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Sempre connessi, ma spesso soli. In un mondo dominato dagli smartphone e dalla ricerca di approvazione, la storia di Carlo Acutis lancia una sfida alle nuove generazioni: non vivere da fotocopie, ma fare della propria vita un capolavoro. Nella festa di Tutti i Santi, parliamo di Carlo con Fabrizio Zaggia, 58 anni, suo professore di religione cattolica all'Istituto Leone XIII di Milano.
Che studente era Carlo Acutis?
«Era un ragazzo solare, generoso, sempre sorridente, sempre con la battuta pronta. Questo era Carlo. Ti riempiva di domande, alcune volte sembrava quasi voler perdere tempo ma essendo l’ora di religione è pur vero che si discuteva molto. Nel frattempo, la classe ripassava latino e greco (sorride, ndr). Col senno di poi ho capito che aveva voglia di confrontarsi con una persona adulta che potesse dargli delle indicazioni, aveva un desiderio forte di mettersi in discussione».
Il video realizzato durante il Covid quando Carlo è stato beatificato. All’interno lo spot che aveva realizzato durante il liceo sul volontariato
Che idea aveva della fede e della religione? Di cosa parlavate?
«Quel suo venire alla cattedra chiedendomi- e chiedendoci anche ai colleghi - stimolandoci a metterci a confronto con lui pur essendo solo in IV ginnasio ci stupiva: le domande erano sul valore della felicità e sul valore della vita. Avevamo fatto un lavoro sul volontariato e quindi sulla persona umana nelle sue relazioni. Ecco lì ho visto la frase di Carlo che, poi, sarebbe diventata famosa. “Davanti al sole ci si abbronza, ma davanti all’Eucarestia si diventa Santi”, la frase che amo di più. Nel video Con gli occhi di Carlo, in quell’ultima curva che si vede nel video verso il sole pallido io ci vedo proprio questo: il suo cammino verso l’Eucarestia. Montaggio e musiche: aveva fatto tutto lui, coinvolgendo i suoi compagni. Chi davanti alle quinte chi dietro allo schermo».
Nel frattempo, Carlo è diventato Santo. Che effetto le fa ripensando a lui tra i banchi di scuola?
«Era un ragazzo come tutti gli altri. Come diceva papa Francesco, era il Santo della porta accanto, che ti cammina nel corridoio della scuola. All’inizio ho fatto fatica a crederci, pensando al Santino con l’aureola in testa. Quello del secolo scorso, di cui si sapeva poco. Mi ha provocato sapere che mi avesse camminato accanto, senza farsi accorgere. Senza esibirsi. Era piacevole parlare con lui perché era un ragazzo appassionato, contento e spensierato. Viveva senza comparti: a me, per esempio, non aveva mai detto che andava a Messa tutti i giorni. La sua fede la viveva nei fatti feriali. Metteva in pratica quello che aveva capito, nella carità e nell’aiutare gli altri e lo vedevi anche a scuola perché si faceva prossimo ai più timidi e a quelli più in difficoltà. Portava la fede con i gesti quotidiani, illuminando la vita».


Oggi più che mai si parla di Carlo Acutis, anche nei percorsi di catechismo. Cos’ha da dire alle nuove generazioni?
«Insegnando adesso alla primaria spesso e volentieri vedo che i bambini pensano che il Santo sia quello lontano nel tempo e come modello. Invece, il Santo non è quello senza difetti. Carlo stesso aveva punti di forza e di debolezza a scuola, non prendeva tutti dieci. Quel che conta è che ognuno di noi abbiamo il desiderio di camminare sempre verso Gesù, al di là delle cadute che ci sono sempre. Le ha avute anche San Francesco. Quando chiedo alla classe: “chi vuole diventare Santo?”, la maggioranza alza la mano. Carlo ha la capacità di suscitare una domanda forte nei ragazzi di oggi: come vuoi vivere? Cosa cerchi nella tua vita? E di dirgli: buttati, fatti coraggio. Fatti avanti. Il vero cambiamento parte da te!».
In televisione
Domenica 1 novembre, ore 7.30, Rai Tre, Eva Crosetta in Sulla via di Damasco incontra don Maurizio Mirilli, direttore dell’Ufficio per la Pastorale Universitaria della Diocesi di Roma, per scoprire il messaggio attualissimo di un ragazzo capace di vivere con gioia e autenticità, anche davanti alla prova della malattia e alla prospettiva della morte: “Il Santo dei giovani. Attraverso le testimonianze della madre di Carlo Acutis, Antonia Salzano, e di Rajesh Mohur, collaboratore della famiglia Acutis, riaffiorano i ricordi più intimi di Carlo: la sua fede nell’Eucaristia, la generosità verso i poveri, la capacità di accogliere ogni persona e di trasmettere, con la semplicità dei suoi gesti, una speranza capace di cambiare la vita. Il programma di Vito Sidoti, Eva Crosetta, Emiliano Fiore propone un viaggio emozionante alla scoperta di una vita che continua a illuminare il presente e a ricordarci che la vera rivoluzione, anche nell’era digitale, nasce dal cuore. Regia di Marina Gambini.
Da: Chiara Pelizzon








