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giovedì 04 giugno 2020
 

Domenica 1 marzo - All'inizio di Quaresima

Assisti, o Dio di misericordia, la tua Chiesa che entra in questo tempo di penitenza con animo docile e pronto…»: con queste parole la prima orazione della Messa di oggi ci invita a entrare nel tempo di Quaresima, insieme al Signore Gesù. Nel deserto, anche noi con lui, ci prepariamo ad aff­rontare la lotta contro il tentatore, per smascherarne gli inganni e scegliere ancora una volta l’unico Maestro.

La Chiesa in preghiera si rivolge al «Dio di misericordia », perché questo è il punto centrale del cammino quaresimale: non tanto, o non soltanto, lo sforzo umano di penitenza, ma l’esperienza sempre liberante della misericordia divina. In eff­etti la domanda che ci dobbiamo porre non è anzitutto cosa dobbiamo fare in questo tempo per Dio, ma l’esatto contrario: cosa Dio farà per noi in questo tempo? Ed ecco la risposta: Dio ci farà sperimentare la sua misericordia e il suo amore che perdona, perciò la Quaresima sarà tempo di penitenza perché tempo di grazia. Le parole della prima orazione, ci suggeriscono anche l’atteggiamento spirituale con cui incamminarsi, cioè «con animo docile e pronto». Di quale docilità si tratta? Come sarà possibile accogliere la misericordia di Dio? Il profeta Isaia lo dichiara al popolo di Israele e a tutti noi in modo chiaro, si tratta infatti di abbandonare ogni atteggiamento di apparente mortiŽcazione, per abbracciare un cammino di condivisione e di riconciliazione. Dice Isaia: «È forse come questo il digiuno che bramo, il giorno in cui l’uomo si mortiŽfica? Piegare come un giunco il proprio capo, usare sacco e cenere per letto? Non consiste forse nel dividere il pane con l’a­amato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti?».

Dunque la docilità, secondo Isaia, coincide con la compassione e la cura dei poveri e dei bisognosi, ma anche con un atteggiamento di riconciliazione: «Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio…». Si tratta perciò di un cammino di vera trasformazione e di autentica conversione, ma non è facile, perché tante forze dentro il cuore dell’uomo si oppongono e vorrebbero andare in direzione contraria.

È l’esperienza della tentazione, di cui il Vangelo di oggi ci parla, esattamente la tentazione di Gesù che si ritira nel deserto per iniziare il suo ministero pubblico, un “ritiro” che ricorda l’esperienza dell’esodo, ma che vale anche per tutti noi. Quando ci mettiamo seriamente in cammino, quando decidiamo nuovamente di seguire Gesù per vivere secondo il suo insegnamento, allora sicuramente dovremo fare i conti con le diverse “tentazioni” che vanno a colpire i nostri punti deboli: «Figlio se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione» (Siracide 2,1). In modo paradossale allora possiamo dire che sperimentare la tentazione è buon segno, vuol dire che davvero ci siamo messi in cammino! Donaci Signore un cuore docile e pronto, perché la grazia della Quaresima porti in noi frutti di conversione, di compassione e di riconciliazione.


27 febbraio 2020

 
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