Nata per unire con l’armonia come filo conduttore, lo ripete spesso Marco Balich nel corso della chiacchierata. È il Maestro di Cerimonie olimpiche con la maiuscola, ne ha 16 alle spalle, tra apertura e chiusura, ha iniziato nel 2002 un gioco anzi tanti Giochi che gli sono valsi un Emmy Award e un Compasso d’oro, premi prestigiosi, per eventi mondiali quant’altri mai, e Milano Cortina sarà la sua seconda in casa, dopo Torino 2006, e a Milano ha già firmato l’albero della vita di Expo 2015.

Marco Balich posa nello studio di “Cerchi Azzurri” il magazine quotidiano firmato Rai Sport per raccontare le Olimpiadi invernali in corso di svolgimento a Pechino. Milano 4 Febbraio 2022. ANSA / MATTEO BAZZI
Marco Balich posa nello studio di “Cerchi Azzurri” il magazine quotidiano firmato Rai Sport per raccontare le Olimpiadi invernali in corso di svolgimento a Pechino. Milano 4 Febbraio 2022. ANSA / MATTEO BAZZI
Marco Balich, direttore creativo della Cerimonia d'apertura di Milano Cortina 2026 (ANSA)

«Da Torino sono passati vent’anni, quel momento mi ha cambiato la vita, a me e a tanti collaboratori con cui lavoro. A Milano sarà una nuova interpretazione con creativi più giovani capaci di parlare alla generazione x e z: la celebrazione della bellezza e della fantasia dell’Italia in un nuovo linguaggio e ovviamente dei valori olimpici. Insisto molto sui valori dell’armonia: più che mai vogliamo ispirare i giovani sul tema della pace».

Spiega meglio la scelta di “Armonia”, in italiano, come concetto centrale: «Armonia, perché è una bellissima parola di origine greca, che significa che ci sono diversi suoni che insieme creano un suono migliore o diverse azioni che insieme creano un’azione migliore. Il fare un viaggio attraverso i colori, la cultura, i luoghi, l’arte, la bellezza riguarda l’armonia, perché tutto questo insieme è armonioso. E quando parlo di bellezza, la penso nel senso più nobile, un’essenza per noi italiani: l’armonia è anche un messaggio di pace universale molto necessario nel 2026. Quando parliamo di belle persone, ed è un concetto che travalica le culture, non parliamo di addominali scolpiti ma di valori, di gentilezza, di cultura, di conoscenza. Ecco non vorrei parlare di bellezza esaurendola in una estetica, ma in senso più filosofico».

La cerimonia promette due ore e mezza di spettacolo, coreografie, musica, costumi: «Ma vogliamo che al centro dell’azione ci siano gli atleti, che siano vicini alle parole del Presidente della Repubblica, della Presidente del Cio, del presidente Malagò. E non dobbiamo dimenticare Cortina perché in scala più piccola ma significativa è parte integrante di questa cerimonia con tutti i punti protocollari fondamentali raddoppiati».

Per la prima volta il braciere non sarà una sopresa, perché c’era bisogno di lavorarci fuori dallo stadio in un posto pubblico: sotto l’Arco della Pace: «Uno a Milano con sullo sfondo il Castello, uno a Cortina con sullo sfondo le Tofane, un design dinamico, tecnologico, con tanti Led che darà spettacolo e divertirà migliaia di persone a Milano e sulla piazza principale di Cortina, un simbolo contemporaneo, ma ispirato al grande Leonardo Da Vinci, abbiamo preso ispirazione dai suoi nodi geometrici».

L’arco l’ha voluto Napoleone in copia di quello di Parigi, ma i punti di contatto con la Cerimonia di Parigi 2024 finiscono qui: «Là era il messaggio potenzialmente divisivo di un solo regista con una idea forte. Milano Cortina 26 è l’esito di un lavoro creativo di squadra in cui il direttore creativo non mette il naso nella singola coreografia, in cui ci si confronta e magari si discute, in cui si parlano diversi linguaggi nei quali si cerca un’armonia, per questo ho incontrato Damiano Micheletto, uno dei più stimati direttori d’opera, chiamato Simone Ferrari, un giovane che ha lavorato al Circ du soleil, Lulu Helbaeck, Lida Castelli, la regina del Protocollo: la nostra cerimonia sarà più una squadra di calcio che un tennista di singolare».

A proposito di tennisti oggi si vocifera di Jannik Sinner a Milano. E chissà che vorrà dire. Intanto Ghali e la sua presenza hanno messo un po’ di maretta nell’obiettivo di fondo: «Mandare un messaggio non divisivo e lasciare tre quattro immagini che resteranno nella memoria».

Ci saranno Verdi, Rossini e Puccini, ma anche il pop: «Mariah Carey canterà in italiano e vi prometto che farà cantare tutto lo stadio».

Il difficile sarà coordinare cerimonie separate una a Milano, una a Cortina, una a Livigno, e renderle una, la grande sfida di questi Giochi diffusi che si proverà a non sparpagliare, ma ieri in sala stampa a Milano un collega californiano cercava disperatamente di conciliare tempi e modi per arrivare oggi alle 10 alle Tofane a Cortina e l’app dei trasporti indicava 7 ore e 06, non dietro l’angolo: «Immagino la sfilata come nella moda dove tutti camminano avanti da punti diversi, certo la tecnologia per unire le sfilate servirà, ma non voglio che sia il centro. Il fattore umano deve essere il centro. Alla fine delle cerimonie che abbiamo visto ricordiamo il tremore di Mohammed Ali che accende il braciere di Atlanta, non certo quanti led c’erano sul pavimento».

A proposito di moda si sa che si renderà omaggio a Giorgio Armani, lo stilista che più di tutti è stato vicino allo sport e allo sport milanese: «Penso con commozione al fatto che l’ultima cosa che ha disegnato prima di morire sono state le divise dei portabandiera. È il simbolo di tutti gli stilisti di Milano, delle persone che hanno cambiato la percezione dell’Italia nel mondo in cui la moda e il design hanno messo da parte lo stereotipi pizza/pasta».