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giovedì 21 ottobre 2021
 
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XI Domenica dopo Pentecoste - 16 agosto

«Ecco io vi mando come pecore in mezzo ai lupi…»: con queste parole il Signore Gesù invia i suoi discepoli ad annunciare il regno di Dio, mettendoli chiaramente in guardia sulle difficoltà che sicuramente incontreranno. Continua infatti dicendo: «Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle sinagoghe». Da una parte sappiamo che al Signore Gesù sarà riservato questo trattamento e dunque anche i suoi discepoli, coloro che hanno accettato di seguire il Maestro, subiranno la stessa sorte; ma se il Signore è preparato a tutto questo, se ne è consapevole, non altrettanto possiamo dire dei suoi discepoli. Dunque ecco perché li mette in guardia, invitandoli ad essere «prudenti come i serpenti e semplici come le colombe», ma insieme li rassicura, perché nelle difficoltà potranno essere certi di ricevere dall’alto un aiuto speciale: «Non preoccupatevi di come 
o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi». Noi siamo i discepoli di oggi e, oggi come allora, il Signore ci manda ad annunciare il suo Vangelo di salvezza nel nostro mondo. Le difficoltà anche oggi non mancano, come non sono mancate nel corso della storia e molti, ieri e oggi, hanno pagato con la vita la loro fedeltà al Signore. Tuttavia, anche senza pensare a una reazione violenta, anche per noi le difficoltà non mancano e talvolta possiamo sentirci non all’altezza, incapaci di rendere davvero testimonianza in modo adeguato. Ma anche a noi il Signore ripete di non temere e di avere fiducia, poiché ci sarà dato lo Spirito Santo che ci renderà capaci di dare testimonianza e, al momento giusto, di saper trovare le parole adatte. Inoltre, nelle letture di questa domenica troviamo l’esperienza di altri testimoni. Il primo è il profeta Elia che, fuggito nel deserto perché minacciato di morte dal re Acab e dalla regina Gezabele, arriva al monte Oreb ed è chiamato a fare una nuova esperienza di Dio, non come si aspettava, attraverso il fuoco, il vento o il terremoto, ma potendo percepire solo il soffio di una brezza leggera. Il profeta si lamenta con Dio per essere stato abbandonato nel pericolo, scopre invece che Dio non lo aveva dimenticato e che ora lo chiama a concludere il suo ministero profetico, ungendo nuovi re e il profeta Eliseo che continuerà il mandato profetico al suo posto. Infine troviamo san Paolo che, ripensando alle sue vicende umane e spirituali, ricorda alcune esperienze straordinarie che Dio gli aveva concesso, e tuttavia non si dimentica anche delle sue fragilità; scrive infatti ai cristiani di Corinto ciò che il Signore gli aveva risposto, a proposito di una “spina” che sentiva nella sua carne: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Dunque anche noi, conoscendo bene le nostre incertezze, potremo contare sulla promessa del Signore, che non ci farà mancare il suo Spirito e che, sperimentando le nostre debolezze, sicuramente ci farà fare esperienza della sua grazia.


15 agosto 2020

 
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