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Si affaccia di nuovo dalla finestra del palazzo apostolico. La stessa dalla quale, esattamente una settimana fa, aveva annunciato di avere un nodulo al polmone e di doversi sottoporre a un’operazione. E le sue prime parole sono quelle solite: «Cari fratelli e sorelle, buona domenica». Papa Leone saluta con la mano e con il sorriso la folla che, in piazza San Pietro e al bordo dell’emiciclo, ha gli occhi puntati su di lui.
Ringrazia quanti «in questi giorni hanno pregato per me. Ho sentito davvero il vostro sostegno, grazie». Particolare «riconoscenza» poi esprime «ai medici, agli infermieri e a tutto il personale del policlinico Gemelli. Questa esperienza mi ha fatto provare in modo particolare», aggiunge, «la vicinanza a quanti attraversano la malattia e una condizione di infermità».
Il Pontefice, inoltre ribadisce che «superata questa fase delicata, come sapete, adesso riprenderò gradualmente le mie attività sempre con l’aiuto di Dio e delle vostre preghiere. Grazie ancora, grazie a tutti».
Prima aveva ricordato la Giornata missionaria mondiale arrivata alla centesima edizione e aveva spiegato il Vangelo di Matteo, quello del «Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» spiegando che «è importante collocare» il discorso di Gesù «nel contesto in cui fu originariamente pronunciato. L’evangelista Matteo descrive una situazione ostile verso Gesù: i farisei si radunano per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi». E allora decidono di interrogarlo su una questione controversa, quella se fosse lecito o no pagare le tasse. «La risposta del Maestro è astuta, perché lo tiene fuori dalla trappola e smaschera l’ipocrisia di chi vuol farlo cadere. Chiede loro la moneta del tributo, cioè un denaro. Quelli gliela danno, e Gesù dice: “Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?”. Gli rispondono: “Di Cesare”. Allora afferma: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”». Questo episodio rivela, aveva spiegato il Pontefice, «un Dio che non teme la storia e viene invece ad abitarla. Il suo Regno non toglie le cariche e le responsabilità umane. Chiede però di vivere senza compromessi, liberi da cattive ambizioni e ingiusti interessi, anteponendo a tutto il Regno di Dio e la sua giustizia». E allora l’elogio finale delle stesse persone che avevano intenzioni non buone e che invece dicono: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno», ci dice, ha concluso il Pontefice che è «questo il profilo di chi “rende a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”: essere veritieri, senza soggezione e ipocrisia, liberi per il bene».



