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V Domenica di Avvento - Il precursore - 13 dicembre 2020

La pagina evangelica di questa domenica si trova subito dopo il Prologo, cioè all’inizio del vangelo di Giovanni, le cui prime frasi sono ben note: «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio» (Giovanni 1,1). Nel primo capitolo del suo Vangelo, infatti, l’autore sacro non scrive solo della Parola «che si fece carne», il Cristo, ma anche della voce che è stata suo testimone, il Battista.

Ai sacerdoti e ai leviti scesi da Gerusalemme per interrogarlo, il Battista dà la sua testimonianza (in greco martyría, da cui “martirio”), che potrebbe sembrare a prima vista meno importante del martirio di cui scrivono i Vangeli sinottici (Matteo, Marco, Luca), narrando la sua morte. Di essa racconta anche uno storico ebreo del primo secolo, Giuseppe Flavio, il quale spiegava ai lettori di Roma che «Erode aveva ucciso quest’uomo buono, che esortava i giudei a condurre una vita virtuosa e a praticare la giustizia vicendevole e la pietà verso Dio, invitandoli ad accostarsi insieme al battesimo».

Nel Quarto vangelo, invece, Giovanni esce di scena quasi senza che il lettore se ne accorga, subito dopo che, annunciate le nozze dello Sposo (Gesù), darà la sua ultima testimonianza: «Lui deve crescere; io, invece, diminuire» (Giovanni 3,30). Questo versetto è talmente signi˜cativo da aver in™uito anche sul calendario e sull’interpretazione del moto dei corpi celesti! Proprio come il giorno di Natale fu ˜ssato il 25 dicembre perché la luce è venuta al mondo (il solstizio d’inverno, da quando i giorni si allungano), così il giorno natale del Battista fu ˜ssato il 24 giugno, il momento in cui i giorni si accorciano, perché egli doveva diminuire.

La testimonianza (martyría) del Precursore nel Quarto vangelo, così, è altrettanto eloquente del martirio narrato dai sinottici o da Giuseppe Flavio. Nella lettura di oggi in fondo si dice che Giovanni non si appropria di un ruolo che non è suo. Mentre nel nostro tempo tutti vogliono apparire, sentirsi protagonisti, “infl™uenzare”, Giovanni fa un passo indietro e dice di non essere il Messia, di non essere quell’Elia che (si credeva) sarebbe tornato, di non essere nemmeno un profeta.

Dopo questa triplice negazione Giovanni dice chi è. È anzitutto un grido nel deserto. Non è soltanto lo stesso modo con cui il gruppo degli Esseni, contemporanei di Giovanni che si erano anch’essi insediati nel deserto, si autocomprendevano: il Battista ci aiuta a prendere coscienza del nostro personale grido, della nostra invocazione di aiuto, ma ci chiede soprattutto di ascoltare quel grido che rompe il silenzio dei nostri deserti esistenziali invitandoci a sperare nel ritorno del Figlio dell’Uomo.

In˜fine, Giovanni spiega di essere colui che deve preparare la strada per qualcuno più grande. Il ruolo di Giovanni è fondamentale: ha richiamato ai Giudei l’importanza di attendere il Messia, ma ha dato un esempio mettendosi al posto giusto, svolgendo il compito che gli era stato a¢dato, accettando la sua sorte con gioia, uscendo di scena per lasciare posto a un Altro.


10 dicembre 2020

 
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