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sabato 25 settembre 2021
 
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Domenica 11 aprile - II domenica di Pasqua o della Divina Misericordia

La prima lettura della domenica “in Albis depositis” – quella in cui nell’antichità i battezzati deponevano la veste bianca ricevuta dopo il Battesimo la notte di Pasqua – è tratta dagli Atti degli Apostoli. Pietro e Giovanni sono stati condotti, come Gesù prima di loro, davanti al sinedrio, e ora Pietro dà la sua testimonianza al Risorto. Citando un Salmo, il 118, dice che Gesù, lo “scartato” come la pietra gettata via dai costruttori, è la testata d’angolo, la pietra più importante dell’edifi†cio. I due apostoli annunciano la risurrezione di Gesù, annota Luca, con parresía, cioè coraggio, franchezza, quella che invece non hanno i discepoli di Gesù chiusi nel cenacolo, di cui riferisce la lettura del Vangelo.

La pagina evangelica è la continuazione di quella di domenica scorsa, ma è ambientata di sera. Siamo nello stesso giorno delle apparizioni del Risorto, l’evangelista Giovanni ha appena †finito di raccontare l’incontro di Gesù con la Maddalena, ed ecco che Gesù appare per la prima volta ai suoi discepoli.

Il brano può essere suddiviso in tre parti. La prima (20,19’23) viene de†nita la “Pentecoste giovannea”, per distinguerla da quella degli Atti degli Apostoli. La seconda parte (20,24’29) ha per protagonista uno dei Dodici, Tommaso, e i due ultimi versetti (20,30’31) sono invece quella che è considerata la conclusione “autentica” di questo Vangelo. Il capitolo ventunesimo di Giovanni, infatti, viene normalmente considerato un’aggiunta successiva, ma pur sempre canonica e ispirata.

La forza ai discepoli che si trovano nel cenacolo e che non hanno ancora parresía verrà dallo stesso Risorto, che è descritto per due volte, nella nuova traduzione Cei, come colui che «stette in mezzo» (versetti 19 e 26). È questo uno dei modi possibili, e molto suggestivi, utilizzati nel Nuovo Testamento per esprimere la presenza viva di Gesù. Hístemi – “stare ritto in piedi” – è il verbo che viene usato anche per descrivere Gesù che si ferma e sta con i discepoli di Emmaus (Luca 24,36), è quello con cui Stefano dice di vedere Gesù stare alla destra di Dio (Atti 7,55), ma è soprattutto il verbo che nell’Apocalisse signifi†ca lo stare ritto dell’Agnello, che è «come immolato» (5,6), ma vivente. Gesù sta ritto in piedi alla porta e bussa, scrive, ancora, l’Apocalisse (3,20), e ora, dopo i giorni della passione e della sofferenza, torna dai suoi, entra nel cenacolo, e stando ritto in mezzo ai suoi si rivolge a loro.

Il modo in cui Giovanni descrive il dono dello Spirito è unico in tutto il Nuovo Testamento. Solo qui, nel versetto 20,22, si dice che Gesù «alitò» sui discepoli, usando un verbo, emphysáo, “insufflare”, utilizzato per la prima volta nel libro della Genesi, nel racconto della creazione dell’uomo e della donna. Tutta la realtà creata – si racconta lì – è fatta con la parola di Dio, ma per fare l’uomo questo non basta: Dio deve “alitare” dentro le sue narici, chinandosi su di lui, e guardandolo negli occhi. Dal Risorto, ora, viene lo stesso dono, per quella che è davvero una “nuova creazione”.


08 aprile 2021

 
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