Non solo un’aggressione, ma una performance studiata a tavolino: la maglietta con la scritta "vendetta" e il telefono al collo per filmare tutto. Il caso del tredicenne che ha ferito con un coltello la sua docente nel bergamasco solleva interrogativi che vanno ben oltre l’ordine pubblico, toccando il cuore della responsabilità degli adulti e della deriva digitale dei giovanissimi.

Quando si tratta di educazione e digitale, Fondazione Carolina è sempre in prima fila per cercare soluzioni che possano aiutare ragazzi in difficoltà. Ivano Zoppi, di Fondazione Carolina, ci mette in guardia dal confondere la velocità della punizione con l’efficacia della rieducazione.

Ivano Zoppi

«Condivido l'urgenza espressa dal Ministro Valditara: servono risposte rapide e concrete. Ma attenzione a non confondere la velocità della risposta con la sua efficacia. Norme più severe sulla diffusione di armi tra i minori sono opportune, ma non possono essere l'unica — né la principale — risposta a ciò che è accaduto oggi. Un ragazzino di tredici anni che si presenta a scuola con un coltello, una maglietta con la scritta "vendetta" e il telefono al collo per filmare la propria aggressione non è un problema di ordine pubblico. È il segnale di un fallimento educativo che viene da lontano — un fallimento che riguarda tutti noi».

E prosegue: «Il Ministro ha giustamente richiamato il tema dell'assistenza psicologica nelle scuole. Bene, ma con quale modello? Con quali risorse? E soprattutto: con quale continuità? Non possiamo continuare a invocare lo psicologo scolastico il giorno dopo la tragedia e dimenticarcene la settimana successiva. Servono presidi educativi stabili, adulti formati e presenti nel quotidiano dei ragazzi — non interventi emergenziali a fatto compiuto».

C'è poi un elemento «che merita una riflessione profonda: questo ragazzo non ha solo pianificato un'aggressione, l'ha messa in scena. La maglietta, i pantaloni militari, il telefono per riprendere tutto. È la grammatica dei social, la logica della performance violenta come spettacolo. Non è un caso isolato: è il sintomo di una cultura digitale che normalizza la violenza come contenuto. Su questo versante, come Fondazione Carolina lo ripetiamo da anni: senza una strategia strutturale di educazione digitale e senza un coinvolgimento serio delle piattaforme, continueremo a intervenire solo dopo, solo troppo tardi».

Infine, una nota necessaria: «questo ragazzo ha tredici anni e non è imputabile. Non lo sarà neanche con nuove norme, se queste non saranno accompagnate da percorsi reali di presa in carico, di giustizia riparativa, di intervento precoce. La punizione senza educazione non protegge nessuno — né le vittime, né i ragazzi che compiono questi gesti».