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L'esultanza di Arianna Fontana dopo la vittoria italiana nella staffetta mista a squadre
Non fidatevi di quello sguardo azzurro all’apparenza compassato, non fidatevi della sua statura da bambina, Arianna Fontana quando c’è aria di medaglia sa essere implacabile come nessuno ed è un gigante smisurato.
Non era sola stavolta, la staffetta mista dello short track è un canto corale alla velocità del suono: si fa a sportellate sempre, e l’Italia ha pattinato unita. Erano in sei sul podio (Arianna Fontana, Pietro Sighel, Thomas Nadalini Elisa Confortola, Luca Spechenhauser e Chiara Betti) sul podio di Milano Cortina non in quattro perché tutta la squadra ha pattinato almeno una frazione: fondamentale Elisa Confortola che ha fatto il sorpasso decisivo, spettacolare Pietro Sighel che aveva programmato l’arrivo spalle al traguardo rivolto ai compagni, ma serviva il margine e l’ha trovato. Eppure, nella coralità, non può che essere Arianna Fontana la stella di questo mezzogiorno di ghiaccio e di fuoco: l’atleta più medagliata della storia olimpica invernale italiana, da oggi a una sola lunghezza dalle 13 medaglie estive dello schermidore Edoardo Mangiarotti, unica donna al mondo a portare medaglia in sei olimpiadi ed è solo l’inizio.


Elisa Confortola, Pietro Sighel e Arianna Fontana festeggiano dopo la conquista dell'oro
(EPA)I numeri dicono che Fontana è donna tosta, la sua mamma, cui somiglia fisicamente tantissimo, acchiappata al volo sugli spalti, la ricorda come “una bambina caparbia”. Come accade a tutte le donne di carattere dicono di lei che abbia un brutto carattere, perché sa quello che vuole, e si batte come una leonessa per ottenerlo a costo di scontrarsi, se questo poi serve a portare medaglie, che sono da sempre, anche con una Federazione con cui non sono state sempre lune di miele, merce di scambio in gettoni d’oro, argento e bronzo. Se volete medaglie fate a modo suo. Così è andata quando ha scelto un po’ contro tutti di essere allenata dal marito Anthony Lobello, minacciando anche di salpare per l’America con un biglietto di sola andata e cambiare cittadinanza.
Per nostra fortuna le hanno dato retta, perché è lei qui che sa come si vince, come si trascina una squadra nella quale, come spesso ricorda Julio Velasco, quello che conta non è essere amici, ma pattinare insieme verso l’obiettivo, e Arianna Fontana è maestra in questo: sa come si fa e l’Italia con lei lo ha fatto eccome in questa staffetta d’oro dentro un Forum impazzito.
Scherza alla fine Arianna, qualcuno le passa una sua gigantografia con la linguaccia e lei posa peri fotografi tirando fuori la lingua, mostrando nella gioia tutta sé stessa.
Chiara Betti, la compagna arrivata prima di tutti nella pancia dello stadio osserva: «Arianna è stata di grande ispirazione per me: lei era già sul ghiaccio a Torino 2006. Ha cominciato a pattinare 25 anni fa prima che io nascessi».
Quando arriva Ariana la sequestrano i giornalisti stranieri, con il suo inglese perfetto, divisa com’è tra l’amata Valtellina e gli States, fa un figurone. Qualcuno le fa notare che la dodicesima medaglia è arrivata nel giorno del ventesimo anniversario della Cerimonia d’apertura dei Giochi di Torino 2006, e lei era là, non ancora quindicenne. Fu bronzo nella staffetta femminile: «Evidentemente ha portato bene, non mi sarei mai aspettata allora di essere qui vent’anni dopo, questo pensiero stamattina mi ha caricata molto. Ho vinto tutto quello che volevo vincere, ho raggiunto tutti gli obiettivi, ero serena, mi sono detta: «Vieni qua, sei pronta, giocatela. È una grande spinta giocare in casa: ho ancora il fuoco dentro».
Non sa che Kim Boutin, l’avversaria canadese, battuta, ha appena detto di lei che «è un modello di determinazione per il mondo».
E non potrebbe essere altrimenti.









