Le sembrerà strano, ma chi le scrive è una ragazza di 21 anni che ha casualmente letto la sua rubrica. Il mio ragazzo, che ha la mia età, vive in una famiglia dove si litiga in continuazione: i suoi genitori non sanno ascoltare, interrompono in continuazione, vogliono sempre avere ragione. Anche lui fa così quando è in casa sua e finisce per arrabbiarsi senza controllo. A me preoccupa perché non vorrei che anche con me facesse lo stesso. Siamo insieme da tre anni e finora non si è mai comportato male, ma qualche preoccupazione mi rimane. Vorrei sapere un suo parere.

Margherita

– Cara Margherita, mi racconti che su questo tema dialogate spesso, ed è la strada più efficace per affrontarlo. Ti interroghi sul futuro della vostra relazione e tocchi un punto cruciale: il peso che i comportamenti della famiglia di origine esercitano sulle scelte affettive.

Crescere significa anche mettere in discussione modi di fare e abitudini dei genitori, per costruirne di propri. Durante l’adolescenza le ribellioni dei figli colpiscono proprio gli atteggiamenti percepiti come più sgraditi e limitanti. Ma oltre ai tratti più evidenti restano, spesso inconsapevoli, modi di essere che i figli finiscono per riprodurre. In particolare, il modo di gestire le emozioni e di mostrare ciò che si prova.

È su questo terreno che un giovane deve esercitare uno sguardo critico, anche se non è semplice. Lo sguardo della persona amata può diventare un sostegno prezioso, quando c’è disponibilità al confronto, ed è un aiuto che può essere reciproco. «Ciò che hai ereditato dai padri, riconquistalo, se vuoi possederlo davvero», scriveva Goethe. Essere sé stessi, senza recidere il legame col passato, significa rielaborare ciò che arriva dalla famiglia e volerlo fare proprio, reinterpretandolo per trovare il proprio autentico sé.

Getione della rabbia in famiglia. Qualche consiglio