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venerdì 19 aprile 2024
 

XXX Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) - 29 ottobre 2023

Amare per essere veramente liberi

 

Un dottore della Legge interrogò Gesù per mettere alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso».

 

Matteo 22,35-39

 

Prosegue la narrazione matteana dell’ultima settimana di Gesù a Gerusalemme, prima della Passione: il Signore è nel Tempio, «le folle rimangono colpite dal suo insegnamento», ma i notabili lo incalzano e cercano di coglierlo in fallo. Protagonisti sono i farisei: «Hanno sentito che Gesù ha chiuso la bocca ai sadducei» (cfr. Matteo 22,23-32) e «proprio per questo» si «riuniscono», con l’intento di «metterlo alla prova». Per farlo gli inviano «uno di loro» tra i più capaci, «esperto della Legge».

Il passo ha paralleli negli altri sinottici, ma qui si colloca nel contesto di continue dispute in cui Gesù mostra con semplicità la Verità che Lui è, che viene dal Padre, e i suoi interlocutori non sono disposti ad ascoltarlo e ad accogliere il Dono di Vita che giunge loro. Essi conoscono «il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei vivi e non dei morti» (Matteo 22,32) e professano la fede in Lui, osservano tutti i precetti e sono in prima fila nelle sinagoghe e nelle feste; loro, i “credenti”, si rivolgono a Lui in cattiva fede, con l’obiettivo di fargli del male e di sbugiardarlo davanti a tutti. Pensano che Egli sia ignorante della Legge di Mosè o che non la osservi in modo corretto, che sia pertanto pericoloso per sé e per gli altri, e vogliono fare  in modo che il popolo se ne accorga. Metterlo alla berlina pubblicamente è, secondo loro, anche un modo di fare del bene a Lui e alla gente che si fida di Lui. Succede forse anche a noi che, per invidia e convinti di essere nel giusto, ci accaniamo contro qualcuno che riteniamo in errore, pensando di fare addirittura una cosa buona se interrompiamo la sua azione?

Ci rivolgiamo pertanto ai nostri fratelli, pure di fede, con l’intento di ingannarli e coglierli in fallo? Ci indispettiscono i frutti che portano, anche nella Chiesa, come i farisei non sopportano i miracoli di Gesù, compiuti «anche di sabato», il Bene che fa alla gente, gli insegnamenti di Vita che Egli, Parola eterna del Padre, offre senza risparmiarsi? È questo l’Amore che oggi ci è indicato come «il comandamento» grande, da cui «dipendono la Legge e i Profeti», che deve essere rivolto non solo a Dio (Deuteronomio 6,5; Salmo 17, Responsorio), cosa piuttosto semplice a prima vista, ma anche al prossimo (Levitico 19,18). Amare l’altro, il forestiero, la vedova, l’orfano (I lettura, Esodo 22) o chi vive tutti i giorni vicino a noi, con i suoi difetti e limiti, non è facile: eppure «chi non ama il fratello che vede non può amare Dio che non vede» (1Giovanni 4,20) e solo questo Amore, che circola tra noi, rende veri discepoli del Maestro e «modelli per i credenti» (II lettura, 1Tessalonicesi 1). Altrimenti siamo «timpani che risuonano e cembali che tintinnano» (1Corinzi 13,1), capaci di predicare bene e vivere nel modo opposto, come i farisei, «che impongono fardelli pesanti ma non vogliono muoverli neanche con un dito» (Matteo 23,4) e rimangono schiavi della Legge, trasformata in vincolo insopportabile, mentre è Luce di Amore liberante!


26 ottobre 2023

 
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