Il segmento tra Assisi e lo Spoleto Ducale, fino all’imbocco della Valnerina, è un viaggio di poco più di 80 chilometri verso sud da suddividere comodamente in quattro giorni di cammino (www.viadifrancesco.it).

Fede e spiritualità

Sulla via di Francesco, dove i nostri passi incontrano i suoi

Sulla via di Francesco, dove i nostri passi incontrano i suoi
Sulla via di Francesco, dove i nostri passi incontrano i suoi

Un’ascesa estetica e spirituale nel cuore verde dell’Umbria (www.umbriatourism.it), dove la memoria francescana si innesta su una natura monumentale disegnata nei secoli dalla sapienza contadina.

Il mio viaggio comincia lasciandomi alle spalle la Città della Pace. Superata la basilica di Santa Chiara, esco da Porta Nuova per una prima tappa di circa 20 chilometri in falsopiano tra i boschi del Monte Subasio e gli ulivi. Superata la Maestà di Mascicone, il sentiero conduce a Spello (www.prospello.it) che mi accoglie col suo monumentale profilo romano e il cuore medievale.

Attraverso Porta Montanara e la scenografica Porta Venere, stretta tra le torri di Properzio, concedendomi una sosta davanti agli affreschi del Pinturicchio nella Cappella Baglioni.

Il Parco naturalistico delle Fonti del Clitunno. Le acque limpide furono cantante da Lord Byron e ispirarono le Odi di Giosuè Carducci.
Il Parco naturalistico delle Fonti del Clitunno. Le acque limpide furono cantante da Lord Byron e ispirarono le Odi di Giosuè Carducci.
Il Parco naturalistico delle Fonti del Clitunno. Le acque limpide furono cantante da Lord Byron e ispirarono le Odi di Giosuè Carducci. (carlos solito)

Da Spello scendo nella pianura di Foligno (www.comune.foligno.pg.it),
oltrepassando il fiume Topino. Nel centro il cielo sopra i palazzi è solcato dal volo radente dei rondoni, il cui stridulo garrire si fonde con la quotidianità dei residenti. In piazza della Repubblica, sosta di rito alla targa che ricorda il luogo in cui Francesco vendette – nel 1205 – le stoffe del padre per ricostruire San Damiano ad Assisi.

La tratta successiva di 13 chilometri sale verso la collina di Trevi. Dopo una sosta a Sant’Eraclio per rinfrescarmi alla fontana del Cinquecento, il sentiero si impenna tra i terrazzamenti finché, in cima alla collina, Trevi (www.treviturismo.it) si apre come un tempio della luce con la chiesa di Santa Maria delle Lacrime. Davanti all’Adorazione dei Magi del Perugino avverto come la bellezza sia necessaria: l’arte dona freschezza e carezze all’anima.

Fede e spiritualità

Sulla via di Francesco, nella valle dell’accoglienza

Sulla via di Francesco, nella valle dell’accoglienza
Sulla via di Francesco, nella valle dell’accoglienza

Nel Complesso Museale di San Francesco (www.museisanfrancescotrevi.com), la storia del santo si snoda lungo le arcate del chiostro. Mi accoglie Simone Cerquiglini (41 anni), il giovane direttore archeologo, che mi guida tra gli affreschi della nascita di Francesco, la Predica agli uccelli e la Cura dei lebbrosi. Simone mi spiega: «La figura di Francesco si moltiplica, rivelandosi come il protagonista di un’epopea dipinta che ha dato identità all’intera cultura dell’Umbria». Nel museo, lo storico dell’arte Carlo Roberto Petrini (51 anni) svela i segreti della Fascia Olivata, territorio candidato Unesco con un milione e mezzo di ulivi. Fuori dall’abitato, in località Bovara, mi fermo davanti all’Olivo di Sant’Emiliano: un patriarca arboreo di 1.700 anni, testimone del martirio del santo nel 304.

Arrampicandomi sopra Trevi, raggiungo l’Eremo di Sant’Antonio Abate (più noto come Eremo delle Allodole): un’oasi sulla roccia dove quattro sorelle vivono in eremitaggio totale, senza comfort e dipendendo dall’acqua piovana. Vengo accolto con una bevanda a base di limone e sambuco. Nonostante non siano sul tracciato, mi concedo un fuori rotta – tre chilometri a valle – per le Fonti del Clitunno (www.fontidelclitunno.it). Lo spettacolo è di un lirismo straordinario: l’area, dominata da maestosi pioppi, è avvolta da una fitta fluttuazione di polline che genera l’effetto di una nevicata primaverile sotto il sole. Qui il mito e il precetto si specchiano: se Virgilio nelle Georgiche cantava l’acqua capace di imbiancare i tori per i trionfi di Cesare, Francesco vi legge l’umiltà di “sorella acqua”, utile, preziosa e casta. È lo stesso specchio limpido che placò lo spirito di Lord Byron e che Giosuè Carducci celebrò nelle sue Odi.

Una veduta dal basso della città di Spoleto.
Una veduta dal basso della città di Spoleto.
Una veduta dal basso della città di Spoleto. (carlos solito)

Sotto Poreta, con le mura del fortilizio medievale, il cammino tra i sentieri della Fascia Olivata (www.sentierinellafasciaolivata.it) riparte dalla fontanella di San Cristoforo. Supero la località Osteria e, dopo una sosta a Bazzano Superiore, scendo verso il castello di Eggi. Sul sentiero, visito la chiesa di San Giovanni Battista con gli affreschi (1527-1532) di Giovanni Di Pietro detto Lo Spagna, prima di entrare a Spoleto (www.visitspoleto.it), dove nella chiesa di San Sabino, nel 1205, si consumò la svolta della vita di Francesco: il “Sogno”. Il futuro santo era un giovane ambizioso, bardato di ferro e diretto alla guerra in Puglia in cerca di gloria. Quella notte, una voce misteriosa scardinò le sue certezze domandandogli se fosse più utile seguire il padrone o il servo. Compresa la lezione – l’inutilità di servire i re della terra anziché il Re dei Cieli – il giovane girò il cavallo e tornò ad Assisi. Affacciandomi dal belvedere, capisco l’emozione della sua frase: Nihil iucundius vidi valle mea spoletana, “Nulla di più giocondo ho visto della mia valle spoletana”. In piazza del Duomo la cattedrale (www.cattedraledispoleto.it) si staglia con la facciata romanica a otto rosoni; all’interno – oltre al grande affresco absidale dell’Incoronazione della Vergine – nella cappella delle Reliquie l’emozione si fa palpabile davanti alla lettera autografa di Francesco a frate Leone, un minuscolo frammento di pergamena intriso di tenerezza materna.

Da Spoleto comincia la quarta tappa (16,5 km), la più montuosa, che conduce a Ceselli. Lascio la città attraversando a piedi il Ponte delle Torri, un acquedotto titanico sospeso a 80 metri che unisce la Rocca Albornoziana ai boschi. Risalgo verso l’Eremo di Monteluco (www.conventomonteluco.org), oasi di lecci secolari. All’ingresso incontro Thomas Nietzsche (58 anni), viandante di Düsseldorf che sta percorrendo tutti i cammini sacri d’Europa: «Monteluco restituisce il senso del viaggio. Sotto questi alberi si ritrova il valore del silenzio.

Superata la Forca di Castel del Monte, il sentiero scende verso la valle del Nera, giungendo infine a Ceselli.