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Una scena di Paper Tiger.
Il cinema di James Gray è sempre stato un affare di famiglia, un insieme di sentimenti dove l’amore e il tradimento si confondono fino a diventare indistinguibili. Gray è un regista che guarda ai maestri degli anni Settanta, come Scorsese, Friedkin e Don Siegel, per raccontare le ferite dell’animo umano. Con Paper Tiger torna sulla Croisette, un luogo che ormai conosce bene: questa è la sua sesta volta in concorso per la Palma d’oro. Il suo legame con il Festival di Cannes è iniziato nel 2000 con The Yards e proseguito con titoli come I padroni della notte, Two Lovers, C’era una volta a New York e il più recente Armageddon Time.
In Paper Tiger Gray conferma la sua passione per il noir e il dramma intimista. Al centro della storia ci sono due fratelli che inseguono il sogno americano, per poi ritrovarsi imprigionati in un incubo. Per dare volto a questo conflitto, il regista ha riunito Adam Driver e Scarlett Johansson, che recitano di nuovo insieme dopo Marriage Story di Noah Baumbach, portando sullo schermo una chimica collaudata.
La mafia russa, già presente in I padroni della notte, riappare come una forza oscura che terrorizza l'intero nucleo famigliare. Ma, come spesso accade nei film di Gray, anche le emozioni entrano in crisi. In Paper Tiger la possibilità del tradimento reciproco mette a dura prova un legame che sembrava indissolubile, ricordandoci la dinamica tra Mark Wahlberg e Joaquin Phoenix in The Yards, dove due amici per la pelle diventavano nemici e bestie selvagge senza umanità.
Gray esplora il confine labile tra bene e male, mostrandoci come i suoi personaggi debbano costantemente rinegoziare la propria identità in contesti domestici altamente instabili. Se in Two Lovers il desiderio diventava ossessione e in Ad Astra il viaggio spaziale verso Nettuno serviva a non abbandonare un padre, qui la lotta è per la sopravvivenza degli affetti, con un valore universale.
Per Gray la famiglia non è mai un porto sicuro, idilliaco, ma un luogo di continua contrattazione tra amore, dovere e desiderio di fuga. Forse però è proprio in quel "mi sono sempre preso cura di te" sussurrato tra i personaggi, lo stesso che univa i fratelli in I padroni della notte o che spingeva Brad Pitt verso le stelle, che le tempeste di Gray trovano finalmente pace. Non si tratta di tigri di carta, ma di fratellanze che sfiorano la tragedia, di genitori e figli sotto scacco, e della vita di tutti i giorni che prende il sopravvento.









