PHOTO
Giotto, L’apparizione al Capitolo di Arles, 1297-1299 circa. Affresco nella Basilica Superiore di San Francesco, Assisi
«La letizia non è un sorrisetto stupido come chi va in giro dicendo che andrà tutto bene. Il termine deriva da “letame” e ha a che fare con la fertilità. La letizia feconda la vita anche nelle situazioni più dure».
Davide Rondoni, presidente del Comitato nazionale per la celebrazione dell’VIII centenario della morte di san Francesco, non usa parole edulcorate per portarci a tu per tu con il santo d’Assisi. Come ha fatto lui nel suo ultimo libro La ferita, la letizia. Faccia a faccia con San Francesco, poeta di Dio e del mondo (Fazi).
Cosa ha scoperto parlando con Francesco?
«Intanto il mio libro non è quello di uno storico o di un monaco. Anche perché non credo che la storiografia sia il modo migliore per stare di fronte a personaggi come questo. Ho scoperto che Francesco è un santo imitabile. Nel guardarlo bisogna avere anche il coraggio di scoprire sé stessi e di vedere che cosa propone alla tua vita. Io ho capito che l’esperienza della povertà di Francesco possiamo farla tutti perché il vero povero è l’amante, cioè colui che ama. Chi ama veramente è povero perché non ama in quanto possiede, ma perché le cose, le persone, la natura sono segno di un Altro. Questa è la povertà».
E cos’altro?
«Ho scoperto che Francesco non è mai da solo. Ha una capacità di amicizia, di compagnia, di fraternità, di perdono continuo. Non si può isolarlo da Ruffino, Leone, Masseo. Francesco sa che il cristianesimo è una vicenda comunitaria non individuale. E ancora si scopre che la sua pace non è quella dell’Onu, pur importante. Quella politica è una tregua. La pace di Francesco, invece, è la resurrezione. Ci dice che, come scrive nel Cantico, si può sostenere “in pace” ogni “infirmitate e tribolazione” perché l’ultima parola sulla vita non è la morte. È per quello che può raggiungere il massimo della povertà, cioè l’amore povero, che può chiamare sorella la morte. Francesco ci dice che io non sono mio e che la morte è la sorella che mi porta al vero padrone di me».
Sono passati ottocento anni eppure sembra di parlare di un contemporaneo. Qual è il segreto di Francesco?
«Secondo me il segreto è che è un uomo commosso. E la commozione è molto contemporanea. È commosso innanzitutto dalla grandezza, dalla grandiosità della vita che sovrasta ogni nostra misura, il nostro orgoglio e anche la nostra considerazione di noi stessi. Dice di Dio “Altissimo e onnipotente” e si commuove perché questa Grandezza è buona. Lui è commosso dal cristianesimo, dal mistero Onnipotente che si è fatto Bambino, che si è fatto vittima innocente morendo in croce e risorgendo».


Davide Rondoni
(Mirco Toniolo Errebi / AGF)Lei parla di un uomo “capovolto” più che rivoluzionario.
«Sto facendo una piccola battaglia per spazzare via la melassa e i luoghi comuni che ci sono attorno alla sua figura. Uno di questi è pensarlo come rivoluzionario. Non è una categoria che gli appartiene. Invece è un uomo capovolto nel senso che sa che le sue radici sono in cielo, che il suo concime è in cielo, che la sua vita è lieta, cioè fertile, nel senso che dicevo prima, perché sa che la vera energia della vita viene dal cielo».
Colpisce anche il rapporto con Chiara. Era un femminista ante litteram?
«Non è che Francesco sia un femminista, il cristianesimo è la più femminista delle visioni del mondo perché Dio viene partorito da una donna. Senza una donna non c’è il cristianesimo, senza il sì, libero, di Maria, non esiste. Il vero fondamento della libertà delle donne è il sì di Maria. Femminista è l’annunciazione, perché lei poteva dire di no e il cristianesimo non sarebbe neppure cominciato. In quanto a Chiara, poi, lei è una ragazza affascinata dalla proposta della vita di Francesco, lo segue è dà una coloritura personale al carisma di Francesco».
Il suo amore per il creato va oltre l’ambientalismo?
«Il Cantico delle creature non è un cantico sulla flora e la fauna, chi lo legge così rimane deluso. È un cantico all’Altissimo e a tutte le creature che sono buone in quanto nate da Lui. Ma Francesco non è un ecologista stupido che pensa che la natura sia buona in sé. Anche l’acqua, per esempio, andate a dirlo in Nepal che è buona. La natura ti regala ottimi tramonti ma anche il tumore al pancreas. Il fatto che sia buona significa che è amabile in quanto creata da Dio».
Francesco, patrono d’Italia, oltre a celebrarlo, riusciamo anche a seguirlo?
«Sono io che ho chiesto che si ripristinasse la festa e sono felice che la proposta sia stata accolta dall’intero Parlamento. Certo è strano che dovesse venire un poeta per chiederlo. Però sono contento di aver regalato un giorno in più di festa agli italiani ma soprattutto che si ricordi che avere un patrono in cielo è più importante che avere dei padroni sulla terra».
Lei è un poeta. Si può capire Francesco senza la poesia?
«Direi il contrario: la poesia si può capire anche grazie a Francesco».









