L'immagine non è nuova. Cambia il colore di qualche abito e la posizione di qualcuno dei predicatori evangelici che benedicono il presidente Trump che, assorto in preghiera, occupa il centro della scena. Di lato, molto visibile ma questa volta in vistoso abito rosso, la pastora Paula Withe Cain, animatrice del Faith Office istituito alla Casa Bianca già all'inizio del secondo mandato di Donald Trump.

Stessa coreografia di quasi due anni fa, ma diversi il contesto e il contenuto. Allora si trattava di rassicurare il popolo evangelico che con grande convinzione aveva sostenuto il Presidente nel suo ritorno alla Casa Bianca. L'impegno era a mantenere le promesse fatte in campagna elettorale: quella fare l'America di nuovo grande (MAGA), ma anche quella du fare l'America di nuovo cristiana (MACA).

Contro l’ideologia woke e gender, contro le fumisteria del politically correct, il Presidente voleva dare pubblica testimonianza della sua adesione a una religione pubblica nazionale, conservatrice, moralizzatrice e patriottica. Quella che da decenni, almeno dai tempi di Ronald Reagan, veniva rivendicata dalla Destra religiosa.

In questa occasione, invece, la corte di predicatori si raccoglie intorno al Presidente per invocare la benedizione sul Supreme Commander, a capo di un esercito impegnato in una guerra.

La preghiera è politica e chiede l'aiuto di Dio per la vittoria contro le forze maligne. Il genere teologico è quello del nazionalismo cristiano, di un patriottismo religioso che celebra il destino di una nazione che si pone al cospetto di Dio nella coscienza della sua elezione e del suo particolare ruolo nella comunità delle nazioni. È la versione teologica di un eccezionalismo che ha la sua radice nella storia americana ma che, nel tempo, è stato bilanciato da altri principi e da altre norme. Ad esempio quelle separatiste tra lo Stato e le comunità religiose, divise – secondo la celebre affermazione di Thomas Jefferson – da un muro di separazione che protegge la libertà dei credenti da una parte, e la laicità delle istituzioni dall'altra.

Questa visione oggi è sotto attacco, minacciata da una visione fondamentalista che misconosce il pluralismo religioso e confessionale dell'America di oggi.

L'immagine del Presidente al centro di un altare sul cui capo su levano le mani di chi lo benedice è l'icona di un nazionalismo religioso che eccita sentimenti patriottici che, nel tempo della guerra, nulla hanno a che fare con il messaggio cristiano della pace.