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L’Osservatorio indifesa 2026 ha realizzato uno studio per capire come gli adolescenti vivono il web
Per i ragazzi della generazione Z o più giovani, navigare sul web dovrebbe essere naturale come respirare. Eppure, consultando l’ultimo report dell’Osservatorio indifesa realizzato da Terre des Hommes insieme alla community di Scomodo, il mondo digitale, per chi ha meno di 26 anni, non è più l’isola felice che si poteva immaginare fino a qualche tempo fa.
I dati, presentati in vista della Giornata contro il bullismo (7 febbraio) e del Safer Internet Day (10 febbraio), dipingono uno scenario che definire complicato è un eufemismo. Il 66% dei giovani considera il web come un luogo di violenza. Infatti, uno su due dichiara di aver subito almeno un atto di abuso nel corso della propria vita, sia reale che digitale. Se per i ragazzi i luoghi più pericolosi restano la scuola e i contesti amicali, per le ragazze la minaccia è ovunque: dal web alla strada, dai mezzi pubblici fino alle relazioni familiari. Ancora più esposte risultano le persone non binarie con una percentuale di violenza subita che sale 67%.
Il fenomeno che incute più timore è quello del revenge porn. Il 59% dei giovani trema solo all’idea che le proprie foto intime finiscano in pasto al web senza consenso. La consapevolezza legale sembra alta – tutti sanno di poter denunciare- ma questo non diminuisce il senso di insicurezza. E poi c’è un dato inquietante sugli sconosciuti: l’80% degli adolescenti è stato contattato da persone che non aveva mai visto. Un’esperienza che crea disagio e fastidio, soprattutto tra le femmine.
La vera novità del 2026 è però il rapporto con l’intelligenza artificiale. Per molti adolescenti i bot sono diventati de veri e propri consulenti personali. Il 50% degli intervistati si è rivolto all’IA per chiedere consigli su tematiche delicatissime: questioni di cuore, problemi di saluto o per un supporto psicologico. È il riflesso di una generazione che cerca risposte immediate.


Il tema della fiducia passa anche dallo smartphone e della privacy personale. Quasi tutti gli intervistati dicono che controllare il telefono del proprio partner sia inaccettabile, però poi il 69% finisce comunque per condividere la propria password con genitori, amici o compagni.
Un 30% assiste passivamente a chat in cui si commenta l’aspetto fisico altrui: qui emerge una distinzione tra ragazze e ragazzi. Le prime tendono a segnalare questi fatti, mentre tra i secondi è più comune il disimpegno, ovvero silenziare la conversazione o far finta di nulla.
Per rispondere a questa emergenza, Terre des Hommes ha messo in campo diverse iniziative. Oltre ai progetti che usano lo sport come strumento educativo, come "Coach contro il bullismo", è stato siglato un protocollo con la Polizia di Stato. L'obiettivo è fornire ai ragazzi strumenti pratici per riconoscere i reati digitali. Dal 6 febbraio saranno diffuse delle "pillole video" su YouTube dove esperti e avvocati spiegheranno casi concreti. Perché, come sottolineato dal Direttore Generale Paolo Ferrara, non basta sapere che il web è pericoloso: bisogna dare ai giovani i mezzi per non diventarne vittime, o autori inconsapevoli.







