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venerdì 03 febbraio 2023
 

Domenica 2 ottobre 2022 - V dopo il martirio di san Giovanni il precursore

La pagina del Vangelo di questa domenica è tratta dal cosiddetto “Discorso in pianura” del vangelo di Luca, equivalente a quello “della montagna” di Matteo. Siamo al cuore del Vangelo, perché Gesù annuncia l’etica dell’amore: l’amore per i nemici, il donare gratuitamente, il non giudicare, il porgere l’altra guancia.
Ciò che regge l’intero discorso è il verbo agapáo, “amare”; i detti di Gesù sono di stile sapienziale (non vi è un vero e proprio ordine); i verbi sono soprattutto all’imperativo. Commenta don Carlo Broccardo: «Gesù ammassa una serie di comandi che puntano tutti nella stessa direzione: scardinare la logica della reciprocità». Quanto è importante questa osservazione, che ci invita a non ricambiare le offese con la stessa moneta, e a verificare le nostre azioni sulla base non di come agisce il mondo, ma di come ha agito Gesù e di come agisce sempre il Padre.
Nei versetti di questa domenica al v. 31 si trova anche quella che è stata definita “regola d’oro”: «Come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro».
Per commentarla si può fare riferimento a un libro biblico sacro per i cristiani, e stimato (ma non riconosciuto come canonico) dagli Ebrei, il libro di Tobia. Al capitolo quarto si racconta del padre Tobi che saluta il figlio che parte per un lungo viaggio, e tra le tante raccomandazioni che gli fa gli propone anche quella che è stata chiamata la “regola d’argento”: «Non fare a nessuno ciò che non piace a te» (Tobia 4,15). Si tratta di uno dei suggerimenti più acuti e utili che un padre possa dare a un figlio: significava, in ultimo, non far del male a nessuno. È senza dubbio un principio morale importante, e impegnativo, perché se tutti seguissero questa regola, nessuno riceverebbe male dall’altro. La “regola d’argento” si trova anche in uno scritto cristiano, la Didachè, molto legato all’ambiente giudaico: «Tutto quanto vuoi che non sia fatto a te, nemmeno tu fallo ad altri» (1,2).
Gesù, però, nel “Discorso della pianura” (e anche in quello “della montagna”), si rifà a questa regola volgendola in forma positiva. Rispetto alle raccomandazioni di Tobi al figlio, non si tratta semplicemente di “non fare” qualcosa agli altri, ma, anzi, di “fare” quello che desidereremmo fosse fatto a noi. La formulazione in questo senso implica maggiore libertà e creatività, e ricorda che anche le omissioni possono essere un male.
Quanta differenza tra la regola d’oro e quella di bronzo, e soprattutto tra queste e quella che un predicatore statunitense, non cattolico, di fine ’800 (Theophilus Brown Larimore) chiamava la “regola di ferro”, seguita da chi con la forza prevarica sugli altri. In conclusione: mai si deve seguire la “regola di ferro”, ma nemmeno applicare la “regola d’argento” basta più, perché questa porta a difendersi, a pensare a se stessi, a centrarsi in modo autoreferenziale sui propri problemi. L’unica via per la giustizia è quella delle parole di Gesù, che non solo ci chiedono di non ferire gli altri, stando a distanza da loro, ma ci invitano ad avvicinarci a ogni persona considerandola figlia dello stesso nostro Padre.


29 settembre 2022

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