I pattini d’argento sono i loro: Chiara Betti, Elisa Confortola, Arianna Fontana, Arianna Sighel, quando si dice una squadra. Sì una squadra, per quanto sono state brave a non lasciarsi condizionare dall’intrico delle loro relazioni: Arianna Fontana da tempo si allena soprattutto negli Stati Uniti, sotto la guida del marito Anthony Lobello, Arianna è sorella di Pietro Sighel, fidanzato di Elisa Confortola, che nei giorni scorsi, dopo l’oro con la staffetta mista, in una intervista si era lasciato sfuggire, forse tradito dal coinvolgimento affettivo, parole mal misurate che avrebbero potuto far deflagrare la serenità della staffetta femminile, minarne l’unità. Salvo provare a chiarirle meglio dopo. Giorni difficili per lui, in Giochi accidentati da dubbie squalifiche.

C’era tutto per creare tensioni dall’esterno, e invece le ragazze sono state forti di testa: brave a restare concentrate sulla gara, brave a gestire la comunicazione, evitando di dare fuoco alle polveri, pur con Arianna Fontana sollecitata da tante domande, brave a non perdere di vista l’obiettivo.

E quando sono arrivate ormai quasi a notte mercoledì sera nella pancia dell’Ice skating Arena di Assago, altrimenti detto Forum, avevano i sorrisi di chi è soddisfatto di sé e della propria prestazione. La serenità di chi aveva seminato, mietuto e raccolto bene. Mentre Elisa Confortola, sorridente, fiera di esserci, raccontava: «Quando ho fatto il discorso per la candidatura di Milano Cortina a Losanna, non ero neanche sicura che sarei stata convocata: non mi sarei mai aspettata di avere due medaglie al collo ed è stato bello averle così nelle staffette mista e femminile». Con un bel sorriso autentico ha spento ogni tentativo di rinfocolare tensioni: «Sul ghiaccio siamo sempre tutti uniti, si lavora per unico obiettivo, in allenamento si è tutte determinate per raggiungere la stessa cosa, le polemiche lasciamole, fuori godiamoci questa medaglia, che è di tutte di quelle che sono qui e anche di quelle che sono a casa e che ci hanno aiutato ad arrivare fin qui, ci alleniamo tutti insieme con anche qualche maschio che viene a dare una mano».

Le citerà dopo una a una Arianna Fontana: «Durante la stagione di Coppa del mondo abbiamo avuto qualche problema con le staffette, per questo ho scelto di restare in Italia e a Bormio ad allenarmi perché l’obiettivo era arrivare qui, sia con la mista (poi oro) sia con la femminile. Sono contenta, abbiamo lavorato per creare questa squadra, anche con Martina (Valcepina, infortunata appena prima dei Giochi) e Gloria (Ioriatti).

Mentre Martina e Arianna Sighel parlavano con noi, Arianna Fontana e Chiara Betti scherzavano tra loro in un angolo, in un clima disteso.

E se a due giri dalla fine si è sognato pure più in grande grazie al sorpasso di Elisa Cofortola, la maestra dei sorpassi, come nella mista, i sorrisi alla fine hanno decisamente avuto la meglio su ogni forma di rimpianto: «Per un attimo sì un filo di rimpianto», ha raccontato Fontana, per la coreana che mi ha infilata velocissima e che non ho sentito arrivare, ma poi mi sono girata ho visto le mie compagne sorridere ed è uscito solo il bello».

Da sx a dx: le 14 medaglie olimpicche di Arianna Fontana disposte in ordine cronologico. L'atleta ha vinto 3 ori, 6 argenti e 5 bronzi da Torino 2006 a Milano Cortina. Passando per Vancouver 2010, Sochi 2014, Pyeongchang e Pechino 2022, ovvero sei edizioni. Il primo podio, un bronzo nell'edizione di venti anni da, nella stessa gara che le ha consegnato il record, la staffetta 3000 metri. ANSA
Da sx a dx: le 14 medaglie olimpicche di Arianna Fontana disposte in ordine cronologico. L'atleta ha vinto 3 ori, 6 argenti e 5 bronzi da Torino 2006 a Milano Cortina. Passando per Vancouver 2010, Sochi 2014, Pyeongchang e Pechino 2022, ovvero sei edizioni. Il primo podio, un bronzo nell'edizione di venti anni da, nella stessa gara che le ha consegnato il record, la staffetta 3000 metri. ANSA
Da sinistra le 14 medaglie olimpicche di Arianna Fontana disposte in ordine cronologico. L'atleta ha vinto 3 ori, 6 argenti e 5 bronzi da Torino 2006 a Milano Cortina. Passando per Vancouver 2010, Sochi 2014, Pyeongchang e Pechino 2022, ovvero sei edizioni. Il primo podio, un bronzo nell'edizione di venti anni, nella stessa gara che stasera le ha consegnato il record, la staffetta 3000 metri. Roma, 19 febbraio 2026. ANSA (ANSA)

Di una medaglia che per lei individualmente ha il valore speciale di una gara vinta con la storia: le sue 14 medaglie olimpiche è dal 18 febbraio 2026 la più titolata della storia olimpica italiana, il precedente primato apparteneva con 13 medaglie allo schermidore Edoardo Mangiarotti dal 1960. Nei giorni scorsi, anche la sera in cui aveva eguagliato il primato con l’argento nei 500, aveva sostenuto di evitare di pensarci per restare concentrata, ma dopo la staffetta ha ammesso: «Sì, questa medaglia ha un significato particolare, è stata un’emozione forte, negli spogliatoi mi sono dovuta sedere cinque minuti, forse un calo di pressione, forse l’intensità del momento. Mi sono resa conto che mio marito, Anthony Lobello, (il suo allenatore ndr.), mi parlava e io non capivo niente, ho chiesto di stare cinque minuti da sola, ma mi sa che ci metterò un attimo a elaborare il tutto».

Lo short track è essenzialmente uno sport individuale, vale per esso quel che vale per tutti gli sport in cui a squadre si compete a staffetta: ognuno realizza nella squadra la propria prestazione individuale e prestazioni individuali si sommano. Ma non è come nella scherma o nello sci di fondo, in cui si eredita il vantaggio o lo svantaggio del compagno soltanto, c’è la componente cambi, la cosa più difficile, quando, come qui si tratta di darsi una spinta, in uno settore prestabilito della pista, in mezzo a tante persone che pattinano in uno spazio piccolo. I fallimenti di tante staffette americane nell’atletica, somma di singoli individualmente velocissimi, franate nei cambi dimostrano che è quello il momento in cui si fa squadra vera: quei cambi, come ha spiegato Fontana a proposito di Bormio, bisogna provarli e rodarli. L’Italia lo ha fatto. E questo contava.

Ha ragione Julio Velasco, forse il più autorevole coordinatore di squadre che lo sport mondiale conosca, quando dice due cose essenziali: uno che per fare squadra occorre lavorare tutti in funzione del comune obiettivo; due che non è vero che nelle squadre son tutti uguali.

Il corollario del primo assioma è non lavorare uno contro l’altro col rischio di mandare all’aria il risultato finale; il che non significa essere tutti amici, frequentarsi fuori, non avere contrasti. Una lunga consuetudine con il mondo dello sport ci ha anzi insegnato a diffidare delle squadre in cui si racconta che è sempre tutto un idillio in cui si è tutti sempre amici, spesso è il modo per mettere sotto il tappeto problemi che prima o poi esplodono a volte in modo molto deflagrante.

Il corollario del secondo è che le differenze ci sono e vanno riconosciute e affrontate: è chiaro che Arianna Fontana, per longevità e risultati, ha una visibilità e un potere “contrattuale” che dentro una delegazione e, a maggior ragione dentro una squadra, vanno gestiti, perché possono rappresentare contemporaneamente un ingombro e un vantaggio. Sono, a pensarci, dinamiche non così diverse da quelle dei lavori d’équipe, che si chiamano così mica per caso. Se c’era bisogno di dimostrare che le ragazze dello short track sono una squadra di signore professioniste lo hanno fatto sul ghiaccio con l’argento olimpico. E questo deve bastarci. Il resto è retorica, polemica, gossip. Non ci riguarda.