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giovedì 20 giugno 2024
 

VI Domenica di Pasqua (anno B) - 5 maggio 2024

Rimanere nell'amore perché il frutto resti

 

«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore».

Giovanni 15,9-10

 

La liturgia delle domeniche di Pasqua ci offre ogni anno un itinerario spirituale per farci entrare nel Mistero della Redenzione: dopo il percorso quaresimale, attraverso il Triduo Santo, riceviamo l’annuncio della Risurrezione (Veglia di Pasqua), affidato, in tutti i Vangeli, alla parola e alla testimonianza delle donne, fin dal principio alleate della Vita (cfr. Genesi 3,15). Siamo chiamati, con gli apostoli, ad avvicinarci al sepolcro, la mattina di Pasqua, per riconoscere che è vuoto: surrexit Dominus vere!

La professione di Pietro, fondata sull’incontro con il Risorto, risuona potente negli Atti, il libro dello Spirito e della Chiesa: «Siamo uomini» e in noi vive la Vita nuova di Cristo! «Dio non fa differenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia» (Atti 10, I lettura): nella fede di Pietro si radica la fede di tutta la Chiesa, dalle origini fino ai confini del tempo e dello spazio si innesta la fede di Giovanni (Vangelo del Giorno di Pasqua) e quella di ciascuno di noi, “discepolo amato”. La fede nella Risurrezione trasmessa dagli apostoli, testimoni di Colui che hanno visto vivo, può essere tentata dalla paura e dal dubbio: l’esperienza di Tommaso (II Domenica di Pasqua) può essere l’esperienza di tutti noi, innamorati del Dio della Vita eppure affaticati dal quotidiano, bisognosi di incontrare ancora Gesù e di sperimentare quello che ci è stato annunciato; per ciascuno di noi il Cristo si fa presente nella comunità, offre momenti di intimità, mostra un Amore potente, che attraversa e vince il dolore e la morte.

Il Risorto “vive immortale con i segni della Passione”: la fede nella Risurrezione è eucaristica, sacramentale, fatta dei segni umili e preziosi della vita quotidiana, capace di attraversare la notte; siamo invitati ogni anno, nel Tempo Pasquale, a prendere coscienza del dono immenso del Pane e del Vino, che divengono per noi, per le mani del sacerdote, Corpo e Sangue vivi del Signore, cibo del cammino: la III Domenica di Pasqua ci invita sempre a stare a mensa con Gesù, a riconoscerlo e incontrarlo nell’Eucaristia, inizio e memoriale della Pasqua, sacramento della Presenza, certezza che Egli è con noi «tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Matteo 20,28), come amico, fratello, Sposo, “Pastore buono” (IV Domenica di Pasqua) che sceglie per noi le acque più cristalline e i pascoli più erbosi, che ci conserva in vita, ci assicura la vita, “pone di fronte a noi” l’esempio della sua Vita piena, completa, eterna perché donata (V e VI Domenica di Pasqua). 

Credere nella Risurrezione è procedere in questo percorso che, da ricettori dell’annuncio della Pasqua, ci fa camminare verso l’Ascensione, ci fa «vedere» «la vittoria del nostro Dio» (Salmo 97, Responsorio), ci guida ad essere testimoni credenti e credibili, nella pienezza della Pentecoste, dell’Amore che ci ha «generati» e ci permette di «conoscere Dio» (II Let- tura, 1 Giovanni 4). La via di questa «conoscenza» piena, che nella Bib- bia ha la dimensione dell’intimità nuziale, è «rimanere nell'Amore» di Gesù, «come Lui rimane nell’Amore del Padre»: in questo Amore, che dobbiamo avere «l’un l’altro», siamo «chiamati amici», “amati”, «scelti» dalle origini del mondo «perché», come Apostoli, «andiamo e portiamo frutto, e il nostro frutto rimanga» (Vangelo, Giovanni 15).


02 maggio 2024

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