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«Mi guarda», si legge all’inizio della prima pagina di La ferita, la letizia. Faccia a faccia con san Francesco, poeta di Dio e del mondo (Edizioni Fazi). «Discretamente, ma non mi lascia. Il minore, il piccolino. Così si fa chiamare. Il ferito. L’uomo della dura letizia».
Le prime righe dell’ultimo libro di Davide Rondoni, poeta, non sono versi. Eppure questo testo andrebbe letto a partire dal posto che le parole occupano. È l’unico modo che abbiamo di entrare in questo mondo popolato da san Francesco e da chi lo ama.
«Sì, mi guarda da sempre attraverso le opere e le storie altrui», racconta Rondoni. «Me lo hanno fatto conoscere i poeti che amo. Mario Luzi e Ungaretti. Ma anche gli artisti che mi hanno spinto dentro il mondo umbro: Giotto, Piero della Francesca, Burri».
Rondoni ha accettato l’incarico di presidente del Comitato nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte del frate «per san Francesco». Un incarico gratuito, svolto con lo spirito di chi vuole creare qualcosa di duraturo senza celebrare nessuno.
«Questo santo non ne ha bisogno, è già tanto amato, siamo noi ad aver bisogno di lui semmai perché lui è semplicemente esplosione di vita».
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