PHOTO
Peter Thiel interviene al Quicken Loans Arena durante l’ultimo giorno della Convention repubblicana del 2016 a Cleveland, conclusa con la candidatura di Donald Trump alla presidenza
In questi giorni, a Roma, Peter Thiel sta facendo alcune conferenze, con posti riservati e rigorosamente a numero chiuso, seguite da Messe con il rito antico, partecipate anche, sembra, da sacerdoti e seminaristi, attirati probabilmente dalla sua visione, singolare ma molto “orizzontale”, sulla figura dell’Anticristo. Circostanze queste che suggeriscono il tentativo di legare queste iniziative a un cattolicesimo identitario.
Thiel è un imprenditore e investitore statunitense, cofondatore di PayPal, tra i primi finanziatori di Facebook e proprietario di Palantir Technologies, società che sviluppa piattaforme per analizzare grandi quantità di dati, usate da governi e aziende per sicurezza, intelligence e decisioni strategiche. Una potenza mondiale, impressionante. Thiel usa il termine “Anticristo” in modo originale e provocatorio: non come figura antireligiosa, che si oppone al Messia, come sempre è avvenuto nella tradizione cristiana, ma come simbolo di un potere globale che frena il progresso, limita l’innovazione e impone un controllo, un limite. Insomma, l’Anticristo per lui rappresenta tutto ciò che impedisce alla tecnologia (e alla sua società) di far avanzare il mondo (che però è quello dei ricchi) senza limiti: organizzazioni internazionali, leggi che vogliono limitare l’Intelligenza artificiale, la stessa Unione Europea con tutte le sue procedure etiche e garantiste. E, forse, lo stesso papa Leone XIV, che in continuità con Francesco mette in guardia da un uso spregiudicato e antiumano dell’Intelligenza artificiale. Una visione orizzontale, quella di Thiel, che ispira le attuali elités politiche di destra statunitensi, in primis Trump e Vance, e che attira come mosche al miele anche un certo cattolicesimo tradizionale, nostalgico dell’Ancien Regime.


Tuttavia, al di là del contesto, ci sembra che questo individui un nodo più profondo: la strumentalizzazione della religione a fini ideologici. Oggi questa dinamica assume una forma più sottile, in cui la fede viene ridotta a simbolo culturale, a segno distintivo, a strumento di appartenenza, a barriera contro il “decadimento dell’Occidente” e delle fondamenta su cui è sorto. Ma così la fede perde la sua natura originaria. La questione più importante è, dunque, un’altra, molto più semplice e concreta: che cos’è davvero la nostra fede, la fede cristiana?
La fede non è una bandiera, un segno di appartenenza, un modo per distinguersi dagli altri o per difendere una certa identità. Il cristianesimo non nasce per questo. Nasce da un fatto preciso: Dio si è fatto uomo. Questa è l’Incarnazione. E non è un’idea complicata: significa che Dio non è rimasto lontano, ma è entrato nella nostra storia e nella nostra vita in – e con – Gesù. Ha vissuto come noi, ha sofferto, ha amato. È diventato davvero uno di noi. E questo cambia tutto.
San Giovanni lo dice con una chiarezza disarmante: «Ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio. Questo è lo spirito dell’Anticristo» (1Giovanni 4,2-3). È una frase fortissima, ma molto semplice. Il punto non è la politica, non sono le idee, non sono le strategie del mondo. Il punto è questo: riconosci o no che Dio si è fatto uomo? Giovanni insiste ancora: «Chi è il bugiardo se non colui che nega che Gesù è il Cristo? L’Anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio» (1Giovanni 2,22). E aggiunge anche una cosa importante, che spesso dimentichiamo: «Figlioli, è giunta l’ultima ora. Come avete sentito dire che l’Anticristo deve venire, di fatto molti anticristi sono già venuti» (1Giovanni 2,18).
L’Anticristo non è allora qualcosa di lontano o misterioso che deve manifestarsi. È una realtà che riguarda già il presente ogni volta che si perde – e questo riguarda anche ciascuno di noi – il centro della fede. E allora si capisce meglio anche il problema di certe interpretazioni moderne, anche raffinate, come quelle che possono richiamare, come fa Thiel, pensatori del calibro di René Girard. Quando la parola “Anticristo” viene usata in senso politico o culturale si rischia di spostare tutto su un altro piano. Interessante, forse, intellettualmente attraente ma, forse, non più cristiano. Almeno in senso pieno. Perché per il cristiano il punto non cambia: Dio si è fatto carne. E se Dio si è fatto uomo, allora ogni persona ha una dignità immensa. Non solo chi ha successo, non solo chi conta. Tutti. Questo è il cuore della fede. E per questo non può diventare un’arma contro gli altri, né un modo per sentirsi superiori.
La fede vera, allora, si vede nelle cose semplici: nel perdono, nella pazienza, nell’accoglienza, nel modo in cui si vive in famiglia, nel lavoro, nella vita quotidiana. Non nei discorsi complicati. Giovanni lo ricorda anche con parole di grande speranza: «Voi siete da Dio, figlioli, e avete vinto costoro, perché colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo» (1Giovanni 4,4). Questo è il punto che dà pace: non dobbiamo difendere Dio come se fosse fragile. Non dobbiamo trasformare la fede in una battaglia continua. Dio è già entrato nella storia. È già presente. E ha vinto. E noi con Lui, se lo incontriamo e gli siamo fedeli.
Si può discutere, certo, anche con persone intelligenti come Thiel. Le domande che pone sono serie. Ma senza perdere il centro. Il centro è sempre lo stesso: Gesù Cristo, Dio fatto uomo. Se questo resta chiaro, tutto il resto trova il suo posto. E la fede smette di essere una bandiera da agitare e diventa vita da vivere. Ogni giorno. Con semplicità. Amando tutti.







