«Uno sguardo nuovo: prestare attenzione nell’era del clickbait». È il tema che papa Leone ha scelto per ha scelto per la 61ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si celebrerà nel 2027.

Ma che cos’è il clickbait e perché il Papa lo critica?

In inglese significa alla lettera “acchiappaclick” e allude al tipo di comunicazione suggestiva che in Rete e sui social si fa al solo scopo di convincere l’utente ad aprire un link per aumentare l’afflusso di visitatori su un canale.

Se la visibilità online è ormai una necessità per chiunque debba veicolare per quella via un qualche tipo di informazione, da un lato per arrivare all’utente dall’altro per avere una massa critica sufficiente a raggiungere una raccolta pubblicitaria, cosa che spesso consente a un sito pubblico, specie se ad accesso gratuito, di sostenersi, dall’altro un approccio clickbait, va oltre la semplice ricerca di un pubblico da fidelizzare: implica un acchiappare click fine a sé stesso, facendo leva sull’emotività anche a costo di ingannare, poco o tanto l’utente, producendo contenuti carichi di sensazionalismo e poveri di contenuto solo per aumentare velocemente gli accessi al sito.

È una dinamica che sfrutta anche l’abitudine degli utenti a “scrollare” ossia a scorrere velocemente i social network, magari anche dando un segnale di gradimento a contenuti che si sono aperti fugacemente o di cui sono letti solo i titoli, senza soffermarsi e senza andare a fondo di nulla. Andrea Lamperti, Senior Advisor dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano, indica così i segnali spia di un contenuto meramente “clickbait”:

  1. Titoli sensazionalistici: frasi come “Non crederai ai tuoi occhi” o “Questo trucco è così semplice che sembra impossibile” sono progettate per attirare l’attenzione con dichiarazioni fuori dall’ordinario;
  2. Informazioni incomplete o ambigue: i titoli spesso evitano di rivelare dettagli cruciali, lasciando la vera risposta nascosta nel contenuto;
  3. Uso di superlativi ed emozioni forti: parole come “incredibile”, “shockante”, “straordinario” sono pensate per evocare emozioni intense e immediate;
  4. Elementi visivi provocatori: immagini accattivanti, talvolta fuori contesto, contribuiscono a catturare l’attenzione dell’utente».
Pope Leo arrives for a meeting with authorities, members of civil society and the diplomatic corps at the Elysee Palace in Paris as part of his four-day apostolic journey to France, September 25, 2026. REUTERS/Sarah Meyssonnier
Pope Leo arrives for a meeting with authorities, members of civil society and the diplomatic corps at the Elysee Palace in Paris as part of his four-day apostolic journey to France, September 25, 2026. REUTERS/Sarah Meyssonnier
Pope Leo arrives for a meeting with authorities, members of civil society and the diplomatic corps at the Elysee Palace in Paris as part of his four-day apostolic journey to France, September 25, 2026. REUTERS/Sarah Meyssonnier (REUTERS)

«L'economia dell'attenzione», si legge nel comunicato del Dicastero della Comunicazione della Santa Sede, che spiega la scelta del tema, «con la sua lotta per pochi istanti di interesse nel flusso rapido e interminabile di contenuti, sta trasformando non solo le nostre capacità cognitive ma anche la profondità della nostra comunicazione interpersonale. Siamo chiamati a una conversione dello sguardo, a guardare di nuovo, con attenzione e con amore. Solo così riusciremo a vedere il mondo, gli altri e anche noi stessi come ci vede Cristo: chiamati per nome e amati. La nostra comunicazione cambia quando il nostro sguardo sceglie di incontrare l'altro anziché giudicarlo. La mancanza di una vera attenzione, alimentata dalla cultura digitale, ci ha abituati a una routine di reazioni immediate, a una superficialità delle relazioni, a una facilità nell'etichettare e rifiutare gli altri. L'attenzione è invece una preziosa forma di generosità: attenzione viene da ad-tendere, protendersi verso l'altro e verso il vero».

Il tema dei rischi di una perdita di senso critico riecheggia alcuni passi della Magnifica Humanitas, in cui Leone XIV ha scritto: «Se non siamo attenti, può prendere forma un sistema educativo senza amore per la verità, in cui il flusso incessante di informazioni sostituisce l’esercizio della ricerca, della riflessione e del discernimento. Si moltiplicano conoscenze frammentarie, ma diventa più difficile cogliere la realtà nel suo insieme, porre domande di senso, sviluppare un autentico pensiero critico e creativo. Molti educatori avvertono già i segni di una possibile disumanizzazione, in cui le persone “sanno molte cose” ma faticano a dare un orientamento alla propria vita, anche a causa dell’incapacità di connettere le informazioni e le conoscenze, e di non perderne l’orizzonte di senso. Occorre promuovere una vera igiene dell’attenzione: ritmi che prevedano silenzio, studio approfondito, lettura, confronto ponderato; senza questi elementi la libertà interiore può risultare compromessa».

Una opinione pubblica informata e non manipolata è del resto imprescindibile per la salvaguardia delle istituzioni democratiche.

Al capoverso 217 dell’ultima enciclica il Papa aveva scritto: «Vivendo immersi in flussi incessanti di informazioni, opinioni, immagini, sappiamo quanto sia facile orientare decisioni e preferenze attraverso algoritmi sempre più raffinati. In questo scenario è importante custodire un cuore che ama la verità, che desidera ciò che è giusto più dei contenuti di maggiore richiamo, che cerca la sapienza più dell’impatto immediato».

Il clickbait fine a sé stesso e all’arricchimento di un sito, se si limita a catturare l’attenzione per veicolare informazioni futili o contenuti “vuoti”, è negativo per l’utente perché lo manipola in qualche modo inducendolo a perdere tempo su contenuti che non lo meritano, ma non è propriamente pericoloso. Lo diventa eccome, però, quando si usa il sensazionalismo per diffondere notizie false, per esempio in tema di salute, o peggio quando, con analoga modalità si agisce sulla curiosità o sull’emotività della persona, per indurla con l’inganno (si pensi ai finti sms e mail che riconducono falsamente a banche facendo leva sul timore di addebiti non intenzionali) a cliccare su link “malevoli” che contengono truffe o espedienti per carpire dati sensibili. In questi casi siamo oltre il “clickbait” e si sconfina in altri comportamenti che hanno nomi specifici e in ogni caso nel reato. Ma il confine può essere incerto, perché in questi casi il “clickbait” resta l’espediente, la modalità, che si usa per catturare l’attenzione e raggiungere lo scopo criminale.