Dalla mezzanotte fra il 4 e il 5 febbraio non è più in vigore il Trattato New Start, l’ultimo accordo fra Stati Uniti e Russia per porre un freno alle armi nucleari. La comunità internazionale giustamente si preoccupa. Mercoledì si era fatta sentire la voce di papa Leone XIV, che ha rivolto “un pressante invito a non lasciare cadere questo strumento senza cercare di garantirgli un seguito concreto ed efficace”. Poi è arrivata la dichiarazione del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres: “Per la prima volta in oltre mezzo secolo, ci troviamo di fronte a un mondo senza limiti vincolanti sugli arsenali nucleari strategici della Federazione Russa e degli Stati Uniti d'America, i due Stati che possiedono la stragrande maggioranza delle scorte mondiali di armi nucleari”.

START è l'acronimo di Strategic Arms Reduction Treaty (Trattato sulla riduzione delle armi strategiche). Si trattava di un accordo decennale firmato nel 2010 dall'allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama e dall’allora presidente russo Dmitry Medvedev, che ha ricoperto un unico mandato dal 2008 al 2012.

Il nuovo START (detto “nuovo” perché estendeva un precedente accordo) è stato prorogato nel 2021 per altri cinque anni dopo l'insediamento del presidente degli Stati Uniti Joe Biden. Il trattato stabilisce che può essere prorogato una sola volta.

L'intesa del 2010 poneva un limite alle armi nucleari strategiche dispiegabili da Russia e Usa fissando un tetto di 1.550 testate e 700 tra missili e bombardieri.

Era anche previsto di limitare a 800 il numero di missili balistici intercontinentali schierati. Infine erano stabilite fino a un massimo di 18 reciproche ispezioni all'anno dei siti strategici di armi nucleari per garantire che non ci fossero violazioni del trattato. Ma prima la pandemia e poi l’aggressione russa all’Ucraina hanno bloccato le ispezioni. Tuttavia, nessuna delle due parti ha accusato l'altra di aver violato i limiti relativi alle testate nucleari, che fino a ieri erano ancora in vigore.

Ora che cosa succede? Guterres è preoccupato. “Questo smantellamento di decenni di risultati raggiunti”, dichiara, “non poteva avvenire in un momento peggiore: il rischio che venga utilizzata un'arma nucleare è il più alto degli ultimi decenni. Tuttavia, anche in questo momento di incertezza, dobbiamo cercare la speranza. Questa è un'opportunità per ripartire da zero e creare un regime di controllo degli armamenti adeguato a un contesto in rapida evoluzione. Accolgo con favore il fatto che i presidenti di entrambi gli Stati abbiano chiarito di comprendere l'impatto destabilizzante di una corsa agli armamenti nucleari e la necessità di impedire il ritorno a un mondo di proliferazione nucleare incontrollata”.

Donald Trump, intervistato un mese fa dal New York Times, ha minimizzato dicendo: “"Se scade, scade. ... Faremo semplicemente un accordo migliore.”. Gli Stati Uniti, lo aveva detto lo stesso Trump mesi fa, vorrebbero un nuovo Trattato in cui sia coinvolta anche la Cina (che si stima abbia circa 600 testate nucleari). Da parte della Russia c’è una certa cautela. In settembre Putin aveva ipotizzato il mantenimento dello status quo anche in assenza di un trattato. Da parte sua, Medvedev non pensa che la scadenza di New Start “significhi immediatamente una catastrofe e l'inizio di una guerra nucleare, ma dovrebbe comunque allarmare tutti”.

Secondo il Segretario Generale dell’ONU, “il mondo ora guarda alla Federazione Russa e agli Stati Uniti affinché traducano le parole in azioni. Esorto entrambi gli Stati a tornare senza indugio al tavolo dei negoziati e a concordare un quadro che ripristini limiti verificabili, riduca i rischi e rafforzi la nostra sicurezza comune”.

“Italia ripensaci” (la campagna di mobilitazione promossa da Rete Pace Disarmo e Senzatomica – Fondazione Be The Hope) intanto “chiede che la scadenza del New START non venga utilizzata come pretesto per accelerare una nuova corsa agli armamenti nucleari, ma come occasione per avviare immediatamente negoziati seri e ambiziosi per la denuclearizzazione, coinvolgendo progressivamente anche gli altri Stati dotati di armi nucleari. Nel frattempo, è essenziale che Stati Uniti e Russia si impegnino a rispettare le disposizioni del Trattato, in particolare quelle sulla verifica e sulle notifiche, per preservare un minimo di fiducia e guadagnare tempo per un accordo successivo, indipendentemente dal suo valore legale”.