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Entra nella «città di Maria» benedicendo prima le persone più fragili. Papa Leone sceglie di incontrare il cosiddetto “Tempio della carità” prima ancora di rendere omaggio alla Madonna all’interno del Santuario. Ascolta le testimonianze di chi viveva per strada e ha trovato qui rifugio e conforto, di genitori che hanno dato la disponibilità a prendersi cura di bambini con bisogni speciali - un piccolo nato senza arti e una bambina alla quale erano stati dati pochi mesi di vita e che ha già compiuto quattro anni - di una mamma che ha cercato di sottrarsi a una relazione tossica e che ora riesce a vivere con la sua secondogenita in una casa famiglia gestita dalla diocesi. «Oggi, Padre Santo, il benvenuto Glielo dà una rappresentanza di bambini, di ragazzi e di adulti accolti nelle diverse Opere, che fanno corona al Santuario, nelle quali si attua una pedagogia intrisa di umanità, di fede, di amore, di preghiera», spiega l’arcivescovo prelato di Pompei e delegato Pontificio del Santuario, monsignor Tommaso Caputo. «Queste Opere», spiega a papa Leone, «sono sorrette dalla silenziosa dedizione delle suore domenicane Figlie del Santo Rosario di Pompei, fondate dai coniugi Longo nel 1897, dai Fratelli delle Scuole Cristiane, a Pompei dal 1907, da famiglie collegate a diversi movimenti ecclesiali, dagli aderenti all’Ordine di Malta, alle Misericordie, ad associazioni di volontariato». Si tratta di «una stupenda comunione di carismi a servizio di persone ferite da situazioni di disagio sociale e bisognose di sostegno materiale e spirituale».
Il Papa ascolta e si intenerisce. Si alza dalla sedia e scende a baciare genitori e bambini. Stringe mani e accarezza. E anche le sue parole arrivano come un balsamo. «Grazie per quello che fate», li incoraggia. Aggiungendo: «Questo è un luogo di grazia, in cui la Madonna del Rosario e San Bartolo riuniscono uomini e donne di ogni età, provenienza e condizione, per portarli all’unica Fonte di quell’amore universale che solo può dare al mondo serenità e concordia: per portarli a Dio».
Ricorda che «San Bartolo Longo, che ho avuto la gioia di canonizzare il 19 ottobre scorso», chiamava Pompei «”luogo dell’amore che scalda il cuore”, “trionfo di fede e carità”: virtù che definiva “due ali congiunte in un medesimo volo”. Tale realtà è ancora ben viva e visibile. Qui, nelle Opere del Santuario, si sperimenta ogni giorno la potenza della Risurrezione di Cristo che, nell’amore, rigenera i cuori alla vita buona del Vangelo. Qui il “Tempio della Carità” e il “Tempio della Fede” si sostengono a vicenda». Spiega che «la preghiera alimenta l’accoglienza, l’affetto, il servizio e l’impegno generoso di tanti, nei Centri educativi, nelle Case Famiglia, alla Mensa per i poveri, intitolata a Papa Francesco. E l’amore compie miracoli che vanno ben oltre ogni sforzo e aspettativa: nelle membra di chi soffre e ancora di più nelle anime».
Bartolo Longo, ricorda papa Leone, quando arrivò nella Valle di Pompei «vi trovò una terra afflitta da tanta miseria, abitata da pochi contadini molto poveri, funestata dalla malaria e dai briganti. Egli seppe vedere, però, in tutti, il volto di Cristo: nei grandi e nei piccoli, e in particolare negli orfani e nei figli dei carcerati, a cui fece sentire, con la sua tenerezza, il palpito del cuore di Dio». E, a chi prediceva per i figli la stessa sorte dei genitori rispondeva che «l’amore può spingere al bene anche i ragazzi più difficili e che, in ogni campo d’azione, solo la carità assicura vittorie certe, grandi e definitive. Aveva ragione, e lo ha dimostrato facendo di questo luogo, con fede e con impegno, un centro di vita cristiana e di devozione a Maria Santissima conosciuto in tutto il mondo».
Alla base di tutto Bartolo Longo metteva «il Santo Rosario. Posto simbolicamente a fondamento del Santuario e della città, esso è il motore nascosto che rende possibile tutto il resto», sottolinea il Papa. E per questo raccomanda «perciò a tutti voi di tenere sempre viva e di diffondere questa antica e bellissima devozione, grazie alla quale, contemplando i Misteri della vita di Gesù con gli occhi semplici e materni di Maria, “quanto Egli ha operato” penetra nei nostri cuori e trasforma la nostra esistenza».
A tutti quelli che sono impegnati nelle opere di carità, inoltre lascia un programma di vita da seguire: «Essere uomini e donne di preghiera, per riflettere, come specchi tersi e umili, la luce che viene da Dio. Così alimenterete, con gesti e parole, la fiamma d’amore che San Bartolo ha acceso e sarete, nel servizio, nel dialogo e nella vita di fede, modelli credibili e guide sapienti per questa meravigliosa gioventù».
Ai bambini, ai ragazzi, ai giovani raccomanda «di avere fiducia in chi, con amore, si prende cura della vostra crescita, e ancora di più – e sempre nella vostra vita – di confidare in Gesù, il Figlio di Dio, crocifisso e risorto, che ci salva e ci libera, l’Amico che non ci abbandona né ci respinge mai, il Fratello che ci comprende e che cammina sempre con noi. Lasciatevi coinvolgere e spingere dalla gioia che viene dalle sue parole e dai suoi esempi, e annunciatela a tutti. Il nostro mondo ne ha tanto bisogno, e voi, che ben la conoscete, potete esserne, con la vostra freschezza, i testimoni più convincenti».




