Due popoli due Stati per arrivare alla pace in Terra Santa. È quello che papa Leone XIV ha ribadito con fermezza sul volo che lo ha portato dalla Turchia al Libano, seconda tappa del suo viaggio. Questa per il Pontefice è e resta la via maestra per porre fine al conflitto israelo‑palestinese: «La Santa Sede già da anni sostiene questa prospettiva; sappiamo che attualmente non viene accolta da Israele, ma è l’unica soluzione che, a nostro avviso, può offrire una chance concreta di pace».

Il Pontefice non ha parlato in termini di condanna o schieramento: Noi siamo anche amici di Israele e cerchiamo con le due parti di essere una voce mediatrice che possa aiutare ad avvicinarci a una soluzione con giustizia per tutti. Ho parlato di questo con il presidente Erdogan, lui certamente è d’accordo con questa proposta. La Türkiye ha un ruolo importante che potrebbe giocare in questo»

Anche sull’Ucraina il giudizio è stato netto: «Speriamo che il presidente Erdogan… possa aiutare a promuovere il dialogo, il cessate il fuoco e vedere come risolvere questa guerra». Un percorso già avviato negli scorsi mesi, quando Ankara aveva facilitato i primi contatti tra Kiev e Mosca.

Davanti agli 81 giornalisti presenti sul volo papale, il Pontefice ha sorriso, lasciando intravedere la gioia di queste giornate turche: «Sono felice di salutarvi, spero che abbiate avuto delle belle giornate in Turchia come me. Penso che sia stata una esperienza meravigliosa».

Un viaggio intenso, segnato da incontri ecumenici, dialogo interreligioso e un forte richiamo alla pace in Medio Oriente e in Ucraina. Il Papa ha espresso la sua gratitudine a quanti hanno preparato la visita, a cominciare dal nunzio e dai collaboratori, ma anche dalle istituzioni turche: «Ringrazio il governo della Turchia, il presidente Erdogan e le tante persone che lui ha messo a disposizione… Penso che sia stato un grande successo».

La prima ragione del viaggio, ha ricordato il Santo Padre, era la commemorazione del 1700° anniversario del Concilio di Nicea: «Abbiamo avuto una celebrazione magnifica, molto semplice, ma anche profonda… per commemorare il grande evento dell’accordo di tutta la comunità cristiana e la professione di fede».

Una celebrazione che ha trovato il suo culmine nella Divina Liturgia presieduta domenica mattina a Istanbul con il patriarca Bartolomeo I nella festa di Sant’Andrea: «È stata una celebrazione meravigliosa. Spero che tutti voi abbiate vissuto la stessa esperienza».

Parlando più in generale del ruolo internazionale del Paese, papa Leone XIV ha evidenziato la sua capacità, pur tra difficoltà e contraddizioni, di essere ponte: «La Turchia è un Paese a maggioranza musulmana con numerose comunità cristiane. È un esempio di ciò che cerchiamo nel mondo: al di là delle differenze religiose, etniche e culturali, le persone possono vivere in pace».

Il Papa ha rivelato anche un orizzonte futuro, nato dal colloquio ecumenico di Nicea. «Ieri mattina abbiamo parlato di futuri incontri possibili. Uno sarebbe nell’anno 2033, duemila anni della Redenzione, della Resurrezione di Gesù Cristo».

Un sogno condiviso: «È stata accolta l’idea… La possibilità è di celebrare per esempio a Gerusalemme nel 2033 questo grande evento della Resurrezione». Un cammino lungo, ma iniziato: un pellegrinaggio verso ciò che unisce i cristiani prima di ciò che li divide.