Nonostante la riduzione delle ostilità, la situazione umanitaria nei Territori palestinesi resta estremamente fragile, sia nella Striscia di Gaza sia in Cisgiordania. Lo evidenzia l’ultimo rapporto dell’Ufficio Onu per il Coordinamento degli affari umanitari (Ocha), che segnala il perdurare di gravi criticità per la popolazione civile, che denuncia anche un forte peggioramento della situazione in Cisgiordania. Le famiglie che risiedono lungo la cosiddetta Yellow Line – la linea di demarcazione stabilita dopo il cessate il fuoco tra Israele e Hamas dell’ottobre 2025, che separa le zone sotto il controllo dell'esercito israeliano da quelle popolate dai palestinesi – continuano a subire violenze, incendi e rigide restrizioni ai movimenti imposte dalle forze di Tel Aviv. Una condizione che rende estremamente difficile il lavoro degli operatori umanitari, impegnati a soccorrere una popolazione in gran parte ancora sfollata.

Un attacco israeliano a Hebron, il 23 ottobre 2026
Un attacco israeliano a Hebron, il 23 ottobre 2026
Un attacco israeliano a Hebron, il 23 ottobre 2026 (REUTERS)

Il bilancio delle vittime continua intanto ad allungarsi. Solo tra il 20 e il 26 ottobre, il Ministero della Salute locale ha conteggiato 33 morti e 188 feriti; dall'entrata in vigore del cessate il fuoco, i numeri complessivi sono saliti a 1.559 morti e 5.608 feriti. Sul fronte sanitario le infezioni respiratorie acute rappresentano circa il 60% delle visite mediche, seguite da patologie cutanee (21%) e diarrea acquosa acuta (18%), mentre le agenzie sanitarie lanciano l'allarme per l'aumento dei casi sospetti di meningite, sia virale sia batterica.A complicare ulteriormente il quadro, l'approssimarsi delle piogge invernali e i recenti incidenti ai danni di convogli e strutture dell'ONU denunciati dall'Unops.

Se a Gaza l'intensità del conflitto si è ridotta, in Cisgiordania la tensione ha raggiunto livelli critici. Nella città di Hebron, a seguito dell'attacco del 23 ottobre in cui due palestinesi hanno ucciso due soldati israeliani, le successive operazioni militari avrebbero causato lo sfollamento di circa 3.000 palestinesi (dato attualmente in fase di verifica). Le chiusure e le limitazioni hanno impattato pesantemente anche sull'istruzione, costringendo oltre 251.000 studenti di 691 istituti a riprendere temporaneamente le lezioni a distanza. Nel periodo tra il 20 e il 26 ottobre si registrano poi 57 palestinesi feriti, di cui 23 a causa di attacchi condotti da coloni e 34 nel corso di interventi delle forze di sicurezza israeliane. Proprio l'aggressività dei coloni segna un dato storico senza precedenti: l'Ocha evidenzia come ottobre 2026 sia diventato il mese con il più alto numero di attacchi contro i palestinesi o le loro proprietà dall'inizio del monitoraggio nel 2006. Tra il 1° e il 26 ottobre si contano ben 397 episodi, di cui 62 concentrati solo nell'ultima settimana all'interno di 49 differenti comunità, molti dei quali avvenuti in concomitanza con la stagione della raccolta delle olive. La pressione e le violenze hanno portato anche allo sfollamento di 24 famiglie di allevatori a Khirbet Ras al Ahmar, nel governatorato di Tubas.

Un colono israeliano affronta attivisti stranieri e palestinesi riuniti per la raccolta delle olive, in uliveti di proprietà palestinese a Kafr Malik, vicino a Ramallah, il 30 ottobre 2026
Un colono israeliano affronta attivisti stranieri e palestinesi riuniti per la raccolta delle olive, in uliveti di proprietà palestinese a Kafr Malik, vicino a Ramallah, il 30 ottobre 2026
Un colono israeliano, un attivista e un palestinese in un uliveto di proprietà palestinese a Kafr Malik (Ramallah) (REUTERS)

L'analisi dell'organismo delle Nazioni Unite riconferma dunque come il calo dei combattimenti a Gaza non sia bastato ad alleviare la sofferenza della popolazione civile, mentre la Cisgiordania scivola verso una spirale di violenza e insicurezza ogni mese più profonda.