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Fiori, candele e messaggi di fronte al bar Le Constellation di Crans-Montana in Svizzera, teatro della strage di Capodanno, 2 gennaio 2026. ANSA/ BENOIT GIROD
Tra il personale medico e di supporto psicologico che si è mobilitato dopo la strage di Crans Montana, c’è anche l’Associazione Emdr, che riuniscei gli psicoterapeuti esperti nella gestione dei disturbi post traumatici, tramite una tecnica, l’Emdr appunto (Eye Movement Desensitization and Reprocessing, tradotto: desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari), che fu elaborato dalla psicologa e ricercatrice statunitense Francine Shapiro nel 1989 e che oggi è riconosciuta e applicata in tutto il mondo. Abbiamo raggiunto Elena Simonetta, psicotraumatologa. supervisore Emdr, autrice tra l’altro del libro Entrare nelle memorie per curare il trauma infantile (Edizioni San Paolo) per capire come intervenire tempestivamente per aiutare sia le vittime sia i loro familiare ed amici a non cronicizzare un evento così doloroso.
«Premetto che un evento traumatico, così devastante come questo», precisa la psicoterapeuta, «non può essere rimosso, e porterà sempre con sé un carico di dolore. L’Emdr non può eliminare né l’evento in sé dalla memoria né il senso di lutto, di perdita. Ma quello che deve essere evitato è che si trasformi in un trauma profondo con effetti sia sul piano fisico sia sul piano emotivo. Le conseguenze di un trauma non risolto possono essere nausea, vomito, attacchi di panico o di ansia decontestualizzata, fobie (nel caso specifico potrebbero essere generate dal fuoco anche di una semplice fiammella) flash back, incubi notturni, che condizionano pesantemente la vita delle persone e che si attivano anche a distanza dall’evento traumatico, che viene rivissuto non come qualcosa legato al passato ma come se fosse un eterno presente che attiva la paura e il senso di pericolo imminente».
Vediamo più nel dettaglio come agisce questa tecnica: «L’Emdr riduce tutti i sintomi di paura e spavento e i sintomi di disregolazione emotiva», spiega Elena Simonetta. «In secondo luogo consente di rielaborare la memoria del trauma, facendo si che questo ricordo sia legato al passato. Infine consente l’attivazione di risorse che vanno a consentire alla persona di ridurre o eliminare i sintomi somatici, emotivi e mentali collegati alla traumatizzazione». La tecnica in sé è abbastanza semplice ma è importante precisare che va attuata da personale esperto e preparato, e secondi criteri importantissimi che non tutti gli psicologi posseggono e non su un disagio qualsiasi a sui PTSD, cioè stress post traumatici. «Ciò viene fatto consente un funzionamento più integrato e veloce degli emisferi cerebrali grazie a una stimolazione alternata bilaterale che può essere il movimento degli occhi, ma anche una stimolazione uditiva, o sensoriale, per esempio tramite il tapping, cioè colpetti alternati sulle ginocchia. Il cervello viene cioè fissato sul presente grazie alla stimolazione, e “butta” uno sguardo all’indietro nel passato del trauma e cerca di rivivere l’esperienza non più con l’attivazione della disregolazione emotiva, ma come un’esperienza che si può superare. In genere viene sollecitata la capacità di resilienza, cioè le emozioni positive, per modificare il punto di vista con cui si va a guardare l’esperienza».


«Sicuramente in questo caso questa tecnica è molto efficace. E so che nell’equipe di psicologi dell’Ospedale Niguarda, dove sono affluiti numerosi feriti gravi, ci sono colleghi preparati sul’Emdr. E qualora necessario gli psicologi dell’associazione Emdr sono disponibile a intervenire a livello volontario. Come, per esempio, è accaduto dopo i terremoti. sono stata coordinatrice di un’equipe che è intervenuta dopo il sisma che colpì l’Emilia nel 2012. E io stessa sono disponibile sul territorio di Milano se nei prossimi giorni ci sarà bisogno del mio supporto».


Elena Simonetta ha anche ideato uno sviluppo dell’Emdr, l’Emdp finalizzato al trattamento di comportamenti dissociativi come esiti di traumi complessi, e a cui ha dedicato gli ultimi suoi libri, Cristalli infranti, scritto con altri colleghi, e Non dovevo essere figlio unico, entrambi editi da Alpes.






