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«Libertà e dignità». Sono le parole che Gaia Messerklinger usa più spesso per spiegare il senso della serie in tre puntate Le libere donne che Rai Fiction ed Endemol Shine Italy portano su Rai 1, dal 10 marzo. Gli anni sono quelli della Seconda guerra mondiale raccontati attraverso la storia di Mario Tobino (interpretato da Lino Guanciale), uno psichiatra con la passione per la poesia che si trova a sfidare le regole repressive dell’ospedale psichiatrico femminile. Fra le internate ci sono donne recluse dai mariti, che hanno sfidato le convezioni del tempo, che hanno trovato nella follia una forma di libertà. Come Margherita Lenzi, che cerca di sfuggire a un coniuge violento che l’ha sposata solo per mettere le mani sul patrimonio di famiglia. O Paola Levi, staffetta partigiana, un amore che torna dal passato nella vita dello psichiatra.
La serie andrà in onda nei giorni in cui si celebra la giornata delle donne. Che direbbe Paola, il personaggio che interpreta, alle donne di oggi?
«Sicuramente le spronerebbe a lottare sempre per la propria dignità e per la propria libertà. Penso che questo sia il motore principale del personaggio. Lei è una donna che non scende a compromessi. È una madre, ma questo aspetto viene messo un po’ da parte perché, come dice lei stessa in una delle frasi più emblematiche della serie, “Non è il momento di pensare a sé stessi”. Questo è uno snodo, esprime l’animo di Paola, che è quello di portare avanti una lotta per una libertà che trascende quella personale e che si fa, invece, libertà universale. Credo che lei possa essere un esempio di libertà, indipendenza e determinazione nella lotta per l’affermazione della propria dignità e libertà. Sempre».


Gaia Messerklinger e Lino Guanciale in una scena delle miniserie Rai Le libere donne.
Ma chi è Paola?
«È ispirata a un personaggio reale, Paola Olivetti, che, attorno agli anni Trenta, divorziò da Adriano, di cui comunque resterà la grande ispiratrice, con una scelta difficile per quei tempi. Una donna che guidava la macchina, si muoveva da sola per l’Italia e l’Europa. Ha origini ebraiche e, quindi, sta subendo le leggi razziali con una forte limitazione alla sua libertà e dignità personale. Peraltro è la nonna del regista Michele Soavi. Nel prepararmi a interpretarlo, ho lavorato molto anche sul rispetto della memoria e dei ricordi di Michele su una persona che ha fatto parte della sua famiglia».
In che rapporto è con Margherita?
«Sono due donne apparentemente molto diverse, in realtà, da certi punti di vista, sono l’una lo specchio dell’altra. Paola entra in scena come una donna forte e libera che, però, subisce le leggi razziali. Margherita, invece, bollata come matta, viene rinchiusa in manicomio. Entrambe, dunque, hanno delle limitazioni. L’altro elemento che le accomuna è la figura di Mario Tobino. Non raccontiamo troppo della storia, ma il rapporto che loro due hanno con lo psichiatra – che a un certo punto inevitabilmente si sovrapporrà – è uno degli aspetti più belli di questa serie».
Si parla degli anni della Seconda guerra mondiale. Cosa dice a noi oggi?
«Penso che il cuore di questa serie sia il concetto di dignità umana. Anche a noi oggi pone una domanda: “Che cosa succede quando a degli esseri umani non viene più riconosciuta la loro dignità?”. Nella serie ci sono le matte, che sono rinchiuse per via della loro malattia mentale, alle quali viene tolta la libertà e la dignità. C’è Paola, bersaglio delle leggi razziali, ma c’è una riflessione che si propaga fino ad oggi, perché purtroppo noi continuiamo a vedere tantissime situazioni in cui qualche essere umano decide che altri esseri umani non hanno la sua stessa dignità. Questo comporta delle ingiustizie sociali e una violenza a cui ancora oggi assistiamo che ci lascia senza parole».


Un’altra immagine di scena della miniserie, in onda il 10 marzo su Rai 1, tratta dal romanzo di Mario Tobino Le libere donne di Magliano.
E poi c’è il tema delle donne che, quando denunciano le violenze, non sempre vengono credute.
«Sì, è un altro grande tema della serie: per chiudere la bocca alle donne, quando si fanno portatrici di una verità scomoda, si utilizza la manipolazione. Se dici qualcosa che non mi piace sei matta, sei bugiarda. C’è una sopraffazione che esiste ancora oggi. La cosa interessante, e attualissima, è vedere come questo gruppo di donne, a un certo punto, si unisce per ribellarsi a questo sistema. Mettono in gioco la loro stessa vita per affermare che a ogni essere umano va riconosciuta libertà e dignità».








