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Il compositore Enzo Jannacci non e' voluto mancara alla reunion voluta da Dario Fo a Palazzo Reale, Milano, 5 aprile 2012. E nonostante fosse indebolito da una malattia ha cantato 'El portava i scarp del tennis' emozionando il pubblico presente che lo ha applaudito. ANSA/PHOTOMASI SRL
Nel 1990 gli chiesero come facesse a esercitare contemporaneamente le professioni di chirurgo al Policlinico di Milano e di cantautore: «Per andare a cantare devo prendere le ferie. Io le vacanze le passo così. I miei colleghi vanno a divertirsi ai congressi, a parlare di trapianti e roba del genere. Io, invece, povero disgraziato, canto». In questa risposta, c’è tutto Enzo Jannacci, raccontato nel docufilm Enzo Jannacci - Vengo anch'io, con la regia di Giorgio Verdelli in onda stasera in prima serata su Rai 3. Un percorso della vita artistica di Enzo con la testimonianza del figlio Paolo e di tanti altri colleghi.


TRA MUSICA E MEDICINA
Nato a Milano il 3 giugno 1935, compagno di scuola al liceo di Giorgio Gaber, un diploma al Conservatorio, nel 1969, si laurea in medicina all'Università di Milano. Poi per ottenere la specializzazione in chirurgia generale, si trasferisce in Sudafrica, entrando nell'équipe di Christiaan Barnard, primo cardiochirurgo a realizzare un trapianto cardiaco. La sua formazione ha compreso anche studi presso la Columbia University di New York (dove si è occupato anche di terapia intensiva e chirurgia toracica) e successivamente al Queens College. Nonostante si fosse diplomato al Conservatorio e avesse iniziato a pubblicare lavori discografici ancor prima di laurearsi in medicina, Jannacci ha sempre esercitato la professione medica, sia come cardiologo sia come medico di famiglia, a lato dell'attività musicale, fino alla pensione. Tra i suoi primi pazienti vi furono i colleghi e amici Teo Teocoli, Massimo Boldi e Renato Pozzetto.
Il 23 novembre 1967 si sposa con Giuliana Orefice. Il 5 settembre 1972 nasce l'unico figlio della coppia, Paolo, che seguirà le orme paterne diventando musicista e compositore.


JAZZ, ROCK E CABARET
La carriera di musicista inizia negli anni cinquanta. Dopo il diploma in armonia, composizione e direzione d'orchestra e otto anni di pianoforte presso il Conservatorio di Milano con il maestro Gian Luigi Centemeri, inizia - all'età di vent'anni - a frequentare gli ambienti del cabaret, mettendo subito in mostra le proprie doti di intrattenitore e presentatore. Nel frattempo, si avvicina al jazz e comincia a suonare in alcuni locali milanesi, ma contemporaneamente scopre anche il rock and roll, genere nuovo che stava ottenendo grande successo negli Stati Uniti d'America con artisti come Chuck Berry, Bill Haley ed Elvis Presley.
Ala fine del 1958 Jannacci, pur continuando a suonare con i "Rock Boys", forma un duo con Gaber, noto con il nome di "I Due Corsari", che esordisce nel 1959 con alcuni 45 giri - tra cui le celebri Birra, Fetta di limone e Tintarella di luna – ched poi vengono raccolti una decina di anni dopo nell'album Giorgio Gaber e Enzo Jannacci, Nel febbraio 1961 Giorgio Gaber partecipa al Festival di Sanremo con una canzone scritta da Jannacci, Benzina e cerini, che non ha però grande fortuna, essendo esclusa dalla finale.
Nel 1963 segue come pianista la tournée dell'amico Sergio Endrigo; sempre nello stesso anno inizia a esibirsi al Derby Club, locale milanese di cabaret, dove conosce prima Dario Fo e quindi Cochi e Renato.


L'anno successivo Jannacci ritorna a teatro con lo spettacolo 22 canzoni, scritto a quattro mani con Dario Fo. Tra le canzoni suonate nell'arco dello spettacolo, che riscuote un grande successo e che per questo viene replicato numerose volte la più curiosa è La mia morosa la va alla fonte, basata su una melodia del XV secolo che successivamente il giovanissimo Fabrizio De André userà come accompagnamento melodico per una delle sue canzoni più famose, Via del Campo. Di fatto fu un plagio e dopo alcuni anni i due si chiarirono e De André restituì a Jannacci la paternità musicale della canzone.
Enzo Jannacci torna alla ribalta due anni dopo con un nuovo album, realizzato con la solita collaborazione di Fo e insieme a Fiorenzo Fiorentini: Vengo anch'io. No, tu no, trainato dall'omonimo singolo, diventa in breve tempo campione di vendite e balza in cima alle classifiche italiane. Il cantautore riscuote improvvisamente un grande seguito, che gli vale la partecipazione a diversi show televisivi.


Gli apprezzamenti della critica arrivano anche con Ho visto un re, brano cantato insieme a Fo e a un coro di accompagnamento: il pezzo appare al primo ascolto ironico e nonsense ma, in realtà, è infuso di metafore a sfondo politico. Non a caso, diventa uno dei brani simbolo del '68,
Arriva in Finale a un Disco per l’estate e per lo scontro diretto con Gianni Morandi vorrebbe presentare Ho visto un re ma la commissione Rai si oppone, ritenendola eccessivamente intrisa di significato politico. Ripiega quindi su Gli zingari, brano struggente e delicato, e non ottiene l'apprezzamento del pubblico. Profondamente deluso Jannacci torna a dedicarsi alla professione medica con ripetuti soggiorni in Sudafrica e poi negli Stati Uniti. Nello Stato africano collabora con il cardiologo Christiaan Barnard, grazie al quale approfondisce notevolmente le sue conoscenze in ambito medico.
ATTORE E AUTORE DI COLONNE SONORE
Dopo 4 anni rientra stabilmente in Italia e comincia con successo a comporre colonne sonore per il cinema. La prima in ordine di tempo accompagna Romanzo popolare di Mario Monicelli, Nel 1975, è la volta di Pasqualino Settebellezze, firmato da Lina Wertmüller. Dal 1975 al 1988 Jannacci curerà l'accompagnamento musicale di altri cinque film: L'Italia s'è rotta, per la regia di Steno, 1976; Sturmtruppen di Salvatore Samperi; Gran bollito di Mauro Bolognini, nel 1977; Saxofone di Renato Pozzetto, 1978; Piccoli equivoci di Ricky Tognazzi, 1988. Il cinema lo aveva già conosciuto come interprete e nel corso della sua vita parteciperà a diversi film: l’esordio era avvenuto nel 1964 con il film La vita agra di Carlo Lizzani dove cantava canta Ti te se no in un locale dove entra il protagonista, interpretato da Ugo Tognazzi. Al cinema è poi protagonista di un episodio (Il frigorifero) diretto da Mario Monicelli per il film Le coppie (1970), e de L'udienza di Marco Ferreri (1971). Due mesi dopo, interpreta una piccola parte nel film di Ettore Scola Il mondo nuovo, con Marcello Mastroianni. Collabora con Lina Wertmüller interpretando nel suo nuovo film, Scherzo del destino in agguato dietro l'angolo come un brigante da strada, il ruolo del terrorista evaso Gigi Pedrinelli. Nel 2010 è tra gli interpreti de La bellezza del somaro, per la regia di Sergio Castellitto, film nel quale recita nel ruolo dell'anziano fidanzato della figlia adolescente dei protagonisti.


ANCORA MUSICA
La carriera musicale di Enzo Jannacci, dopo un lungo periodo di semioscurità, riprende con successo dal 1979. Sia per la nuova uscita discografica (Foto ricordo), sia per sua decisione di tornare a fare musica dal vivo. Nel 1980 sull'onda del successo, in poco più di un anno scrive Ci vuole orecchio, che trainato dal grande favore incontrato dalla title track, diventa il disco di Jannacci più venduto dai tempi di Vengo anch'io. No, tu no. Nel 1984 scrive l'inno del Milan, di cui si dichiara tifoso sfegatato.


QUATTRO VOLTE AL FESTIVAL DI SANREMO
Nel 1989 partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo, senza troppo successo, con Se me lo dicevi prima, Nel 1991 ritorna al Festival con la canzone La fotografia in coppia con Ute Lemper, e riceve il premio della Critica; Nel 1994 si presenta per la terza volta al Festival di Sanremo in coppia con Paolo Rossi con il brano I soliti accordi, insolitamente dissacrante per la manifestazione Nel 1998 partecipa per la quarta volta al Festival di Sanremo con Quando un musicista ride, che vince nuovamente il premio della Critica per il miglior testo. La raccolta The Best 2006 è il suo ultimo doppio cd, contenente i 35 brani più significativi della quarantennale carriera del cantautore milanese, riarrangiati e prodotti dal figlio Paolo Jannacci, che qui Famiglia cristiana aveva intervistato in occasione della sua partecipazione al Festival di Sanremo nel 2020.


GLI ULTIMI ANNI E L’OMAGGIO DI FABIO FAZIO
La professione di medico invece l’aveva lasciata per andare in pensione il 1° gennaio 2003, lo stesso giorno in cui moriva il suo amico Giorgio Gaber.
ll 19 dicembre 2011 Fabio Fazio conduce uno speciale su Enzo Jannacci in cui amici di lungo corso del musicista milanese, presente in studio col figlio Paolo, lo omaggiano interpretando suoi brani; tra essi Dario Fo, Ornella Vanoni, Fabio Fazio, Cochi e Renato, Paolo Rossi, Teo Teocoli, Roberto Vecchioni, Massimo Boldi, Antonio Albanese, J-Ax, Ale e Franz, Irene Grandi e altri. Enzo Jannacci compare nell'ultima parte dell'evento cantando due sue canzoni, fra cui la celeberrima Quelli che... rivisitata e attualizzata per l'occasione.


Negli anni 2010 inizia a diradare concerti e apparizioni pubbliche. Jannacci muore a Milano il 29 marzo 2013, all'età di 77 anni, a causa di un tumore di cui soffriva da alcuni anni Grande fu il cordoglio espresso da personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport. La camera ardente viene allestita il 31 marzo e 1 aprile al foyer del Teatro Dal Verme, il funerale si svolge il 2 aprile nella basilica di Sant'Ambrogio e il corpo viene tumulato nella cripta del famedio del Cimitero monumentale.


LA SPIRITUALITÀ
Negli ultimi anni si ha cominciato a interessarsi di tematiche religiose e si è avvicinato alla spiritualità cristiana, pur definendosi talvolta «ateo laico molto imprudente» e talvolta "credente".Nel 2009, in una intervista al Corriere della Sera, entra sorprendentemente nel dibattito sull'eutanasia, a proposito della drammatica vicenda di Eluana Englaro. Il suo giudizio sulla richiesta di sospensione delle cure alla ragazza è pesantemente negativo: "La vita è importante anche quando è inerme e indifesa. Fosse mio figlio mi basterebbe un battito di ciglio". Termina l'intervista con la frase: "Se il Nazareno tornasse ci prenderebbe a sberle tutti quanti. Ce lo meritiamo, eccome, però avremmo così tanto bisogno di una sua carezza".







