Sostituire il diritto con il potere, la giustizia con il mercato. Sembra questo l’obiettivo vero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

E così mentre Washington, a seguito del Nobel per la pace assegnato a Navi Pillay, la giudice dei grandi processi Onu su apartheid, schiavitù e genocidio, annuncia sanzioni senza precedenti contro la Corte penale internazionale, il Tycoon dichiara alla stampa di aver raggiunto un accordo con Putin per la riapertura dei gasdotti Nord Stream, con investitori americani pronti a lucrare sul gas russo destinato all’Europa. Le due mosse non sembrano slegate fra loro. Anzi.

Sanzionare la Corte penale internazionale, che ha emesso un mandato di arresto contro Putin (oltre che contro Netanyahu, significa mandare al Cremlino un messaggio preciso: la giustizia internazionale è un ostacolo da rimuovere, non un principio da difendere nell’interesse collettivo.

E così, mentre il segretario di Stato Marco Rubio definisce l’Aja «tribunale canaglia» da «paralizzare», l’amministrazione americana emette sanzioni contro giudici e procuratori, congela beni, vieta l’ingresso negli Usa per i familiari, taglia le risorse della Corte. Il tutto per «smantellarla mattone dopo mattone». Rea di aver emesso i mandati di arresto internazionali e di aver aperto un’inchiesta sui crimini di guerra commessi in Afghanistan dalle truppe americane, la Corte, dice Rubio, «sarà fermata da noi». Non è una questione di diritto, ma di forza. Quella del dollaro. Le sanzioni americane non colpiscono solo i funzionari dell’Aja, ma anche le banche, le assicurazioni, le aziende che forniscono servizi. L’Aja viene presa di mira. Secondo gli osservatori internazionali, non perché non funziona, ma perché funziona troppo bene. E, dunque, per chi non vuole ostacoli alla sua azione è un inciampo da spazzare via. L’Europa, Italia tra i primi Paesi a pronunciarsi, ha subito dichiarato che non applicherà le sanzioni di Trump e, anzi, ha difeso la Corte internazionale nata dopo la seconda Guerra mondiale proprio per far valere il diritto e la giustizia sulla forza delle armi e dell’economia. Un Tribunale che bisognerebbe rafforzare, anche per regolamentare gli anni futuri. Considerando anche i ricchi patrimoni privati. Elon Musk ha appena annunciato di essere diventato trilionario e ha ammesso che, nel giro di pocho tempo, il suo patrimonio sarà superiore a quello dell’intera economia globale.

Chi vuole che sia il dio denaro a governare il mondo vede allora il diritto, e l’Europa che, con tutti i suoi limiti, ancora si regge sulla difesa della legge e dei diritti per tutti, come un ostacolo. Per questo Trump spera di assestare un altro colpo contro il Vecchio continente con la sua apertura a Putin. Secondo l’accordo la Russia fornirà milioni di tonnellate di gasolio agli Stati Uniti, esentate dalle sanzioni, in cambio di un abbassamento dei prezzi dell’energia in vista delle elezioni di Midterm. Zelensky ha parlato di «regali a Putin che non porteranno pace». Ma la pace non è mai stata l’obiettivo di questo scambio.

L’obiettivo è far diventare il diritto negoziabile. Se un tribunale può essere sanzionato perché indaga sui potenti, allora il principio che «nessuno è al di sopra della legge» perde ogni significato. E se un’alleanza si costruisce sulla compravendita di energia mentre si bombarda un Paese vicino, allora la sovranità nazionale diventa una merce come le altre.

Torna alla mente il documento strategico americano che indicava l’Europa come nemico. L’Europa, infatti, per Trump, non è un alleato. È un mercato. E il diritto internazionale non è un valore. È un ostacolo da rimuovere quando intralcia gli affari.
La partita allora è tutta sulla difesa della giustizia. Se Trump riuscirà a distruggere la Corte dell’Aja vuol dire cedere all’idea che non esistano limiti al potere, che la forza sia l’unica legge, che i crimini di guerra si cancellino con un accordo commerciale.