L'Eurovision Song Contest 2026 si conclude con il tormentone Bangaranga, inno alla liberta personale, di Dara, la cantante bulgara. A sorpresa e contro i pronostici della vigilia, la Bulgaria ha conquistato il primo posto sul podio per la prima volta (aveva ottenuto un secondo posto nel 2017 come miglior risultato). Nata a Varna nel 1998, Dara (Darina Nikolaeva Jotova) è un’artista molto apprezzata sulla scena pop del suo Paese, fondendo diversi generi nella sua musica. La cantante ha conquistato la kermesse dopo un’esibizione all’interno di una stanza mobile, con una scenografia che ruotava e cambiava continuamente prospettiva, trasmettendo una sensazione di caos e destabilizzazione. Il titolo della sua canzone, la parola “Bangaranga”, deriva dal giamaicano e significa “rivolta”. Come l’artista stessa ha spiegato la sera della finale, prima del verdetto, questo termine «simboleggia la scoperta della forza interiore che ognuno di noi possiede. Agire con amore, non con paura».

L'Italia si deve accontentare del quinto posto. Ma poco male per Sal Da Vinci, che con la sua Per Sempre Sì sta conquistando un successo internazionale senza precedenti: con oltre 60 milioni di streaming sulle piattaforme digitali sta diventando uno dei fenomeni musicali italiani del momento in Europa. Salito sul palco come ventiduesimo cantante, l’artista napoletano, il più anziano della kermesse con i suoi 57 anni, si è visibilmente emozionato. Per sostenere il cantante italiano e rafforzare il sostegno delle istituzioni alla musica, a Vienna era arrivato anche il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi.

Secondo posto per Israele con Noam Bettan, classe 1998, artista israeliano figlio di genitori francesi emigrati, che nel brano Michelle ha cantato l’amore tossico e tormentanto mescolando ebraico, inglese e francese nel testo. Una qualificazione avvenuta anche quest’anno in un clima di proteste politiche: per il terzo anno consecutivo la manifestazione canora è stata segnata dalle richieste di escludere Israele dalla gara. Cinque Paesi hanno manifestato il loro dissenso boicottando la kermesse e scegliendo di non presentarsi. Nel pomeriggio della finale per le strade di Vienna si è svolto un corteo Pro-Pal con circa 3mila partecipanti.

Le proteste si sono fatte sentire anche durante la manifestazione, con alcuni fischi che si sono sentiti quando Noam Bettan è salito sul palco per la sua esibizione e con una contestazione ancora più forte ed evidente quando è stato annunciato il risultato del televoto che ha portato l’israeliano al secondo posto del podio. D’altro canto, anche Bettan non ha rinunciato a lanciare un messaggio politico, nonostante il regolamento dellal kermesse lo vieti espressamente: al termine della sua esibizione ha gridato "Am Yisrael Chai!", ovvero "Il popolo d'Israele vive".

Ma, si sa, l’Eurovision è anche, indiscutibilmente, politica. E anche la cantante ucraina, Viktorija Leléka, sul palco della finale ha rinnovato lo slogan del suo Paese “Slava Ukraini”, gloria all’Ucraina.