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Non è una missione facile quella del Segretario di Stato Marco Rubio compirà in Vaticano fra due giorni. Una missione nata con lo scopo di ricucire i rapporti fra il governo degli Stati Uniti e il primo Papa americano dopo le critiche di Trump a Leone ("debole e pessimo nella politica estera. Preferisco di gran lunga suo fratello Louis che è totalmente Maga. Lui ha capito tutto”, aveva detto a metà aprile). Ora il presidente rincara la dose con nuove dichiarazioni contro Prevost.
In una intervista telefonica realizzata da Hugh Hewitt per Salem News Channel, Trump ha criticato Leone XIV per non aver difeso pubblicamente l’imprenditore e attivista pro democrazia di Hong Kong Jimmy Lai, cattolico, condannato a 20 anni di reclusione per violazioni della legge liberticida sulla sicurezza nazionale. Quando l’intervistatore si è augurato un intervento del Papa in difesa di Lai, Trump ha risposto: “Beh, il Papa preferisce parlare del fatto che va bene che l’Iran possieda un’arma nucleare, e non credo che sia una cosa positiva. Penso che stia mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone, ma immagino che se dipendesse dal Papa, lui riterrebbe perfettamente accettabile che l’Iran possieda un’arma nucleare”.
L’eco di queste parole, se non ne seguiranno altre nelle prossime ore, farà certamente sentire il suo peso quando alle 11.30 di giovedì 7 maggio Papa Leone XIV riceverà Marco Rubio nel Palazzo Apostolico in Vaticano.
Brian Burch, ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, prevede una “conversazione franca”, che nel linguaggio della diplomazia significa schietto e sincero, senza nascondere le divergenze.
Quello di giovedì sarà il terzo incontro fra Rubio e il Papa americano. Il segretario di Stato aveva già incontrato il Pontefice originario di Chicago il 18 maggio, in occasione della Messa per l’inizio del ministero petrino. Con Rubio, quel giorno, al baciamano era presente anche il vicepresidente JD Vance. Il giorno successivo, 19 maggio, si era svolto poi un incontro bilaterale tra Leone XIV e gli stessi Vance e Rubio, i due cattolici più vicini a Trump.
Vance, cresciuto in ambiente evangelico, si è convertito al cattolicesimo nel 2019. Il background cattolico di Rubio non è lineare ma piuttosto “ibrido”: radici cattoliche familiari, una parentesi mormone, un ritorno al cattolicesimo, ma con una certa apertura verso il mondo evangelico. Il tutto intrecciato con la sua visione politica conservatrice.
Rubio nasce nel 1971 a Miami, in Florida, da genitori cubani emigrati negli Stati Uniti dopo la rivoluzione di Fidel Castro. La sua famiglia era originariamente cattolica, ma durante la sua infanzia attraversò una fase di allontanamento dalla Chiesa. Per alcuni anni, a Las Vegas, frequentò con i genitori una comunità mormone (la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni).
Nella sua autobiografia pubblicata nel 2012, An American Son, Rubio racconta dei tre anni trascorsi come membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni e ringrazia la Chiesa mormone per aver aiutato la sua famiglia quando si trasferì da Miami a Las Vegas. “La Chiesa mormone ci ha fornito la solida struttura morale che mia madre desiderava per noi e una cerchia di amici provenienti da famiglie stabili e timorate di Dio”, scrive Rubio nel suo libro. “Quando abbiamo lasciato la Chiesa alcuni anni dopo, soprattutto su mia iniziativa, lo abbiamo fatto con gratitudine per il suo notevole contributo alla nostra felicità in quegli anni”, aggiunge.
Oggi Rubio si identifica come cattolico praticante. E ostenta questa sua appartenenza. Il 5 marzo 2025 apparve su Fox News con il segno della croce di cenere sulla fronte, simbolo che segna l'inizio della Quaresima per i cattolici. Tuttavia egli ha mantenuto anche legami con ambienti evangelici (sua moglie Jeanette è stata legata a una chiesa evangelica e lui stesso ha frequentato servizi protestanti in alcune fasi della vita).
Dal punto di vista politico, il suo cattolicesimo si riflette soprattutto in posizioni conservatrici su temi etici: è contrario all’aborto, sostiene una visione tradizionale del matrimonio e richiama spesso la fede come elemento importante della sua identità pubblica.
La missione di Rubio a a Roma prevede anche incontri con Giorgia Meloni e Antonio Tajani.




