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Milano Cortina 2026, Arianna Fontana durante i 1000.
Non era felice Arianna Fontana, il 16 febbraio, quando è uscita dal ghiaccio dell’Ice Skating Arena di Assago: stava puntando alla sua 14 medaglia olimpica in carriera quando una sportellata della cinese l’ha destabilizzata: è rimasta in piedi Arianna, ci resta sempre, ma ha perso il ritmo.
Subito dopo, nella pancia del Forum, ha spiegato così la situazione, calma senza isterismi: «Sono arrabbiata, non tanto per il quarto posto, ma perché stavo avanzando, mi sentivo bene e in questo modo non ho potuto giocarmela. Magari», ha aggiunto con un mezzo sorriso amaro, «dopo da sola nella mia stanza un piantino me lo faccio. Ma è lo sport, va accettato. Stavo cercando di andare a prendere la testa, ma la spinta mi ha destabilizzata e si è creato uno spazio con le prime che non sono riuscita a ricucire».
A fine giornata, da un post su Facebook, abbiamo capito com’è andata nel resto della giornata e che cos’è stato di quel pianto interiore che zona mista ha nascosto così bene: «Oggi sono arrivata quarta. Una gara difficile, una gara che mi ha tolto più di quanto mi abbia dato. Ero arrabbiata. Ho provato a restare forte, a tenere tutto dentro, come ho sempre fatto. Poi vi ho visti. La mia famiglia. I miei amici. E lì non ce l’ho fatta più. Le lacrime sono scese senza chiedere permesso. Non per il risultato. Ma per tutto quello che c’è dietro. Perché con voi posso essere me stessa. Anche fragile. Anche ferita. Anche stanca. Voi mi conoscete davvero».
Quello che spiega dopo vale un manuale di psicologia in tema di elaborazione della sconfitta: «Sapete chi sono quando nessuno guarda, quando il cronometro si ferma, quando le medaglie non parlano. Mi sostenete sempre. Indipendentemente dal numero accanto al mio nome. Ed è questo che mi rende forte. È questo che mi tiene in piedi. Grazie a chi era lì. Grazie a chi mi ha abbracciata senza dire niente. Grazie a chi ha pianto con me. Grazie a chi mi ama non per quello che vinco, ma per quello che sono. Oggi ho perso una gara. Ma torno a casa con qualcosa di molto più grande. La mia gente. La mia forza. Il mio perché».
Bisognerebbe appendere queste righe in tutte le case in cui c’è un bambino, una bambina, che aspira a vincere nello sport. Lo ha dimostrato meglio di tutte l’Olimpiade di Milano Cortina 2026 che sta facendo discutere il mondo attorno al naufragio agonistico del pattinatore predestinato all’oro Ilia Malinin e al gelo con cui il padre allenatore ha accolto a fine gara gli errori del figlio, negandogli un abbraccio.
Arianna Fontana ha l’immagine della donna che non deve chiedere mai, in pista ha un rendimento eccezionale, che fa di lei l’unica donna capace di portare medaglia in sei olimpiadi consecutive (qui oro in staffetta mista e argento nei 500 metri) e ora di insidiare il record assoluto italiano delle 13 medaglie olimpiche dello schermidore Edoardo Mangiarotti (1919-2012) che ha eguagliato con l’argento nei 500 metri a Milano Cortina 2026.
Se a 35 anni è ancora qui a giocarsela probabilmente è perché attorno a lei c’è un mondo autentico e umano che non vive appeso alle lame dei suoi pattini.










