La Polonia è caduta in una grave crisi politica, che ha scatenato disordini, mobilitazioni e sembra destinata a non risolversi presto. A Varsavia si è aperto un grave scontro istituzionale sulla nomina dei giudici della Corte Costituzionale e la riforma della giustizia. Da un lato, il premier centrista ed europeista Donald Tusk, dall’altro il presidente conservatore e sovranista Karol Nawrocki. A scatenare la contesa è stata la nomina di otto nuovi magistrati della Corte, proposti dal Governo Tusk, che da settimane cerca di rimuovere i giudici nominati dal precedente Esecutivo guidato dal partito nazional-conservatore Diritto e giustizia (Pis) di Nawrocki. La tensione è salita alle stelle quando il presidente della Repubblica ha bloccato le nomine rifiutandosi di ratificarle.

Come reazione, la giudice Anna Korwin-Piotrowska – quella con più anni di servizio - ha sospeso il presidente della Corte nominato dal precedente governo, Bogdan Święczkowski, ex esponente del Pis - che da tempo si rifiutava di consentire l’accesso a cinque nuovi giudici nominati nel 2026 – e anche il suo vice, Bartolemiej Sochanski. Święczkowski ha chiesto comunque di entrare nel Tribunale costituzionale, ma è stato fermato dalle forze dell’ordine schierate fuori dal palazzo, che nel frattempo è stato preso d’assedio da manifestanti del Pis, che hanno gridato al “colpo di Stato”.

Il presidente Nawrocki stesso, che era in viaggio verso il Senegal, ha deciso di rientrare e ha cercato clamorosamente di farsi largo tra la folla di manifestanti per forzare l’ingresso nella Corte. «L’attacco al tribunale è un’altra parte del processo di distruzione dello Stato di diritto in Polonia da parte del Pis dei presidenti Duda e Nawrocki», ha dichiarato Tusk. «Un politico non può entrare in tribunale per emettere ordini o intimidire i giudici, anche se è presidente». Il conflitto di oggi parte da lontano, dal 2015, quando è entrato in carica il Governo del Pis che ha messo in atto una serie di riforme dell’intero sistema giudiziario che è stata fortemente contestata dall’Unione europea – oltre che dal Consiglio d’Europa, dal Commissario per i diritti umani e dalle Nazioni unite – perché metterebbero a rischio l’indipendenza della magistratura. Il pacchetto giustizia in Polonia ha innescato una dura contrapposizione fra Varsavia e le istituzioni dell’Unione europea.

Una volta eletto premier dopo la vittoria elettorale del 2023, Donald Tusk ha garantito che il suo Esecutivo avrebbe rimesso mano alla giustizia e ripristinato lo Stato di diritto. Il caso polacco è diventato anche europeo. L’Ue si è apertamente schierata dalla parte di Tusk: «Spetta alle autorità polacche garantire che il Tribunale costituzionale possa funzionare in conformità con la Costituzione polacca e nel rispetto della giurisprudenza pertinente della Corte di giustizia dell’Ue», ha dichiarato un portavoce della Commissione europea.