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Jürgen Klopp comincia la sua avventura alla guida della Germania con 44 convocati e un discorso che va ben oltre il calcio. Nel giorno della presentazione della sua prima lista di convocati, il nuovo commissario tecnico tedesco ha parlato di appartenenza, identità e di che cosa significhi oggi, in Germania, essere orgogliosi del proprio Paese.
«Non voglio lasciare l'orgoglio nazionale alle persone sbagliate», ha detto Klopp durante la conferenza stampa al campus della Federcalcio tedesca di Francoforte, rivendicando l'idea di un «patriottismo positivo», capace di convivere con apertura e diversità.
Le parole di Klopp sono arrivate a pochi giorni dalle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt, dove Alternative für Deutschland (AfD) è risultata nettamente il primo partito, ottenendo oltre il 40% dei voti. Il ct non ha nominato direttamente l'AfD, ma ha fatto riferimento al risultato delle elezioni: «Ci sono state elezioni che ad alcuni probabilmente sono andate bene, mentre molti altri avranno pensato: “Mio Dio, che cosa sta succedendo?”».
Il tema è particolarmente sensibile in Germania, dove il peso del passato nazista ha reso a lungo delicato il rapporto con la bandiera e con l'esibizione pubblica dei simboli nazionali. «Dal punto di vista di uno sportivo, vorrei riprendermi la bandiera, per me e per noi», ha spiegato Klopp. Il suo desiderio è che una persona possa sventolarla senza suscitare immediatamente sospetti, ma semplicemente mostrando la propria felicità per essere nata, cresciuta o essersi trasferita in Germania.
«Si può essere orgogliosi di essere tedeschi e allo stesso tempo aperti, diversi, gentili e amichevoli? Si può avere compassione?», si è chiesto il ct. La sua risposta non lascia dubbi: «Sono sicuro al cento per cento: sì».
Il ruolo del calcio
Klopp non assegna però al pallone il compito di risolvere i problemi della società. «È più importante avere medici, personale infermieristico e tantissime persone impegnate in tantissime professioni», ha sottolineato. Allo sport riconosce però una capacità particolare: quella di creare comunità e unire le persone.
Tra gli esempi citati ci sono il tennista Alexander Zverev, i campioni del mondo di hockey e i grandi appuntamenti di basket e atletica. Anche la nazionale può fare la sua parte, diventando un luogo nel quale riconoscersi e vivere un senso di appartenenza comune.
Il messaggio ha trovato consensi anche nella politica tedesca. Il vicecancelliere e ministro delle Finanze Lars Klingbeil ha dichiarato a Reuters che la bandiera tedesca non dovrebbe rappresentare esclusione o arroganza e che si può essere orgogliosi del proprio Paese indipendentemente dall'esservi nati, dall'esservi immigrati o dall'avere una famiglia che vi vive da generazioni. Anche Franziska Hoppermann, segretaria generale della CDU del cancelliere Friedrich Merz, ha sostenuto che i simboli nazionali non debbano essere lasciati agli estremisti e che i colori della Germania possano essere indossati con orgoglio come simboli della libertà del Paese.
Una nazionale da ricostruire
Sul campo, intanto, la Germania è chiamata a ripartire dopo l'eliminazione ai sedicesimi degli ultimi Mondiali contro il Paraguay e le successive dimissioni di Julian Nagelsmann. Klopp ha scelto di cominciare in maniera decisamente insolita: 44 giocatori per quattro partite di Nations League, divisi in due gruppi.
I primi 24 saranno a disposizione per le sfide contro i Paesi Bassi del 24 settembre e la Grecia del 27. Per le successive gare contro Serbia e ancora Grecia arriveranno altri venti giocatori, mentre gran parte del primo gruppo tornerà nei rispettivi club.
Sedici dei 44 convocati non hanno ancora esordito con la nazionale maggiore. L'obiettivo è allargare la base e preparare giocatori che nei prossimi due o tre anni possano raggiungere i massimi livelli. «Non abbiamo cercato quello che non abbiamo, ma quello che abbiamo», ha spiegato il ct presentando il progetto.
Persino il cappellino indossato durante la conferenza stampa sembrava riassumere il senso della giornata: nero, con il logo Adidas nei colori della bandiera tedesca e la scritta «Einer von 83 Millionen», «uno degli 83 milioni».
Un dettaglio che riporta al punto di partenza: l'idea di un'appartenenza capace di unire senza diventare un confine.








