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La squadra di "Miracolo a Milano": in piedi da destra il regista Claudio Longhi e Lino Guanciale. Prima seduta da destra, Giulia Lazzarini.
L’8 febbraio 1951 debuttava nelle sale italiane Miracolo a Milano, capolavoro di Vittorio De Sica nato dalla penna di Cesare Zavattini. Nonostante il valore artistico, l’accoglienza fu tutt’altro che benevola: il giorno seguente la critica si scagliò contro la pellicola con toni «feroci, offensivi e velenosi», come ricordato dallo stesso Zavattini. A intensificare il giudizio fu l’aspro clima della guerra fredda, che costrinse il film in una morsa ideologica: i conservatori vi leggevano un pericoloso populismo filosovietico, mentre la sinistra ortodossa non accettava il tradimento del Neorealismo in favore della favola fantastica.
Eppure, è proprio questa capacità di porre una distanza dalla realtà per interrogarla attraverso il fantastico a rendere l’opera ancora vibrante. Un’attualità che il Piccolo Teatro ha scelto di celebrare in occasione del 75mo anniversario del film, affidando una riscrittura teatrale a Paolo Di Paolo con la regia di Claudio Longhi.


Lino Guanciale e Giulia Lazzarini in una scena, al Piccolo Teatro Strehler dal 4 marzo in prima assoluta.
La cornice della conferenza stampa non poteva che essere simbolica: la sala Fontana del Museo del Novecento, con la sagoma del Duomo a fare da scenografia naturale. Durante la conferenza, il presidente Marchetti ha sottolineato come l’obiettivo del Piccolo sia da sempre quello di «rappresentare un forte anello di continuità con la tradizione». Per Marchetti, riscoprire oggi Miracolo a Milano non è un’operazione nostalgica o «di archeologia», bensì un atto necessario che tocca i nodi vitali della modernità, configurandosi come un vero e proprio «impegno alla militanza civile».
Longhi definisce lo spettacolo come «un’operina brechtiana», poiché si serve dello straniamento e della distanza temporale e spaziale per riflettere su una realtà che rispecchia l’attualità milanese. I poli antitetici di “poveri vs ricchi” diventano così il pretesto per una riflessione sociale che guarda al futuro, ancor prima che al passato.
Lino Guanciale, che oltre a interpretare il protagonista Totò, ha lavorato come dramaturg allo spettacolo, ha messo in luce la complessità del materiale originale, spiegando che una parte radicale del lavoro affonda le radici nei registri del varietà e in quell’orizzonte “totoiano” (inteso come l'eredità poetica e surreale del personaggio di Totò) che non va sottovalutato. Lo spettacolo si configura quindi come un dramma musicale capace di coniugare riferimenti colti e popolari, cercando una sintesi perfetta tra la matrice letteraria del film e la nuova dimensione teatrale.
Il progetto segna un ritorno significativo alle radici della tradizione milanese, rileggendo l’opera di De Sica e Zavattini alla luce dei nuovi nodi critici della modernità. Il debutto è fissato per il 4 marzo al Teatro Strehler, dove lo spettacolo resterà in programmazione fino al 1° aprile.











