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Cosa ne pensiamo del Wedding show dei Me contro Te abbiamo avuto occasione di dirlo in altri articoli. Un evento che dovrebbe suggellare l’unione per la vita di due coniugi trasformato in un business dove si sfrutta la popolarità tra i bambini, per trasformarli in spettatori paganti, con la formula di prendi uno e ne fai pagare tre, perché ovviamente per permettere al figlioletto di assistere all’evento, pure i genitori hanno dovuto pagare il biglietto.
Ora che l’evento si è “celebrato” abbiamo voluto capire che aria tirava, chi sono le famiglie che sono accorse da ogni parte d’Italia all’Unipol Arena di Milano (una di quelle realizzate appositamente per le Olimpiadi invernali del febbraio scorso) ma meno di quello che gli organizzatori speravamo e non certo il sold out che viene declamato in certi articoli e post celebrativi (a cui si sono uniti il fan da remoto nella diretta Twich).


E lo abbiamo chiesto a un giovane studente universitario che lavora occasionalmente per server che si occupano della macchina organizzativa necessaria ai concerti nelle grandi arene. «I bambini erano davvero molto piccoli», racconta, «in media di sei anni, ma c’erano anche bimbi di tre anni che sembravano capire poco di quello che accadeva sul palco. Molti di loro avevano magliette ol altri accessori, come per esempio cerchietti con lucine, griffati con il marchio dei Me contro Te. I biglietti erano di tre fasce di prezzo, quelli più costosi davano diritti a un incontro con i due “sposi”, e una serie di gadget firmati da Lù e Sofì (al secolo Luigi Calagna, classe 1992 e Sofia Scalia, classe 1997), per le circa due ore di spettacolo.
Sul palco oltre ai due novelli sposi, altri ballerini e performer nelle vesti di altri personaggi del mondo dei Me contro Te, a rievocare la lunga e fortunata storia di una coppia che ha costruito una fortuna partendo dai primi video fatti in casa e postati su youtube; un po’ come quei filmati con cui gli amici omaggiano i neo-sposi montano video e foto del loro fidanzamento, solo che in questo caso era proprio un mini musical a pagamento. «I bambini univano le loro voci alle canzoni che conoscevano, lanciavano gridolini, battevano le mani, come accade a ogni concerto. «Ma se devo dire la verità, alcuni bambini mi sembravano un po’ spaesati, e i più esaltati erano i genitori. Ho sentito una mamma dire alla figlia di tre anni commentando la presenza degli invitati e degli immancabili influencer: “Hai visto che bello? È davvero valsa la pena farsi sette ore di auto”».
In quanto alla tipologia degli adulti accompagnatori, oltre a una buona dose di genitori giovani e super griffati e tatuati, poco distinguibili da come appaiono in genere gli adolescenti, c’erano anche coppie distinte di mezza età e perfino un certo numero di nonni sessantenni.
Poteva essere anche un evento che attirava gli ex fan dei Me contro Te ormai cresciuti, e in grado di organizzarsi in autonomia per vedere dal vivo gli idoli della loro infanzia: «Ragazzi non ne ho visti e, se penso a mia sorella quindicenne liceale, che era una loro fan da piccola, mi consolo, perché lei neanche gratis ci sarebbe andata». Insomma, è una mania che sembra poi non lasciare traccia nell’adolescenza.
Chiudiamo la chiacchierata con una domanda. Se avrai un figlio, lo porterai a un evento come questo? «Direi proprio di no, molto meglio un concerto di buona musica da condividere insieme».









