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Dejan Ristovski
Ha fatto discutere la decisione della provincia autonoma di Bolzano di distribuire gratuitamente contraccettivi ai ragazzi tra i 14 e i 25 anni all’interno del progetto pilota “Contraccezione gratuita” partito il primo settembre. Forse complice anche il fatto, e questo è proprio il caso per dirlo, che troppo spesso ci si ferma solo ai titoli. Così abbiamo deciso di parlarne con chi ne sa di più, ovvero Flavia e Claudio Amerini, counselor di professione che da anni si occupano di educazione alla sessualità anche nelle scuole e coi giovani. «La prima considerazione è che offrire ai ragazzi luoghi competenti, nei quali possano ricevere informazioni corrette, fare domande ed essere ascoltati, sia certamente importante e va riconosciuto anche un merito a questo progetto, ha scelto di affrontare concretamente una questione sulla quale troppo spesso si rimane fermi, esitanti o si arriva tardi. Hanno deciso di partire, di sperimentare, di assumersi una responsabilità educativa e sanitaria. Questo, indipendentemente dal giudizio sulle singole scelte, merita attenzione».
Il percorso, infatti, al di là dei contraccettivi gratuiti sempre su base di una valutazione medica prevede un accompagnamento e ha come pilastro la sensibilizzazione e l'informazione. Nelle strutture coinvolte le persone aventi diritto riceveranno una consulenza individuale e saranno informate riguardo ai diversi metodi anticoncezionali, del loro corretto uso nonché della protezione dalle infezioni sessualmente trasmissibili. Le persone aventi diritto, in seguito a una consulenza personalizzata obbligatoria e, se necessario, di una visita ginecologica, riceveranno una scheda prescrittiva. Con questa potranno ritirare i contraccettivi prescritti gratuitamente entro 30 giorni nelle farmacie pubbliche o private convenzionate. I preservativi saranno distribuiti direttamente nei consultori familiari aderenti.
«E forse proprio questo dovrebbe interrogare anche noi come Chiesa. Sull’educazione affettiva e sessuale continuiamo a fare molta fatica. Esistono esperienze molto belle, ma sono ancora poche, spesso affidate alla buona volontà di singole persone o realtà. Rimane una certa paura nell’affrontare questi temi apertamente, mentre i ragazzi crescono, vivono relazioni, fanno esperienze e pongono domande. Se non trovano adulti disponibili ad accompagnarli, le risposte le cercano inevitabilmente altrove».
E Flavia e Claudio questa cosa la sanno bene: «Io sono insegnante del Metodo Billings e, insieme a Claudio, accompagniamo giovani e coppie in percorsi sull’affettività e sulla sessualità. Quello che incontriamo è un bisogno profondo che va oltre l’informazione. I ragazzi possono conoscere molto presto i contraccettivi e avere accesso a moltissimi contenuti, ma questo non significa necessariamente conoscere davvero il proprio corpo, comprendere ciò che stanno vivendo o possedere gli strumenti per dare significato alle proprie scelte».
Ed è qui che loro si apre la questione educativa più importante. «La sessualità non può essere presentata prevalentemente attraverso la categoria del rischio e della sua prevenzione. Nell’intimità entrano in gioco il modo in cui guardiamo noi stessi e l’altro, la fiducia che concediamo, la vulnerabilità che affidiamo, il rispetto dei tempi e dei confini, la responsabilità di ciò che un incontro può generare nella vita di entrambi».
Ecco allora di cosa sentirebbero davvero il bisogno. «Vorremmo che si avesse più coraggio nel parlare ai giovani anche della bellezza dell’amore. Non di un amore idealizzato o ridotto a un insieme di regole, ma di un amore che si costruisce nel tempo, nel quale libertà e responsabilità camminano insieme, un amore che non consuma l’altro, ma lo riconosce, lo rispetta e se ne prende cura. Anche la bellezza dell’essere uomo e donna e dell’incontro tra il maschile e il femminile ci sembra oggi poco raccontata e poco valorizzata».


In questa prospettiva, anche la conoscenza della fertilità assume un significato più ampio. «Non si tratta semplicemente di proporre un metodo naturale in alternativa alla contraccezione. Conoscere il proprio corpo, comprenderne i ritmi e la capacità generativa significa acquisire una consapevolezza che riteniamo dovrebbe appartenere al patrimonio formativo di ogni giovane. Siamo certi che il progetto avviato in Alto Adige sia stato studiato e valutato con attenzione nelle sue modalità, nei suoi obiettivi e nelle possibili ricadute. Non vogliamo sminuirlo, anzi apprezziamo il fatto che qualcuno abbia scelto di entrare concretamente in un ambito nel quale anche le nostre comunità educative, e la Chiesa stessa, troppo spesso procedono con grande timore. Pensiamo però che occorra andare molto oltre. Possiamo offrire ai giovani strumenti, servizi e informazioni, ma se accanto a tutto questo non ci sono adulti capaci di offrire le proprie competenze, tempo, ascolto, parole e relazioni educative autentiche, rischiamo di rispondere alle domande più immediate lasciando senza risposta quelle più profonde».
E la prevenzione? «È importante, ma non può esaurire un progetto educativo sulla sessualità. La sfida che vediamo davanti a noi è più grande, accompagnare i giovani non soltanto a proteggersi da ciò che può avere conseguenze difficili, ma a scoprire il valore del proprio corpo, la bellezza dell’incontro con l’altro e la responsabilità di un amore che si costruisce. Perché forse ciò di cui hanno più bisogno non è soltanto sapere che cosa evitare, ma incontrare adulti capaci di mostrare loro che esiste qualcosa di bello per cui vale la pena scegliere».





