Zinedine Zidane sugli spalti scuote la testa preoccupato, più di dispiacere che di delusione: sa che cosa si prova laggiù nell’arena di un campo di calcio sotto gli occhi del mondo al Mondiale. La sua ultima volta, dopo il titolo mondiale del 1998 e l’Europeo con la Francia nel 2000 è stata da dimenticare: testata a Matteo Materazzi ed espulsione. Sa quali scherzi può fare la tensione, persino a chi ha un carico di esperienza sulle spalle. Laggiù nella tana del lupo contro l’Argentina di Lionel Messi il 17 giugno 2026 c’era suo figlio Luca, all’esordio mondiale con l’Algeria, di cui è portiere della nazionale che ha scelto grazie alla doppia cittadinanza francese e algerina, forse anche per alleviare il peso di un confronto, inevitabile e gravosissimo, di un cognome ingombrante che dentro la stessa maglia potrebbe renderla di piombo.

Il guaio è che contro l’Argentina di Messi (3 gol a zero subiti dall’Algeria tutti con responsabilità del portiere) l’esordio è stato proprio da dimenticare e una sfida già difficile, quella di fare i calciatore come tutti i quattro figli di Zizou, così rischia di farsi ancora più ardua. Il mestiere del padre, specie se il padre ha avuto talento, è sempre un’avventura impervia, si rischia di non uscire mai da un’ombra che può essere spessa come una coltre, ruvida come un cilicio.

Più difficile ancora in campi come lo spettacolo e lo sport, che presuppongono un palcoscenico, una vetrina che ora i social amplificano esponendo chi ci capita a commenti impietosi, spesso da parte di chi non saprebbe cimentarsi. C’è un solo modo di salvarsene da figli d’arte: superare il padre, fino a trasformarlo in padre d’arte, costringendo il mondo, a suon di risultati, a invertire l’ordine dei fattori: come sono riusciti a fare Paolo Maldini e Tania Cagnotto. Per i padri, se tali sono, essere superati dai figli,è un successo, per i figli superarli la garanzia dell’emancipazione da un confronto nel quale altrimenti si rischia di rimanere per sempre schiacciati. Solo se il gioco porta comunque con sé serenità ha senso continuarlo: chi riesce a giocare solo per passione chiudendo fuori tutto il resto dà grande prova di autonomia e libertà. A patto però che si riesca a divertirsi senza soffrire troppo fuori se i risultati non arrivano, cosa sempre più difficile in un’era in cui le papere in Rete vivono per sempre. Tanto più difficile, forse impossibile, quando il gioco cessa di essere soltanto tale e diventa un lavoro. Diversamente toccherebbe ai padri che ci sono passati aiutare i figli, nella crescita, a emanciparsi, a scegliersi, in base alle attitudini osservate con onestà, la loro strada, purché sia davvero e soltanto la loro, pena il rischio di soffrire entrambi.

Detto questo in generale, scrollati i fantasmi e le paure dell’esordio domani è un altro giorno anche per Zizou Jr. e non tutti i giorni ci sarà un Messi di là.