Ha destato molta curiosità e anche dibattito l’udienza concessa dal Papa il 16 marzo scorso al giornalista finanziario britannico Garet Gore, autore del libro-inchiesta sull’organizzazione fondata da San Josemaría Escrivá e pubblicato nel 2024 che s’intitola Opus: il culto del denaro oscuro, la tratta di esseri umani e le cospirazioni di destra all'interno della Chiesa cattolica (Simon & Schuster). La Sala Stampa vaticana ha precisato che l’udienza si inserisce «nell’attenzione del Pontefice per le vittime di tutti gli abusi, minori e persone vulnerabili». Sul libro, invece, ben prima di questa udienza, l’Opus Dei aveva prodotto un corposo dossier in inglese e spagnolo in cui replica, punto per punto, a quanto sostenuto da Gore. Abbiamo intervistato Raffaele Buscemi, direttore dell’Ufficio comunicazione dell’Opus Dei in Italia.

Raffaele Buscemi, direttore dell'Ufficio comunicazione dell'Opus Dei in Italia
Raffaele Buscemi, direttore dell'Ufficio comunicazione dell'Opus Dei in Italia

Raffaele Buscemi, direttore dell'Ufficio comunicazione dell'Opus Dei in Italia

Buscemi, quali sono i punti salienti che avete contestato?

«Prima di soffermarmi sul libro in questione, ritengo opportuno fare una riflessione di carattere generale».

Prego.

«Esistono ambiti culturali dai quali non si comprende la realtà della fede. In questo caso – ma non è stato l’unico caso recente – un giornalista finanziario legge una realtà della Chiesa in chiave economica e politica. Se non si considera questa dimensione della fede, non si può comprendere la Chiesa, né l’Opus Dei, né la vita di migliaia di persone che agiscono ispirate da una fede autentica e impegnata nella loro quotidianità».

Eravate al corrente che Gore stava scrivendo questo libro?

«L'origine del volume è esemplificativa di un certo modo di fare. A metà del 2022, l’autore ha richiesto copie della corrispondenza tra il fondatore dell’Opus Dei, san Josemaría Escrivá, e il banchiere spagnolo Luis Valls Taberner (1926-2006), membro dell’Opus Dei. Gore affermava di voler scrivere una biografia di Valls Taberner. Nei successivi 18 mesi, gli è stato inoltre concesso l’accesso a numerose interviste con membri dell’Opus Dei in diversi Paesi. Tuttavia, all’inizio del 2024, quando è emerso il materiale promozionale di “Opus”, è diventato evidente che il libro non era una biografia di Valls Taberner, come inizialmente dichiarato, ma un attacco all’Opus Dei. Durante il periodo di collaborazione con l’Opus Dei, Gore non ha mai messo sul tavolo le gravi e false accuse che costituiscono il nucleo del suo libro. Nonostante la sua precedente promessa scritta di offrire all’Opus Dei la possibilità di rispondere a eventuali affermazioni controverse, né l’autore né l’editore hanno consentito all’Opus Dei di verificare i fatti del manoscritto prima della pubblicazione. Da qui nasce l'idea del dossier. Le contestazioni sono numerose e sono tutte riportate in questo articolo».

Andiamo nel dettaglio. Gore sostiene che l’Opus Dei eserciti un controllo sulle attività politiche ed economiche dei suoi membri.

«Questo è falso. I membri cercano di essere fedeli all’insegnamento della Chiesa cattolica, anche nelle questioni morali. Al di fuori di tali insegnamenti, essi, come gli altri cattolici, sostengono le opinioni che ritengono migliori, e le loro posizioni possono legittimamente differire. Nelle loro attività politiche non rappresentano né la Chiesa cattolica né l’Opus Dei la quale non assume posizioni politiche diverse da quelle della Chiesa cattolica. Il libro, inoltre afferma che i membri dell’Opus Dei siano mossi da una sete di potere e ricchezza e dall’ambizione di controllare le persone. Si tratta di una completa distorsione della verità. I nostri membri sono guidati da convinzioni spirituali: dedicano la loro vita a Dio e al servizio degli altri. Il libro presenta una versione distorta della vita del fondatore, interpretando ogni azione alla luce di motivazioni travisate. Una delle affermazioni più gravi e irresponsabili del libro è l’accusa di coinvolgimento dell’Opus Dei nel traffico di esseri umani. Si tratta di un’accusa profondamente offensiva non solo per l’Opus Dei, ma anche per le vere vittime di questo crimine. L’Opus Dei nega categoricamente qualsiasi coinvolgimento, di qualsiasi tipo, nel traffico di esseri umani. Molte altre si trovano nell’articolo citato poco sopra».

Nel complesso, quali sono i punti deboli di Gore nella stesura del libro?

«Il fatto che sia un esempio di polemica distorta, che costruisce una parvenza di verosimiglianza a partire da una varietà di elementi: fatti travisati, mezze verità, affermazioni di valore diseguale, errori e menzogne, ipotesi infondate tratte da fonti parziali o male interpretate, interpretazioni fantasiose, ecc. La lunga lista di punti deboli è stata affrontata, pagina per pagina, in questo dossier lungo più di 100 pagine e al quale rimando per chi vuole farsi un’idea precisa».

Alcuni ex membri parlano di un forte controllo sulla vita personale: relazioni, scelte, uso del tempo e del denaro. È una rappresentazione distorta o esistono forme di accompagnamento spirituale che possono essere state percepite come invasive?

«Conosco l'Opus Dei da 20 anni e ne faccio parte da 17. Mai nessuno in questo arco di tempo ha mai invaso la mia sfera delle relazioni o mi ha fatto sentire controllato circa l'uso del mio tempo o dei miei soldi. L'Opus Dei ha quasi cento anni. Sicuramente nella sua storia ci sono stati casi di incomprensioni o di persone che sono passate dal vivere con libertà certi aspetti della proposta cristiana a percepirli come costrizioni o imposizioni dall'alto. E non sempre la gestione di questo processo molto umano è stato un successo. È un fenomeno che succede in ogni realtà cristiana: pensiamo ai sacerdoti che annunciano di lasciare il ministero per sposarsi nonostante liberamente abbiano scelto il celibato sacerdotale prima dell'ordinazione: quando decidono di andarsene lo stesso celibato che avevano accettato liberamente sembra loro una imposizione dall'alto. Negli ultimi anni abbiamo lavorato duramente per migliorare i processi di accompagnamento delle persone dell'Opus Dei. Come istituzione vogliamo imparare dai nostri errori e continuare a migliorare. Le buone intenzioni non esentano le persone dal commettere errori, e questo deve essere accettato con umiltà cristiana, soprattutto considerando che l’Opus Dei è un’organizzazione che cerca di fare il bene, e nulla è più lontano dal suo spirito che causare dolore a coloro che hanno fatto parte della sua famiglia».

Nel dossier da voi pubblicato si legge che «per favorire percorsi di guarigione in caso di denunce gravi e fondate di natura istituzionale, la Prelatura ha stabilito un protocollo specifico». In cosa si sostanzia questo Protocollo e in quanti e quali casi, se esiste il dato, è stato applicato?

«L'Opus Dei, come tutte le realtà della Chiesa, su volere esplicito di papa Francesco prima e su indicazioni della Conferenza episcopale italiana dopo si è dotato già da qualche anno di un protocollo per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili. Si può trovare qui il suo funzionamento. L'Opus Dei si è anche dotato di un canale di ascolto, per chi vuole contattarci senza per forza attivare questo protocollo. In brevissimo è un protocollo che permette di segnalare abusi tramite un canale riservato e protetto».

Una delle accuse di Gore è che alcuni sacerdoti dell’Opus Dei violerebbero il segreto della confessione. Su questo punto, nel dossier, si legge che «eventuali trasgressioni, se segnalate, verrebbero approfonditamente investigate e affrontate». Ci sono state segnalazioni in tal senso?

«Si tratta di un’affermazione di Gore estremamente grave, poiché tale violazione è punita con la scomunica secondo il diritto canonico della Chiesa cattolica. Neghiamo con forza che ciò avvenga nell’Opus Dei e siamo fermamente impegnati a indagare qualsiasi accusa in tal senso. Ad oggi non ci sono segnalazioni in questo senso o sacerdoti dell'Opera che abbiano subito un qualche tipo di processo canonico per questo fatto».

L’udienza concessa dal Papa al Gore vi ha sorpreso?

«È evidente che papa Leone mette in pratica il principio di ascoltare tutti. A parte questo, non commentiamo né forniamo interpretazioni sugli incontri del Santo Padre».

Del resoconto che lo stesso Gore ha offerto sui suoi social dopo l’udienza con il Pontefice qual è il pensiero che vi ha ferito di più?

«Non posso dare una risposta per tutti i 90mila membri dell’Opus Dei nel mondo. Personalmente ho trovato quanto meno bizzarra l'idea che si possa “ripensare” o “ritirare” la santità dopo una canonizzazione. Quando il Papa proclama la santità di qualcuno lo fa usando la sua infallibilità perché i santi appartengono a tutta la Chiesa e li si offre come modello universale. Nell'Opus Dei, il nostro fondatore san Josemaría Escrivá (canonizzato nel 2002 da San Giovanni Paolo II, ndr) ci ha insegnato a soffocare il male con l'abbondanza del bene. Invito chiunque a venire a vedere di persona, anche perché tramite il nostro sito e i nostri social è facile entrare in contatto con noi. Troveranno persone che si sforzano di essere seminatori di pace e gioia nel lavoro, nella famiglia, nella società».