Su Famiglia Cristiana in edicola da giovedì 1 ottobre un servizio completo.

«La famiglia è l’origine di tutte le relazioni e il centro dell’evangelizzazione». Non ha dubbi il nuovo direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia della Cei, don Enzo Bottacini, 53 anni di vita e 25 di sacerdozio sempre in mezzo… alle famiglie.

A ottobre un incontro internazionale voluto da Leone a Roma celebra i dieci anni dalla pubblicazione di Amoris laetitia. Perché?
«Il Papa intende innanzitutto creare un’occasione per ringraziare il Signore e continuare il cammino di ascolto e discernimento comunitario avviato con Amoris laetitia. Non si tratta solo di verificarne la ricaduta pastorale, ma di allargare il discernimento su ciò che la famiglia vive oggi, in uno stato permanente di formazione e conversione. L’ascolto di tante famiglie mostra come il discernimento abbia cercato di dare risposte a problematiche sempre più urgenti: ci sono diverse stagioni nell’amore familiare e non sempre vengono vissute insieme, con il rischio che l’amore diventi “disamore” e non sia più quello deciso e scelto all’inizio».

Cos’ha cambiato questa esortazione nella quotidianità di tante coppie?
«Amoris laetitia ha accompagnato questi dieci anni di cammino ecclesiale, aprendo vie di formazione e conversione pastorale. Soprattutto, ci ha aiutato a cambiare una mentalità talvolta giudicante, aprendo i confini della Chiesa a tutti, qualunque sia la loro storia. Ha tradotto con un linguaggio più semplice e comprensibile il Vangelo della famiglia nel tempo presente, cercando di rispondere ai cambiamenti che attraversano la società e quello che Francesco ha definito un “cambiamento d’epoca”. Invece di chiudersi e arroccarsi sulle proprie posizioni, la Chiesa ha così potuto aprire gli orizzonti all’ascolto di storie differenti, che portano dentro di sé i “semi del Verbo” e della presenza di Dio, un Dio all’opera nel mondo di oggi. Questa è una grande fonte di speranza: Dio non smette di camminare con noi e di starci vicino. Francesco crede che Gesù voglia una Chiesa attenta “al bene che lo Spirito sparge in mezzo alla fragilità” (AL 308). Non una Chiesa di perfetti che non sbagliano mai, ma una Chiesa in cui ci riconosciamo tutti peccatori salvati: sposi, figli di una promessa».

Don Enzo Bottacini: l'educazione e Amoris Laetitia

Don Enzo Bottacini intervistato da Chiara Pelizzoni sulle sfide delle famiglie e sui dieci anni di Amoris Laetitia.

Come sono cambiate le famiglie?
«La famiglia vive momenti di crisi legati alla fragilità personale dei coniugi e alle difficoltà di comunicazione, aggravate dalla pressione economica e sociale che pesa sulle famiglie e che le politiche familiari non sostengono ancora in modo soddisfacente. Si respira un clima di incertezza e precarietà affettiva che va di pari passo con quella del lavoro e del sistema sociale. È messo a dura prova il “sì per sempre” del matrimonio, mentre la denatalità porta con sé l’invecchiamento della popolazione. La pluralizzazione delle forme familiari mostra inoltre un passaggio: se nel secolo scorso il sacramento del matrimonio dava inizio alla vita insieme, oggi spesso arriva al termine di un lungo cammino. Numerose infatti sono le esperienze di ricerca di una stabilità affettiva, relazionale, professionale e spirituale. La fede illumina questi “passaggi di vita” e li può far maturare alla luce del Vangelo. Essa dunque costituisce una grande risorsa per alfabetizzare gli affetti e i legami».

I numeri Istat ci dicono che le famiglie senza figli a breve saranno più di quelle “con”, mentre i single ci hanno già superato. Come si riaccende il desiderio di famiglia nei giovani? Come la si rende di nuovo desiderabile?
«Attraverso la testimonianza, spesso faticosa ma gioiosa, di tante famiglie che incarnano la possibilità di mettere al mondo vite e di educarle. Non si tratta solo di generare, ma di accogliere la sfida dell’educazione, che ha bisogno di figure significative che affianchino la famiglia nel cammino di crescita dei figli».

La cronaca fa emergere proprio questo: la sfida delle sfide è l’educazione. Cosa dice la fede alle emergenze sociali? Quanto apre il cuore alla trasformazione e quanto lo oscura quando viene a mancare?
«Il Vangelo è vicinanza e prossimità. Nei racconti evangelici Gesù si fa prossimo, accompagna e salva attraverso la relazione. Questa è la carta vincente per la Chiesa: può essere come una casa con la porta sempre aperta e, allo stesso tempo, l’immagine di un Dio che va in cerca, che si sporca le mani e i piedi con la realtà di oggi, con le fragilità e, purtroppo, anche con la violenza che si consuma nelle famiglie e nelle comunità. La Chiesa deve esserci e la parrocchia può essere ancora un centro di attrazione, una casa in mezzo alle case: una Chiesa che cresce per attrazione, non per proselitismo, come dicevano Benedetto XVI e Francesco. La fede dà senso, spessore e direzione alla vita e può tradursi in uno stile educativo illuminato dal Vangelo».

Le famiglie cristiane, soggetti della missione della Chiesa. Non è una novità di Amoris laetitia, ma forse oggi ce n’è più bisogno di prima?
«Lo diceva già Familiaris consortio, ma il cammino sinodale ci ha insegnato sempre più a camminare insieme, facendo delle differenze il luogo della comunione. Sacerdoti, consacrati e laici del popolo di Dio trovano così la possibilità di condividere e crescere nella corresponsabilità. Occorre che preti e sposi camminino insieme nella comunità cristiana, perché tutti si sentano accolti e abbiano un posto nella Chiesa, anche coloro che hanno “fallito” in amore o non lo vivono come lo immaginiamo noi».