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mercoledì 25 maggio 2022
 

Domenica 15 maggio 2022 - V domenica di Pasqua

Il comandamento nuovo che Gesù dà ai suoi discepoli riguarda non solo l’amore, ma il modo in cui si deve amare. Giovanni ci lascia entrare ancora una volta, come già domenica scorsa, nella sala in cui il Signore sta consumando la sua ultima Cena, e col suo discorso d’addio anticipa ciò che egli porterà a compimento con la Pasqua. Ecco allora che il comandamento nuovo («Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri») acquista significato nel “come” il Signore ha amato i suoi discepoli. Se rileggiamo i Vangeli, ci accorgiamo che il suo amore si è espresso in alcune modalità.
Gesù ha dato una prospettiva di vita nuova a coloro che chiamava a stare con sé, e a coloro che lo seguivano: non ha promesso beni terreni, ma molto di più di quanto essi potevano lasciare («Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna», Matteo 19,29).
Gesù ha educato i suoi discepoli. Non ha tenuto nascosti per sé segreti di cui era geloso, ma ha parlato ai suoi di ciò che più gli stava a cuore, e cioè l’amore che lo univa al Padre («Egli parlava loro del Padre», Giovanni 8,27; «Vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi»; Gv 15,15).
Gesù ha perdonato chi stava con lui, accogliendo con misericordia gli errori dei discepoli. Spesso inadeguati rispetto alle esigenze della vocazione, li ha rimproverati ma non li ha mai allontanati, invitandoli a seguirlo («Gesù, voltandosi, disse a Pietro: “Va’ dietro a me, Satana!”», Matteo 16,23).
Gesù ha dato ai discepoli l’autorità per continuare quello che lui aveva iniziato, facendo un investimento di fiducia in essi, e confidando nella potenza dello Spirito («Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità», Matteo 10,1).
Gesù, infine, ha amato i suoi al punto di dare la vita per loro («Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine», Giovanni 13,1).
Si tratta solo di accenni, ma già con questa carrellata ci accorgiamo che il modo in cui Gesù ha amato i suoi durante la sua vita terrena è il modo in cui il Risorto agisce ancora con la sua Chiesa e con noi discepoli di oggi.
Scopriamo poi che ciò che ha fatto il Signore è l’unica ragione perché possiamo farlo anche noi: il suo invito ad amarci, in altre parole, è credibile e possibile proprio perché egli per primo l’ha messo in atto. Si spiega, così, anche la pagina dal libro degli Atti degli Apostoli. Uno dei discepoli, Barnaba – che poi diventerà il compagno e l’amico di Paolo – vende quanto possedeva e lo mette a disposizione della Chiesa. Come Gesù, anche questo discepolo non ha tenuto nulla per sé, e ha creduto che nella comunità dei cristiani vi fosse ancora, e fosse possibile, quell’amore che il Signore aveva messo in pratica per primo.


12 maggio 2022

 
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