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Ucraina, militari della 15ª Brigata “Kara-Dag” della Guardia Nazionale preparano il lancio di un obice 2A65 Msta-B da 152 mm contro le forze russe, in una posizione vicino alla linea del fronte a Dobropillia, nella regione di Donetsk
L'annuncio del ministro della Difesa Guido Crosetto segna un nuovo passo nel percorso dell'Italia verso l'obiettivo fissato dalla NATO di portare entro il 2035 le spese per difesa e sicurezza al 5% del Prodotto interno lordo. Nella prossima legge di Bilancio, ha spiegato il ministro, saranno programmati 19 miliardi di euro aggiuntivi distribuiti tra il 2027 e il 2028: 6-7 miliardi nel 2027 e 12-13 miliardi nel 2028. Una scelta che, nelle intenzioni del Governo, consentirà di portare la spesa italiana fino a circa il 3,2% del Pil nel 2028, lungo una traiettoria definita dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni «sostenibile». Ma quanto costerà davvero all'Italia rispettare l'impegno assunto al vertice NATO di Ankara? A provare a rispondere è Milex, l'Osservatorio sulle spese militari italiane, che ha aggiornato le proprie stime alla luce del nuovo cronoprogramma illustrato dall'esecutivo.


Il presidente Usa Donald Trump accanto alla premier italiana Giorgia Meloni e agli altri leader dell'Alleanza durante l'arrivo per la foto del summit NATO ad Ankara
(REUTERS)Quasi 500 miliardi in più entro il 2035
Secondo l'analisi dell'Osservatorio, il conto complessivo dell'aumento delle spese militari è molto più elevato di quanto possa apparire osservando soltanto gli incrementi previsti per il prossimo biennio.
Partendo dalla traiettoria delineata dal Governo, che porta l'Italia dal 2,8% del Pil nel 2026 al 3,2% nel 2028, per poi salire progressivamente fino al 5% nel 2035, Milex ha confrontato due scenari. Nel primo, l'Italia prosegue verso il nuovo obiettivo NATO del 5%; nel secondo resta invece al precedente target del 2% del Pil, adeguando soltanto la spesa alla crescita dell'economia.
Il risultato è significativo: tra il 2025 e il 2035 la spesa complessiva arriverebbe a circa 1.063 miliardi di euro, contro 564 miliardi nello scenario del mantenimento del 2%. La differenza è di 498 miliardi di euro, praticamente mezzo trilione, una cifra superiore anche alla precedente stima dell'Osservatorio, che un anno fa aveva quantificato il costo aggiuntivo in circa 445 miliardi.
Secondo Milex, l'aggiornamento deriva dal fatto che oggi esiste una traiettoria di crescita più definita rispetto alle ipotesi formulate dodici mesi fa, basata sulle indicazioni ufficiali del Governo e sulle previsioni di crescita economica contenute nel Documento di Finanza Pubblica 2026.
Quanto spende oggi l'Italia
L'incremento non parte da zero. La spesa militare italiana è già cresciuta in modo significativo nell'ultimo decennio. Per il 2026 la spesa militare diretta prevista raggiunge 33,9 miliardi di euro, il valore più elevato mai registrato, con un aumento di circa il 45% rispetto a dieci anni fa. Di questi, oltre 13 miliardi sono destinati agli investimenti in nuovi armamenti, mentre i programmi già approvati prevedono impegni superiori ai 130 miliardi di euro nei prossimi quindici anni.
Il nodo del 2,8% del Pil
Uno degli aspetti più discussi riguarda però il modo in cui vengono calcolate le percentuali di spesa. Milex osserva che il Governo ha comunicato alla NATO un livello di spesa pari al 2,8% del Pil, mentre nelle tabelle diffuse dall'Alleanza l'Italia risulta ancora attestata intorno al 2,1%. La differenza nasce dall'allargamento del perimetro di ciò che viene considerato "difesa e sicurezza". Accanto alla cosiddetta core defence, cioè la spesa militare tradizionale, vengono infatti conteggiate anche altre voci di sicurezza, che il Governo quantifica in circa lo 0,7% del Pil. Secondo l'Osservatorio questo ampliamento rende più difficile comprendere con precisione quali capitoli di bilancio vengano effettivamente ricompresi nel conteggio e rischia di ridurre la trasparenza del dibattito pubblico.
Il dibattito politico
Crosetto rivendica invece la scelta come necessaria in un contesto internazionale sempre più instabile. Il ministro sostiene che il rafforzamento della difesa rappresenti un investimento strategico e che la programmazione triennale consentirà di mettere in sicurezza il percorso anche per il futuro esecutivo. L'annuncio arriva mentre l'Europa continua a confrontarsi con la guerra in Ucraina, le tensioni in Medio Oriente e la richiesta della NATO agli Stati membri di rafforzare in modo significativo le proprie capacità militari.


La questione delle priorità
Le cifre elaborate da Milex riaprono inevitabilmente anche il dibattito sulle priorità della spesa pubblica. Destinare quasi 500 miliardi di euro aggiuntivi alla difesa nell'arco di un decennio significa impegnare risorse che, secondo numerose organizzazioni della società civile, potrebbero essere utilizzate per sanità, istruzione, welfare, cooperazione internazionale o transizione ecologica. Il Governo, al contrario, ritiene che sicurezza e difesa costituiscano oggi una condizione indispensabile anche per la tutela dello sviluppo economico e della stabilità democratica. Il confronto, destinato ad accompagnare le prossime leggi di Bilancio, non riguarda dunque soltanto i numeri, ma il modello di Paese che l'Italia intende costruire nei prossimi anni: quale equilibrio trovare tra sicurezza militare, sostenibilità dei conti pubblici e investimenti sociali sarà uno dei temi più delicati del dibattito politico ed economico fino al 2035.











