«Le sofferenze e tutto ciò che attraversiamo non hanno mai l’ultima parola. Hanno la penultima». È il messaggio di speranza che don Antonio Coluccia - il sacerdote impegnato nelle periferie delle nostre città contro lo spaccio e l’emarginazione - ha affidato al pubblico della Mondadori della Galleria Alberto Sordi, nel cuore di Roma, durante la presentazione di “Dove la luce ritorna”, il nuovo romanzo di Marco Liorni, edito da Rai Libri. Una serata che ha richiamato tantissime persone, alla presenza anche di Lucio Presta.

Il sacerdote ha aperto il suo intervento con una riflessione sulle disuguaglianze: «Quando parliamo delle periferie della nostra capitale, dovremmo parlare di diritti negati. Molto spesso ci sono gravi vuoti istituzionali. E questo non riguarda soltanto Roma: nelle grandi città si viaggia a velocità diverse».

Dal territorio alle relazioni, il discorso si è poi spostato sulla famiglia. «La famiglia, anche nella tradizione cristiana, è il luogo in cui un padre e una madre imparano ad abitare la vita dei figli. Nessun genitore ha scelto il proprio figlio, così come nessun figlio ha scelto il padre e la madre. Entriamo nella logica del dono».

Al centro, Marco Liorni durante la presentazione del suo libro "Dove la luce ritorna" a Roma

Proprio il titolo del romanzo ha offerto lo spunto per affrontare le difficoltà dell’essere genitori: «Questo titolo mi fa pensare alle ferite e alle fragilità delle famiglie di oggi. Essere un papà o una mamma non è facile. Non esiste una scuola che ti prepari a tutto: devi imparare, piano piano, ad abitare quella relazione».

Una relazione che deve fare i conti anche con la distanza tra generazioni. «La maggior parte di noi è cresciuta in un mondo analogico, mentre i nostri figli vivono in un mondo digitale. Come possiamo comprendere la loro vita? Che cosa stanno vivendo i nostri ragazzi?». Per don Coluccia, la risposta parte dalla disponibilità a esserci: «Credo che la password sia questa: abitare la vita, ascoltare. L’ascolto fa miracoli. Significa avere del tempo e dedicarlo a tuo figlio, lontano da WhatsApp e dagli schermi. Guardarlo e chiedergli: “Come stai? Come sta andando la tua vita?”. Dare tempo. È così che la luce può tornare davvero».

Il sacerdote ha precisato di non avere ancora letto il romanzo: «Non conosco ancora il contenuto di questo libro, ma immagino che racconti anche ferite e sofferenze. Come possiamo aiutare quelle ferite a rimarginarsi? Qual è il farmaco giusto? La parola. Con una parola puoi salvare la vita di una persona, ma puoi anche ferirla, rovinarla. Le parole hanno un peso».

Famiglia, memoria e cambiamento attraversano anche il romanzo di Liorni, nelle librerie dal 28 ottobre. Al centro, Paolo e Amedea, che si trasferiscono in un vecchio faro insieme ai figli Luisa e Giulio. Un ritrovamento inatteso li costringerà a confrontarsi con il passato e con le verità che ciascuno custodisce. I proventi netti percepiti dall’autore dalle vendite dell’edizione cartacea saranno destinati a iniziative benefiche e a progetti di utilità sociale.