L’Ucraina giunge al quarto anniversario dell’invasione russa, iniziata all’alba del 24 febbraio del 2022, esausta, in preda alla crisi umanitaria, mentre la prospettiva della pace appare ancora lontana. Dall’inizio della guerra su vasta scala, il Paese attraversa l’inverno più duro. L’offensiva di Mosca in questi mesi di di gelo ha bersagliato le infrastrutture energetiche su tutto il territorio lasciando la popolazione senza elettricità, riscaldamento, acqua, in preda a un gelo senza precedenti da anni. «Mosca cerca di sconfiggere l’Ucraina annientando la sua economia, terrorizzando la popolazione e anche la leadership politica, perché non riesce a fare grandi progressi al fronte», commenta Bartosz Cichocki, 49 anni, ambasciatore della Polonia in Ucraina dal 2019 al 2023.

Storico e analista della politica regionale russa, Cichocki è stato sottosegretario di Stato per la sicurezza, la politica orientale e la politica europea presso il ministero degli Affari esteri. Nel 2022 è stato l’unico ambasciatore dell’Ue a lasciare Kyiv durante l’assedio della capitale. «Non mi sento coraggioso», osserva, «la Polonia è confinante con l’Ucraina, è il Paese più coinvolto nella guerra a livello di sostegno e di aiuti».

Bartosz Cichocki, storico, analista, ambasciatore della Polonia in Ucraina dal 2019 al 2023.
Bartosz Cichocki, storico, analista, ambasciatore della Polonia in Ucraina dal 2019 al 2023.

Bartosz Cichocki, storico, analista, ambasciatore della Polonia in Ucraina dal 2019 al 2023.

(Foto da Facebook)

Torna con i ricordi a quando è cominciata l’aggressione russa. «Prima della guerra, le voci erano tante e diverse. C’era chi non credeva che ci sarebbe stata un’invasione, chi diceva di sì, chi pensava che se ci fosse stato un attacco questo sarebbe stato molto limitato. Noi diplomatici ovviamente disponiamo di molte più informazioni rispetto alla gente comune. Alla fine di ottobre del 2021 ho deciso, come ambasciatore, di prepararmi allo scenario peggiore. Ho cominciato a raccogliere e inviare i documenti sensibili a Varsavia – perché non cadessero nelle mani dei russi –, a fare scorte di benzina, acqua, cibo in ambasciata. Qualcuno pensava che fossi pazzo, ma la mia previdenza poi è risultata utile. Eppure, quando poi l’invasione è avvenuta, è stato terribile. Una cosa è essere messo in guardia, un’altra è ritrovarti dentro quella situazione. Puoi passare tanto tempo a prepararti a una guerra, ma quando scoppia, non sei mai pronto. Mi ha scioccato il livello dell’orrore».

Ora, la diplomazia va avanti, sotto l’egida degli Stati Uniti, nel tentativo di arrivare a una soluzione del conflitto e al cessate il fuoco. Il nodo centrale resta quella territoriale: Mosca pretende la cessione dell’intero Donbas con il ritiro di Kyiv dalla parte del Donetsk che resta sotto il controllo ucraino. E continua a fare pressione bellica per fiaccare sempre di più gli animi e le forze degli ucraini. Altro tema cruciale: le garanzie di sicurezza da fornire all’Ucraina.

«Non sono pessimista nei riguardi delle trattative in corso e non penso che non portino a nulla», commenta Cichocki. «Noi europei critichiamo tanto Donald Trump, ma dov’è l’Europa adesso? Forse prima di criticare dovremmo guardarci allo specchio. Con i suoi modi indubbiamente non convenzionali, Trump quantomeno è riuscito a portare russi e ucraini a sedersi allo stesso tavolo, nei colloqui di Abu Dhabi, per la prima volta dall’inizio della guerra su vasta scala. Ha compiuto passi avanti. La Russia ora versa in una situazione economica molto difficile».

Tuttavia, osserva l’ex ambasciatore, finché avranno le forze umane, militari ed economiche per farlo, Mosca e Kyiv andranno avanti a combattere. «La questione territoriale è centrale, ma non è l’unica, in ballo c’è anche la questione ideologica. E gli ucraini hanno tutte le ragioni per non fidarsi della Russia e per essere scettici sulla cessione dei territori. Il putinismo è molto solido e per la Russia la guerra è una questione esistenziale. Non dimentichiamo che a dicembre del 2021 il Cremlino ha dichiarato di fatto di voler ripristinare il suo controllo su tutto il territorio post-sovietico. Mosca vuole riportare le lancette dell’orologio indietro al tempo dell’Unione Sovietica. E trasformare l’Ucraina in una nuova Bielorussia o una nuova Georgia (dove ci sono Governi filorussi, ndr). Ma la sua ambizione va molto al di là dell’Ucraina».

A temere la minaccia russa sono in particolar modo i Paesi dell’Europa centrale e orientale. «Penso che in passato ci sia stata molta ingenuità nel costruire un terreno comune con Mosca sulla testa dei centro-europei. Ma oggi all’interno dell’Europa c’è molto più consenso e condivisione su ciò che la Russia rappresenta. La guerra non ha creato una frattura, al contrario penso che abbia unito le due anime dell’Europa, occidentale e centro-orientale». Oggi Cichocki continua a occuparsi del Paese confinante, viaggia spesso a Kyiv: «Mia moglie Monika lo fa da un punto di vista umanitario con una organizzazione di beneficenza legata ai frati domenicani, io nel settore privato, promuovendo le relazioni economiche tra Varsavia e Kyiv. Ogni tipo di supporto è importante. Se ognuno mette un mattone alla fine costruiremo una casa. Dobbiamo aiutare l’Ucraina a sopravvivere».