«Condanniamo questo vile atto terroristico nei termini più fermi possibili. Esprimiamo le nostre più sentite condoglianze e la nostra sincera vicinanza alle famiglie e ai cari di coloro che hanno perso la vita, agli abitanti di Hammoud e a tutti i nostri fratelli e sorelle colpiti da questa grave tragedia». Così il Patriarcato latino di Gerusalemme ha espresso solidarietà e vicinanza alla comunità greco-ortodossa per l’attentato terroristico alla chiesa greco-ortodossa di San Giorgio, nel villaggio di Hammoud, in Giordania, lo scorso 23 ottobre. «Ribadiamo il nostro profondo orgoglio per il ruolo storico e nazionale svolto dalla famiglia hashemita nel consolidare i valori della moderazione e della tolleranza, nel difendere la dignità umana e nel tutelare la libertà di praticare i riti religiosi. Sottolineiamo inoltre che la coesione nazionale del popolo giordano costituisce un baluardo vitale contro il terrorismo, l'estremismo e qualsiasi tentativo di seminare divisione o discordia».
Secondo quanto diffuso dalle autorità giordane, due uomini armati avrebbero aperto il fuoco durante una cerimonia funebre all’interno del luogo di culto, provocando 9 vittime e più di 30 feriti. Theophilos III, Patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme, insieme ai membri del Santo Sinodo e al metropolita di Giordania, Christophoros, ha subito condannato l’atto «vile, codardo e sanguinoso», ribadendo la necessità dell’unità nazionale: «Questo odioso e sanguinoso atto non minerà la nostra unità nazionale né la nostra fermezza [...] Se il messaggio di questo attacco è quello di sradicarci dalla nostra Terra Santa e costringerci ad andarcene, esso non farà altro che rafforzare il nostro attaccamento ad essa e approfondire le nostre radici. Rimarremo qui come testimoni della fede, qualunque siano le sfide e le prove che dovremo affrontare».
Oltre a Papa Leone, che domenica all’Angelus ha assicurato la sua preghiera ricordando come il Paese si distingua «per la pacifica convivenza e il rispetto tra le diverse religioni», voci di condanna si sono poi alzate dai cristiani di tutto il Medio Oriente.

Il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente ha espresso «profondo sdegno e ferma condanna»: «Prendere di mira le chiese, i luoghi di culto e le persone raccolte in preghiera costituisce una flagrante violazione della sacralità dei luoghi santi e dei valori umani e morali che uniscono i membri della famiglia umana». «Un colpo durissimo», ha detto padre Gabriel Romanelli, parroco della parrocchia della Sacra Famiglia di Gaza, non solo per l«a comunità cristiana ma per l’intera società giordana, da sempre caratterizzata dalla convivenza tra musulmani e cristiani. «Sette (nove, ndr) persone sono state massacrate soltanto perché cristiane. Stavano pregando durante un funerale. Eppure questa tragedia sembra non avere ricevuto l’attenzione che meriterebbe».
Il patriarca della Chiesa caldea, Mar Paulos III Nona, ha assicurato preghiere per le famiglie colpite, «invitando alla calma e alla salvaguardia dello spirito di pace, come ci ha insegnato il Signore Gesù”». Con parole altrettanto ferme, il patriarca armeno-cattolico di Cilicia, Raphaël Bedros XXI Minassian, ha definito l’accaduto «un crimine odioso» perché l’attacco a una chiesa «non è soltanto un’aggressione a pietre e mura, ma alla sacralità della vita umana, alla libertà di fede e ai valori spirituali e culturali sui quali si fonda il nostro Oriente». Fra gli altri, anche il cardinale Louis Raphael Sako, patriarca emerito della Chiesa caldea, ha voluto far giungere un messaggio di solidarietà e condanna: «Colpire i luoghi di culto e i fedeli rappresenta un’aggressione ai valori religiosi, umani e nazionali, nonché alla convivenza tra le diverse componenti della società».
Come riferisce Agensir, al rito delle esequie – presiedute il 25 ottobre dal patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme Teofilo III – ha partecipato una numerosa folla numerosa composta da cristiani e cittadini appartenenti a diverse confessioni religiose. Anche il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha voluto essere presente alla cerimonia. La regina Rania Al Abdullah, il principe ereditario Hussein bin Abdullah Al-Hashimi, la principessa Salma bint Abdullah e il principe Ghazi bin Muhammad hanno espresso personalmente le condoglianze ai familiari.