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«Il pellegrino che ha attraversato la porta è inviato a tornare nel mondo come testimone, portando nella vita quotidiana il dono ricevuto». Il cardinale James Michael Harvey, arciprete della Basilica papale di San Paolo fuori le mura, chiude l’ultima delle porte giubilari prima che, il sei gennaio, papa Leone faccia lo stesso con la Porta Santa di san Pietro mettendo fine ufficialmente alle celebrazioni per l’Anno Santo. Nell’omelia della messa, partecipatissima, ricorda, però, che la speranza non si ferma qui. E che anzi, il pellegrino «è colui che, oltre il cammino fisico, accetta di intraprendere un cammino interiore. Attraversare la Porta Santa ha significato riconoscere i propri limiti, accogliere l’incompletezza dello sguardo e affidarsi alla guida del Signore, come nella preghiera ci è dato di camminare passo dopo passo, nella fiducia che ogni passo è sufficiente». E dunque ora «mentre la Porta santa si chiude, si apre davanti a noi, una responsabilità: siamo chiamati a essere testimoni credibili di speranza. In un mondo segnato da divisioni e paure, la Chiesa è chiamata a essere segno umile ma luminoso della presenza di Dio».
Richiama i santi che «lungo i secoli, sono stati questi segni. Anche a noi, è affidato questo compito: restare, perseverare e rimanere fedeli al posto che il Signore ci ha affidato nella storia».
Nel giorno in cui si celebra la Santa Famiglia, scelto per la chiusura dell’Anno giubilare in tutte le diocesi del mondo, siamo chiamati a contemplare, dice ancora l’arciprete, «una speranza vissuta nella semplicità della vita quotidiana. A Nazareth, la speranza si è resa visibile nella fedeltà dei giorni, nel lavoro silenzioso, nella cura reciproca, nell’ascolto della volontà di Dio dentro le pieghe ordinarie dell’esistenza».
Guardando alla Sacra Famiglia impariamo «che i piccoli gesti, ripetuti con amore, diventano segni luminosi. Una presenza che rimane, una pazienza che sostiene, una fiducia che persevera anche nell’oscurità. Così la speranza prende carne nella storia e diventa testimonianza credibile, capace di orientare il cammino degli uomini anche nella discrezione, come una luce mite che indica la strada». Infine il porporato invita, «mentre la Porta santa si chiude» a far rimanere «aperta nei nostri cuori la porta della fede, della carità e della speranza». Che «rimanga aperta», è il suo auspicio, «la porta della missione, perché il mondo ha bisogno di Cristo».




