatorio che tutti questi Paesi, come minimo, aderiscano contemporaneamente agli Accordi di Abramo” una volta firmato l’accordo con l’Iran, normalizzando così le relazioni con Israele. Trump ha aggiunto che sarebbe stata una ricompensa “dopo tutto il lavoro svolto dagli Stati Uniti per cercare di mettere insieme questo puzzle molto complesso”. Tra i Paesi del Golfo, finora gli Accordi di Abramo sono stati siglati solo dagli Emirati Arabi Uniti e dal Bahrein.




