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Benedizioni sì, benedizioni no. Si va avanti a colpi di carta bollata. Per il momento, dopo la decisione del Consiglio di Stato, che ha sospeso il divieto del Tar dell’Emilia Romagna, sembra proprio di sì. I parroci sono pronti e la preside appare determinata. “Per fortuna, così ci faremo benedire al coperto, invece di rimanere sul marciapiede”, è la stata la reazione “a caldo” di Daniela Turci, dirigente dell’Istituto comprensivo bolognese finito sotto i riflettori per la travagliatissima querelle delle benedizioni pasquali. A suo tempo persino un grande giornale americano ha mandato una corrispondente e, in questo caso, non c’è davvero da esserne fieri.
Riassumendo la vicenda per chi non ne fosse informato, tutto è cominciato più o meno un anno fa, quando il Consiglio d’Istituto del comprensivo 20, che comprende le elementari Carducci e Fortuzzi e le medie Rolandino, nel centro di Bologna, ha deliberato praticamente all’umanimità di consentire le benedizioni pasquali all’interno degli edifici scolastici, dopo il termine delle lezioni e solo per gli alunni accompagnati dai genitori, ovviamente su base volontaria. Va tenuto presente che sono scuole gettonatissime che ogni anno fanno il pieno di iscrizioni. Parliamo di 1100 studenti e quindi di 1100 famiglie, senza considerare il corpo insegnante. Appare quindi davvero grottesco che 11 persone, tra genitori e insegnanti, spalleggiati dai soliti Comitati scuola e costituzione, in difesa di una presunta laicità ma alla faccia di ogni criterio di democrazia, abbiano fatto ricorso al Tar, ottenendo l’annullamento della delibera del consiglio.
Una decisione questa criticata anche da alcuni esponenti della giunta di sinistra del capoluogo emiliano. Poi, due giorni fa, quando erano ancora nell’aria le polemiche per l’altra querelle relativa alle benedizioni negli edifici comunali, è arrivato il contrordine del Consiglio di Stato, che ha sospeso il divieto del Tar fino al 28 aprile - data fissata per la discussione nel merito - dopo il ricorso depositato dall’Avvocatura dello Stato per conto del Ministero dell’Istruzione. Di fatto un “via libera” alle scuole.
Tutto risolto? Nemmeno per sogno. I genitori e gli insegnanti contrari annunciano battaglia. “Faremo istanza di revoca”, ha annunciato ai quotidiani locali il loro legale, l’avvocatessa Milli Virgilio, “l’urgenza con la quale hanno sospeso la sentenza del Tar non è nemmeno motivata, un’urgenza tutta politica”. “Sarebbe saggio fermarsi ed evitare forzature”, ha rincarato la dose una delle maestre ricorrenti, col plauso scontato della Uaar (Unione atei ed agnostici). 11 persone. Quattro gatti che tengono in scacco tre scuole e 1100 famiglie, creando un clima pesantissimo nelle aule. C’è da augurarsi che il consiglio d’istituto, convocato nei prossimi giorni, con la scusa del dialogo a tutti i costi, non si faccia intimidire.
Riassumendo la vicenda per chi non ne fosse informato, tutto è cominciato più o meno un anno fa, quando il Consiglio d’Istituto del comprensivo 20, che comprende le elementari Carducci e Fortuzzi e le medie Rolandino, nel centro di Bologna, ha deliberato praticamente all’umanimità di consentire le benedizioni pasquali all’interno degli edifici scolastici, dopo il termine delle lezioni e solo per gli alunni accompagnati dai genitori, ovviamente su base volontaria. Va tenuto presente che sono scuole gettonatissime che ogni anno fanno il pieno di iscrizioni. Parliamo di 1100 studenti e quindi di 1100 famiglie, senza considerare il corpo insegnante. Appare quindi davvero grottesco che 11 persone, tra genitori e insegnanti, spalleggiati dai soliti Comitati scuola e costituzione, in difesa di una presunta laicità ma alla faccia di ogni criterio di democrazia, abbiano fatto ricorso al Tar, ottenendo l’annullamento della delibera del consiglio.
Una decisione questa criticata anche da alcuni esponenti della giunta di sinistra del capoluogo emiliano. Poi, due giorni fa, quando erano ancora nell’aria le polemiche per l’altra querelle relativa alle benedizioni negli edifici comunali, è arrivato il contrordine del Consiglio di Stato, che ha sospeso il divieto del Tar fino al 28 aprile - data fissata per la discussione nel merito - dopo il ricorso depositato dall’Avvocatura dello Stato per conto del Ministero dell’Istruzione. Di fatto un “via libera” alle scuole.
Tutto risolto? Nemmeno per sogno. I genitori e gli insegnanti contrari annunciano battaglia. “Faremo istanza di revoca”, ha annunciato ai quotidiani locali il loro legale, l’avvocatessa Milli Virgilio, “l’urgenza con la quale hanno sospeso la sentenza del Tar non è nemmeno motivata, un’urgenza tutta politica”. “Sarebbe saggio fermarsi ed evitare forzature”, ha rincarato la dose una delle maestre ricorrenti, col plauso scontato della Uaar (Unione atei ed agnostici). 11 persone. Quattro gatti che tengono in scacco tre scuole e 1100 famiglie, creando un clima pesantissimo nelle aule. C’è da augurarsi che il consiglio d’istituto, convocato nei prossimi giorni, con la scusa del dialogo a tutti i costi, non si faccia intimidire.





