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«Vi spiego una cosa: io non sono speciale». Lo chiarisce con la consueta determinazione l’atleta paralimpica biellese Nicole Orlando, 32 anni, nel documentario dal titolo ancora più esplicativo, Niente di speciale (qui il trailer), in onda su Rai 2 a mezzanotte.
Una collocazione purtroppo molto tarda, subito dopo la diretta della cerimonia di apertura delle Paralimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, prevista in prima serata dall’Arena di Verona.


Prodotto da Unicorn in collaborazione con Rai Documentari e realizzato con il contributo del Ministero della Cultura, il lungometraggio di 52 minuti è diretto da Alessio Di Cosimo, che lo ha scritto con Alessio Coccia per ripercorrere la storia di una donna nata con la sindrome di Down e diventata non solo campionessa mondiale paralimpica, ma anche un punto di riferimento nella società civile: nel 2015 è stata citata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel discorso di fine anno come esempio virtuoso per il Paese: «L’Italia è ricca di persone e di esperienze positive. A tutte loro deve andare il nostro grazie. Sono ben rappresentate da alcune figure emblematiche, ne cito soltanto tre, Fabiola Gianotti che domani assumerà la direzione del Cern di Ginevra, Samantha Cristoforetti che abbiamo seguito con affetto nello spazio, Nicole Orlando, l’atleta paraolimpica che ha vinto quattro medaglie d’oro», le sue parole, che lasciarono senza fiato Niki (così viene affettuosamente chiamata) e i suoi familiari.


Mattarella si riferiva al fatto che nel corso di quell’anno, in occasione dei suoi primi Campionati mondiali a Bloemfontein in Sudafrica, Nicole aveva brillato nei 100 e 200 metri, nella staffetta 4×100 m, nel triathlon e nel salto in lungo, vincendo quattro ori e un argento.
«È un documentario che parla ai giovani, alle famiglie, agli insegnanti, agli sportivi e a chiunque abbia mai dubitato di sé. Non è solo la storia di un’atleta straordinaria, ma un invito collettivo a ribaltare le prospettive, a mettere da parte i luoghi comuni e a riconoscere che la vera normalità è la diversità. Un racconto intimo e universale, capace di emozionare il pubblico italiano e internazionale, e destinato a una distribuzione televisiva e streaming», evidenziano gli autori.
In una scena Gianni Morandi le chiede dove tiene le medaglie e lei risponde: «Le metto dentro nel cassetto di Topolino, il mio posto preferito». Oltre ai familiari e agli allenatori, e a parti animate che restituiscono il punto di vista interiore della protagonista, vengono intervistate personalità del mondo dello sport e dello spettacolo come Javier Zanetti, Milly Carlucci e Carolyn Smith.
Infatti, nel 2016 Nicole ha partecipato come concorrente all’undicesima edizione di Ballando con le stelle, in coppia con il ballerino professionista Stefano Oradei, classificandosi al quinto posto nella finale. Nello stesso anno ha pubblicato con Piemme Vietato dire non ce la faccio, libro scritto a quattro mani con la giornalista Alessia Cruciani: un motto che ha sentito ripeterle fin da bambina dai suoi genitori.
La mamma Roberta e il papà Giovambattista l’hanno iscritta a soli tre anni alla società di ginnastica La Marmora - Team Ability Biella, dove ha iniziato la sua attività sportiva. Dopo aver provato ginnastica e nuoto, Nicole approda all’atletica leggera.
Velocista specializzata nei 100 e 200 metri, nel lancio del giavellotto, nel salto in lungo e nel triathlon, Orlando (che conta oltre 82 mila follower su Facebook e 21.400 su Instagram) ha conquistato molti titoli mondiali ed europei, fino a detenere record internazionali. Oltre le medaglie, il documentario racconta la quotidianità, la famiglia, l’amore, gli allenamenti, le fragilità e la forza interiore di una ragazza che non vuole essere definita dalla sua condizione, ma dalle sue azioni.


Lo scorso 13 gennaio Nicole è stata fra i tedofori della fiaccola olimpica di passaggio a Biella e ha commentato così sui profili social: «Poter far parte almeno del “contorno” delle Olimpiadi mi ha riempita di gioia. Non sono stata né la prima né l’ultima a portare la fiaccola, ma una qualunque, una come tutti gli altri, in mezzo agli altri, senza nessuna distinzione o pregiudizio. Spero un giorno che tutti gli atleti con disabilità intellettiva-relazionale possano confrontarsi su questi palcoscenici. Per me forse sarà troppo tardi, ma non smetterò mai di portare avanti questa battaglia!».








